Me

Il momento in cui Duterte ha cantato una serenata a Donald Trump

Il presidente filippino si è esibito in una performance canora davanti a Trump durante una cena di gala organizzata in suo onore a Manila. Vi mostriamo il video

Immagine di copertina
Donald Trump insieme a Rodrigo Duterte. Credit: ATHIT PERAWONGMETHA

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è attualmente impegnato nel suo tour istituzionale in Asia, durante il quale ha incontrato i leader di Giappone, Corea del Sud, Cina e Vietnam. Domenica 12 novembre è giunto nelle Filippine per il meeting annuale tra gli Stati Uniti e l’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN).

Questa notizia puoi leggerla direttamente sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come

Prima, però, ha incontrato il presidente filippino Rodrigo Duterte ad una cena di gala, durante il quale quest’ultimo si è esibito nelle vesti di cantante e ballerino.

Ad un certo punto, durante l’evento, Duterte ha preso in mano il microfono e ha iniziato a cantare la hit filippina Ikaw (che in italiano significa “tu”), a fianco della star locale Pilita Corrales. Si tratta di una vera e propria canzone d’amore, che al suo interno contiene parole come “tu sei la luce del mio mondo, la metà del mio cuore”.

“Signore e Signori, canto su ordine esplicito del comandante in capo degli Stati Uniti”, ha detto Duterte, ripreso in un video girato da Karen Jimeno, una sottosegretaria del dipartimento di opere pubbliche e autostrade delle Filippine.

Ikawa, cantata dalla cantante pop Yeng Constantino, è la hit preferita del presidente filippino. Uscita nel 2014, ha totalizzato più di 65 milioni di visualizzazioni su YouTube.

Il presidente filippino è sempre stato una figura controversa nella scena politica internazionale. Si è contraddistinto per il suo linguaggio crudo e volgare, ma l’aspetto più problematico riguarda la sua battaglia contro la droga. Duterte è stato duramente criticato dalla Commissione dei Diritti Umani delle Filippine e da Amnesty International, per aver tollerato omicidi extra-giudiziari, presumibilmente perpetrati dai cosiddetti Squadroni della Morte, ovvero nuclei di vigilantes privati.

L’organizzazione non governativa Human Rights Watch ha più volte invitato Duterte a sopprimere queste organizzazioni, ma il presidente non si è mai detto disposto a cambiare la sua politica contro la droga, ammettendo di aver addirittura ucciso personalmente dei sospetti criminali, quando era ancora sindaco di Davao.