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Perché ci laviamo le mani quando ci sentiamo in colpa

Viene chiamato effetto Macbeth ed è legato al fatto che tendiamo a intrecciare la sfera morale con quella fisica, quando si tratta delle nostre azioni

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Viene chiamato effetto Macbeth ed è legato al fatto che tendiamo a intrecciare strettamente la sfera morale con quella fisica, quando si tratta delle nostre azioni.

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Gli scienziati Chen-Bo Zhong dell’Università di Toronto e Katie Liljenquist della Northwestern University hanno condotto uno studio psicologico proprio per spiegare questo strano nesso, che fa sì che il nostro cervello fatichi nel distinguere quando ci comportiamo male rispetto a quando abbiamo bisogno di lavarci.

Durante un esperimento è stato chiesto a un campione di persone di raccontare un’azione morale o una immorale che hanno compiuto nel passato. Dopo di che è stato offerto loro di scegliere fra una penna omaggio e delle salviette igienizzanti. Le persone che avevano rievocato un’azione eticamente sbagliata tendevano a scegliere la seconda opzione.

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Anche un altro esperimento ha mostrato lo stesso esito, quando è stato detto ai partecipanti di mentire: più negative erano le conseguenze delle bugie dette, più i soggetti si lavavano.

A questo proposito sono stati anche analizzati gli effetti diversi causati da menzogne dette a voce rispetto a quelle “fatte a mano”, cioè semplicemente scritte. La tipologia di prodotto per pulirsi che veniva scelto variava a seconda della modalità con cui era stata raccontata la bugia: i primi soggetti tendevano a scegliere prodotti igienizzanti per la bocca, i secondi sapone per le mani.

Analizzando poi le neuroimmagini dei volontari coinvolti nell’esperimento, chi aveva mentito a voce mostrava “attiva” la parte della corteccia cerebrale legata alla bocca, mentre quelli che avevano soltanto scritto la bugia avevano attivato la parte del cervello legata alle mani.

Anche la cultura sembra esercitare un’influenza sull’effetto Macbeth. Mentre gli studi precedenti avevano usato persone provenienti dall’Europa e dagli Stati Uniti, uno studio identico – condotto però su soggetti dell’est-asiatico – ha rivelato infatti che questi preferiscono lavarsi il viso, piuttosto che le mani dopo aver raccontato un’azione immorale o una bugia.

Se quindi ci si sente metaforicamente sporchi, si avverte il bisogno fisico di lavarsi, come se questo potesse cancellare la colpa. Secondo Zeng e Liljenquist questo comportamento è dovuto al fatto che si riesce così ad alleviare davvero le conseguenze di un’azione immorale, per il fortissimo legame fra letterale e metaforico che avviene nel nostro cervello.

“La routine igienica quotidiana, che include per esempio lavarsi le mani, per quanto semplice possa sembrare, può costituire un antidoto davvero potente contro un senso di mancanza morale”, concludono i due scienziati nella presentazione del loro lavoro.

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