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“Quella volta che da bambina il compagno di mia madre si infilò nel mio letto”

Le testimonianze, le denunce e i racconti di tutte le donne che con l'hashtag "#quellavoltache" sono riuscite a confessare sui social le violenze subite e a farsi coraggio a vicenda

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“Perché non hai parlato? Perché non hai detto niente? Perché non hai gridato, perché non hai denunciato, perché non ti sei ribellata, perché non l’hai preso a calci nelle palle? Quando una donna parla di molestie, stupro, situazioni in cui si è sentita forzata, la domanda contiene la risposta. Non ha parlato perché nessuno, in fondo, le avrebbe dato credito”.

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Queste le parole di Giulia Blasi, giornalista e blogger che sul suo blog ha lanciato un’iniziativa per incoraggiare le donne a raccontare sui social le loro esperienze tramite l’hashtag #quellavoltache.

Da allora le denunce di stupri, violenze, molestie – ricevute o alle quali si è assistito – e confessate sui social non si contano più. TPI ne ha scelte quattro tra le più significative.

• Michela, 25 anni, Sardegna.#quellavoltache capii quanto fossi indifesa davanti ad un uomo. Mi sentivo più piccola di quanto non lo fossi realmente. Lui, poi loro, erano più forti ed io non avevo fratelli più grandi che mi potessero difendere. Prima le battutine, poi le mani addosso, poi i calci, l’umiliazione e quella sensazione di impotenza.

Conoscendomi penserete che mi sia ribellata. In realtà no. Non potei più nascondere i lividi, la frustrazione e i miei genitori scoprirono tutto. Quella volta capii quanto schifo ci fosse in certe persone e che chi mi avrebbe dovuto tutelare in quella scuola maledetta non l’ha fatto. Hanno visto e taciuto ma io quelle scene me le ricordo come ricordo i loro volti.

Indovinate come si chiuse la questione? Cambiai scuola, sotto consiglio della preside maledetta, incapace di gestire la situazione. A oggi sappiate che vi schiaccerei tutti con la macchina per poi scendere e guardarvi ridendo come foste la cacca del mio cane nella sua migliore performance. Giusto per farvi capire come ci si sente.

Se in questi anni qualcuno ha pensato che fossi una stronza apatica aveva ragione, ma avevo ragione di esserlo anche io”.

• Luisa, 24 anni, Terni.#quellavoltache un venerdì sera dell’autunno 2003 l’ex di mamma dopo aver passato quasi tutto il giorno a bere con amici e colleghi di lavoro, non ha saputo più fare la differenza tra una bambina e una donna e si è infilato nel mio letto cercando di fare i suoi sporchi comodi.

Io dormivo profondamente, erano le 4 del mattino. Mi svegliai e vidi lui quasi dormire ma con la mano tra i miei vestiti. Inizialmente non capii bene cosa stesse succedendo, ero quasi scioccata, un sacco di emozioni negative tutte insieme non le avevo mai provate fino ad allora. Quando realizzai bene cosa stava accadendo decisi di alzarmi, non sapevo se facevo bene o male, ma mi venne d’distinto.

Lui, quasi infastidito, mi chiese dove stessi andando. Mi si gelò il sangue, vedevo quasi la mia fine, poi però gli risposi così: “vado a pisciare”… e io non usavo mai quel linguaggio.

Non rispose, per qualche secondo non seppi se mi stavo salvando oppure se mi stessero aspettando cose peggiori… mi sembrava una cosa surreale.

Non riuscivo a credere che stava capitando proprio a me. Alla fine decisi di alzarmi, feci pipì in una bacinella che avevamo dentro casa, perché il bagno era fuori e la porta era ben chiusa.

Dopo aver finito mi chiesi cosa fare, avevo paura, ma allo stesso tempo mi dispiaceva svegliare i vicini per raccontare tutto quello. Mi sono messa nel letto di mamma, lei non c’era, stava cercando di prendere un soldo in più in Germania. Ero sola e quel letto era gelato. Quel gelo me lo sento tutt’ora addosso qualche volta.

Il giorno dopo lui andò al lavoro come se non fosse successo niente…non si ricordava nulla.

Tutto questo non l’ho raccontato subito per paura di non essere creduta. Ora ne parlo abbastanza tranquillamente: fa parte del mio passato, fa parte di me, di come mi ha cambiata e di come sono oggi!!!

• Claudia Sarritzu, Cagliari. #quellavoltache per i miei 23 anni vado a Valencia per festeggiare con delle amiche. Prima di cena chiediamo un’informazione a un passante vestito in giacca e cravatta con valigetta in mano e sguardo rassicurante . Lui ci porta a destinazione, ma nella piazza del mercato non c’è nessuno così pensa bene di abbassarsi i pantaloni e anche le mutante.

Siamo scappate con quel senso di umiliazione e nausea e dentro un locale abbiamo deciso di non raccontarlo a fidanzati eparenti perché se no sarebbe stato un “Beh anche voi chiedete informazioni a uomini”; “Beh anche voi, c’era buio”, Beh anche voi partite sole senza ragazzi a farvi da scorta”; “Beh anche voi, tutte in tiro, giovani, carine, magari gli avete pure sorriso e lui ha detto ma sì proviamoci che magari ci scappa un pompino”.
#quellavoltache sono passati 8 anni e fanculo a chi penserà le frasi suddette. Oggi sono troppo vecchia per fregarmene del vostro parere.
Perché ci sarà sempre qualcuno che troverà una giustificazione valida a una porcata maschile…

Campagna regione lazio

• Elisa Zoot. #quellavoltache mentre ero a villa Ada a Roma sul prato a leggere, un uomo dietro di me ha iniziato a masturbarsi, e io non ho voluto alzare lo sguardo, per interminabili minuti non ho voluto spostarmi e mi sono rifiutata di reagire. Ho pensato, “Non mi fai paura, se non reagisco non esisti, e se non esisti io non sono una tua vittima” e non sapevo che era alla mia rabbia che stavo impedendo di esistere.

#quellavoltache è successo di nuovo in un cinema.
#quellavoltache sull’autobus, a 11 anni e coi Nirvana sparati nelle orecchie, un signore con lunghi fluenti capelli biondi, rayban a specchio e un’abbronzatura finta, dopo minuti di sorrisetti ammiccanti ha simulato di perdere l’equilibrio e mi ha afferrato il pussy con forza.

#quellavoltache mentre giocavamo nel parco da bambine ci mostravano il pene.
#quellavoltache un vecchio sull’autobus mi ha appoggiato il membro sulla schiena e dopo avermi vista paralizzata alcune signore se la sono presa con me invece che con lui.

#quellavoltache un altro vecchio per strada mi ha guardata dritta negli occhi e mi ha detto “voglio leccarti la fica”. Avevo 9 anni.
#quellavoltache mi è stato detto dal mio boss di chiudere il bottone della camicetta mentre servivo al pub perché ero “too distracting for him”
#quellavoltache ho realizzato che se potessi tornare indietro adesso vi corcherei tutti fino a farvi blu.

#quellavoltache ho capito perché al tempo mi è stato impossibile reagire e ho realizzato che se potessi tornare indietro mi darei un lungo abbraccio.