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Una donna è stata risarcita con 10milioni di euro perché suo figlio “non sarebbe dovuto nascere”

La donna ha ottenuto il risarcimento per la mancata diagnosi secondo la quale risultava portatrice di emofilia, una malattia ereditaria che si è presentata nel suo bambino

Immagine di copertina
Corte suprema britannica, AFP

Una donna inglese di nome Omodele Meadows ha ottenuto un risarcimento di quasi 10 milioni di euro dalla Corte Suprema del Regno Unito, per la mancata diagnosi – in fase di gestazione – di una grave malattia che è stata poi rintracciata nel figlio che ha messo al mondo e che la donna “non avrebbe fatto nascere” se ne fosse stata a conoscenza.

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Il bambino, nato nel 2011, soffre di emofilia, una particolare malattia genetica ereditaria che pregiudica il normale processo di coagulazione del sangue. Il paziente affetto da questa malattia, di conseguenza, è soggetto a emorragie prolungate, anche dopo banali traumi o tagli della pelle.

Nel 2006, la donna, venuta a conoscenza di un caso simile in famiglia che riguardava il nipote, aveva deciso di effettuare dei test genetici per assicurarsi che non ci sarebbero stati rischi durante un’eventuale gravidanza.

In quell’anno il medico di base le aveva prescritto un test per le malattie del sangue, ma questo test identifica se una persona è affetta dalla patologia, non è invece in grado di stabilire se è il soggetto è portatore dei geni malati.

Così, quando le vennero consegnati i risultati, il medico assicurò che i valori erano nella norma, e la donna fu indotta a credere che nessun eventuale figlio avrebbe sofferto della malattia.

Se la donna avesse eseguito un test genetico si sarebbe accorta di essere portatrice del gene, e avrebbe effettuato un test del Dna fetale, per verificare la presenza della malattia nel feto. Omodele Meadows ha inoltre spiegato che se avesse scoperto che il nascituro  avrebbe sofferto di emofilia, avrebbe scelto di interrompere la gravidanza.

Le condizioni del bambino oggi sono gravi, e sono state peggiorate anche dalla diagnosi di autismo avvenuta nel 2015. Condizione che rende ancora più complicato gestire l’emofilia, perché il bambino che non riesce ad avvisare i genitori quando sanguina e questo rende difficile ai genitori fornirgli il trattamento adeguato.

Il bambino non sarà mai in grado di affrontare da solo la propria malattia e decidere delle medicazioni, non avrà mai un lavoro e non sarà mai indipendente.

Il giudice ha deciso di risarcire la donna per entrambe le patologie del figlio, per un totale di 9 milioni di sterline, anche se molti hanno fatto notare che il test eseguito dalla donna riguardava solo l’emofilia, e non l’autismo.

“Non è facile per nessuna donna affermare che suo figlio non sarebbe dovuto nascere”, ha detto il giudice, che non mette in discussione l’amore della donna per il bambino.

“Lei avrebbe semplicemente cercato di evitare di portare nel mondo un bimbo affetto da emofilia, conoscendo la sofferenza che porta questa patologia. Questo bambino è davvero amato e seguito, ma il peso di prendersi cura di lui è molto più grande di quello per un bambino ‘normale’ e sano, e va al di là del semplice onere finanziario. Non dubito che l’obiettivo primario di questa richiesta sia garantire al figlio una vita migliore”, ha concluso.