Me

Gli occhi pieni di tutto

Un racconto estratto dal libro "Lo straniero sei tu", di Ilaria Stringa

Immagine di copertina
Credit: MAHMUD TURKIA

Vedi di nuovo davanti a te gli occhi di tuo padre, quando gli hai detto che avresti intrapreso il viaggio. “Parto”, hai detto, nient’altro, ed è stato sufficiente. Con il suo sguardo senza parole e senza lacrime ti ha fatto capire che lo sapeva già, attendeva solo il momento in cui glielo avresti detto. Partire voleva dire lascarlo lì, da solo, ormai senza più nessuno. Metà della famiglia è rimasta uccisa in un attentato. Caduti in una battaglia che non era la vostra. Gli altri tuoi tre fratelli, sopravvissuti all’attentato, sono partiti per l’Europa. Caduti nel fondo del Mediterraneo.

Siete rimasti tu e tuo padre. Ma puoi impedirti di lottare per vivere la vita che sogni? Puoi rassegnarti a sopravvivere finché si può in un paese che non ti dà futuro?

Non puoi. E allora sei partito.

Un genitore vorrebbe avere sempre i propri figli al suo fianco, ma dev’essere abbastanza saggio da lasciarli andare per rincorrere la loro vita. E dev’essere molto fiero di vedere quanto son disposti a lottare per costruirsela’. Questo ha detto tuo padre ai tuoi fratelli, quando è stato il loro turno di partire.

Con te è rimasto in silenzio.

(…)

Rivedi tutto il viaggio. Momenti di straordinaria solidarietà umana che non dimenticherai mai. Sul camion che attraversava il deserto hai sentito il tuo vicino privarsi di gocce d’acqua della sua preziosa riserva per versarle sulle tue labbra quasi spente, e riportarti alla vita. Hai visto un ragazzo dividere la sua razione di cibo con un compagno di viaggio più anziano, mai visto prima. Hai visto riaccendersi la speranza nelle persone, con la sola forza di sguardi di incoraggiamento e sorrisi tirati ma pieni di coraggio, quando cibo e acqua erano finiti per tutti.

E hai visto persone abbandonate nel deserto ormai prive di vita, e corpi buttati giù dal barcone sul Mediterraneo come si fa con i sacchi di zavorra di una mongolfiera per volare più in alto. Solo che voi non siete poi andati più su, né più veloci. E ogni volta una litania funebre ha accompagnato il defunto, uomini senza nome di cui non ti dimenticherai.

Hai visto lo sgomento negli occhi dei tuoi vicini, di fronte a quel guscio di legno, unica possibilità per superare il mare. Sono salite circa cento persone, uomini e donne come te pieni di stanchezza e speranza, disposte a giocarsi il loro unico bene -la vita- sulla ruota di una roulette che gira con regole dettate da altri, e dettate dal cielo. Stanotte non è previsto temporale, almeno sembra. O si vince tutto, o si affonda. Tirarsi indietro dal gioco non si può.

E quando quel pezzo di legno ti è sembrato pieno, hanno fatto salire anche te insieme ad altre cinquanta persone. Centocinquanta corpi tutti vicini e stretti. Il calore dei corpi vi aiuterà ad affrontare la brezza della notte, la presenza vi aiuterà a trovare il coraggio per non mollare a pochi passi dalla meta.

Poi quando la barca ha iniziato a scricchiolare per il peso, e a voi sembrava di non potervi più muovere, han fatto salire altre trenta anime disposte a rischiare.

La traversata diventa un lavoro di squadra. Si allungano le gambe a turno, le braccia vengono mosse lentamente e solo dopo aver avvertito i vicini. Carne e pensieri tutti attaccati insieme, e il silenzio di quasi duecento anime che sentono una solitudine immensa nel cuore.

Partite, lasciandovi dietro l’Africa e tutta la vostra vita fino ad oggi. Se supererete il viaggio, la vostra sarà una seconda nascita.

Ce l’avete fatta. I tuoi occhi ora sono in Italia.

Nel campo di accoglienza ti hanno spiegato come fare per poter rimanere in questo paese, o per andare in un altro pezzo di Europa. Va bene qualsiasi posto, purché si possa vivere e studiare.

In questa giornata luminosa ti hanno detto che per molti di voi la probabilità di essere rimandati indietro è alta. E i tuoi occhi si riempiono di lacrime, increduli.

(…)

Il viaggio ti ha riempito gli occhi di momenti incredibili, ma il cuore è più forte e più umano di prima. E proprio perché ti senti ancora uomo, non ti vergogni di piangere di fronte a tutto questo.

Lo straniero sei tu, racconti per un mondo meno diffidente

Una raccolta di racconti, storie inventate che potrebbero appartenere alla vita di ogni lettore. Racconti pensati come occhiali speciali che ci aiutano a vedere il mondo attraverso i sentimenti di altre persone, ‘stranieri’ potremmo chiamarli, anche se non hanno niente di diverso da noi.

Storie che potrebbero essere fotografie scattate durante i viaggi dei migranti, e storie che descrivono la quotidianità di chi è arrivato e si è stabilito in questa Italia. Ci sono racconti che immaginano le storie e le sensazioni di chi sta cercando di raggiungere un posto per costruirsi un futuro: migranti bloccati a Calais, o uomini sopravvissuti alla traversata e sbarcati a Lampedusa.

E ci sono le storie di chi sale sull’autobus di città multiculturali ancora piene di persone che multiculturali non sono; storie di italiani di seconda generazione che si sentono ancora trattati da migranti appena arrivati o che vedono i propri figli oggetto di episodi di razzismo.

Parole pensate e scritte per abbattere il muro della diffidenza, che spesso è solo mancanza di conoscenza. Storie scritte per abbattere i pregiudizi.

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