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Il controverso caso di Cyntoia Brown, all’ergastolo per aver ucciso il suo violentatore

Dal 2004 questa ragazza del Tennesse vive in carcere scontando la pena prevista per aver voluto liberarsi del suo aguzzino

Immagine di copertina
cyntoia brown

Era il 2004 e Cyntoia Brown aveva appena 16 anni quando fu costretta a prostituirsi con un uomo di 43, Johnny Mitchell Allen, un agente immobiliare di Nashville, nel Tennessee, Stati Uniti, divenendo il suo oggetto sessuale.

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Dopo gli abusi subiti, la giovane si ribellò, prese una pistola calibro 40 trovata in casa dell’uomo e lo colpì alla nuca, uccidendolo.

Nonostante il fatto che Cyntoia avesse alle spalle una storia di soprusi sessuali lunga tre generazioni e fosse caduta giovanissima nelle mani dei trafficanti di sesso, la ragazza venne dichiarata colpevole di omicidio di primo grado e rapina, e il procuratore distrettuale del Tennesse la condannò all’ergastolo con la possibilità di essere ammessa alla libertà vigilata solo a 67 anni.

La storia di questa ragazza ha fatto molto discutere specialmente dopo il caso Weinstein, il famoso produttore di Hollywood finito al centro del maxi scandalo sessuale. È stato un documentario del regista Daniel Birman girato nel 2011 a porre l’attenzione sulla storia della 16enne.

Un film durissimo che racconta attraverso la testimonianza in prima persona della ragazza gli abusi fisici e sessuali subiti: “non aveva scappatoie” ha spiegato Birman in una recente intervista alla rete locale Fox17 Nashville. “Nata e cresciuta in una famiglia dove le violenze sessuali si sono ripetute per tre generazioni”, ha raccontato il regista.

La Brown non si è comunque data per vinta e dal carcere ha ottenuto la laurea diventando una consulente del tribunale dei minori.

Negli ultimi anni Cyntoia Brown ha lavorato al programma di istruzione per i detenuti, diventando una guida per altre ragazze.

La condanna all’ergastolo ha però spezzato il sogno di un futuro ed in tanti ora chiedono la sua liberazione.

Durante il processo del 2004 Cyntoia raccontò nei dettagli ai giudici come il suo aguzzino la picchiasse, soffocasse e stuprasse regolarmente anche con una pistola. E i suoi avvocati cercarono invano di spiegare che erano stati proprio quei traumi a farle impugnare la pistola. Ma non ci fu nulla da fare, la sentenza venne confermata.

Da allora Cyntoia Brown vive nel carcere del Tennesse, ma adesso la sua storia sta facendo il giro del mondo, spinta da una campagna social sposata da attrici e cantanti che, attraverso l’hashtag #FreeCyntoiaBrown, chiedono la sua scarcerazione.

Nonostante per lei si siano mosse personalità del calibro di Kim Kardashian, Rihanna e Cara Delevingne, Jeff Burks, il procuratore distrettuale che ha stabilito la condanna, ha precisato: “Non è solo una donna che ha commesso un errore. Era una persona molto pericolosa, le scelte erano le sue: non dimentichiamoci il suo crimine”.

Intanto la mobilitazione non si ferma: oltre all’ondata di post sui social, la richiesta di grazia per Cyntoia ha già raggiunto 220mila firme su 250mila necessarie.