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Donne che resistono: quattro storie di chi ha deciso di reagire alla tragedia del terremoto

Immagine di copertina

Assunta, Antonietta, Patrizia e Valentina sono le protagoniste del lungometraggio documentario “Io prometto”, prodotto nelle zone del Centro Italia colpite dai terremoti, attraverso una campagna di finanziamento dal basso.

Le storie di Patrizia, Assunta, Antonietta e Valentina formano il tessuto narrativo del lungometraggio “Io prometto”: quattro donne e una promessa, quella di restare nella propria terra nonostante i grandi cambiamenti e perdite causate dal terremoto. Il documentario, scritto e diretto da Cecilia Fasciani, è supportato da una specifica campagna di crowdfunding, attualmente in corso e lanciata sulla piattaforma ProduzioniDalBasso, per sostenere i costi di produzione e distribuzione.

I giovani filmmakers si sono spostati a bordo di un camper tra L’Aquila, Ussita e Campotosto per raccogliere ed ascoltare le storie delle protagoniste. Una crew giovane e di qualità, formata dal direttore della fotografia Giovanni Fania, l’assistente alla regia e alla produzione Matteo Mabilia, l’operatrice di ripresa Valérie Hubert, il tecnico del suono Giovanni Sfarra.

La narrazione ruota attorno alle vicende delle quattro protagoniste, alle loro forme di resistenza quotidiana, alle loro memorie, alle loro amicizie; come hanno reagito e continuano a reagire alla tragedia, perché hanno deciso di restare, come hanno lottato e continuano a lottare ogni giorno. Inoltre, verrà raccontato come hanno creato reti di solidarietà tra i paesi e le città colpite dai sismi, come vengono promossi incontri, raccolte fondi, dibattiti. Esperienze che sono nate anni fa o solamente l’anno scorso, ma che tutte sono in continuo divenire.

Assunta Perilli, la cui bottega nacque dopo il ritrovamento dell’antico telaio in legno di nonna Assunta. Dopo essersi conquistata la fiducia delle donne anziane del suo paese, Campotosto, impara da loro l’arte del mestiere della tessitura di alta montagna, che fu per molte generazioni motivo di sostentamento economico per il paese. Apre così la “Fonte della tessitura”, ma il terremoto ha messo in pericolo tutto questo. Assunta ha lottato ogni giorno per ottenere una sede provvisoria per la sua attività, non abbandonando il suo paese, sede che finalmente è stata inaugurata il 2 dicembre.

Antonietta Centofanti, rappresentate del Comitato familiari delle vittime della casa dello studente, che si è battuta nei diversi processi che riguardavano la cittadinanza tutta negli anni post sisma, così come nelle numerosissime lotte cittadine per una ricostruzione trasparente e dal basso. “Una donna che non si è mai arresa, con convinzione e la giusta dose di arroganza, quella necessaria a fare rumore, a farsi quantomeno sentire. Tanti anni spesi alla ricerca di giustizia per il crollo della Casa dello Studente, e oggi Antonietta è attiva in molti comitati cittadini e continua la sua lotta, che poi è quella di tutte e tutti”, spiega la produzione.

Patrizia Vita, imprenditrice, aveva un Bed&Breakfast nella sua casa dal nome “La casa dell’Ortigiana”, dalla fusione dei nomi di “orto” e “artigiana”. Le piaceva ospitare persone che amassero la condivisione degli spazi, lo stare insieme, la natura e in particolare la montagna. Dal terremoto del 30 ottobre 2016 la struttura non esiste più, ma Patrizia c’è ancora. “Non lasceremo mai sola questa terra. Qui mi sento a casa, e possiamo ricostruire questo posto nel migliore dei modi possibili, insieme” spiega.

Valentina Valleriani è stata ed è sempre in prima fila con le sue “compagne di strada” per la costruzione di “progetti altri” e “reti di solidarietà”. Tante lotte e conquiste per portarli avanti e ottenere finalmente uno spazio per la sede della Casa delle Donne dell’Aquila. “Anche la necessità di un bisogno può diventare aspirazione, nel momento in cui si presenta”, racconta alle telecamere, “e io continuerò a portare avanti il mio impegno, con le altre donne di questa città”.

Come sostenere il progetto

“Io prometto” è un progetto indipendente e completamente autofinanziato. Non ha ancora ricevuto alcun patrocinio o sostentamento economico da parte di enti o istituzioni.

Ma vuole essere di più. Vuole essere un documentario coraggioso, con alla base il coinvolgimento e la partecipazione del pubblico. “Per questo motivo abbiamo bisogno del supporto delle persone che, direttamente o indirettamente, possano essere coinvolte e credere in questo progetto”, spiega la produzione. Tutte le informazioni sono sulla piattaforma di Produzionidalbasso.com e sul sito www.ioprometto.com.