Cosa prevede l’accordo raggiunto tra Hamas e Fatah per il controllo dei territori palestinesi
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Cosa prevede l’accordo raggiunto tra Hamas e Fatah per il controllo dei territori palestinesi

Dopo un decennio di ostilità, le fazioni palestinesi rivali che dal 2006 si contendono il controllo e l’amministrazione dei territori palestinesi sono pronte alla riconciliazione

12 Ott. 2017  
accordo hamas fatah palestina
Credit: AFP/MOHAMMED ABED

Le fazioni palestinesi rivali, Hamas e Fatah, sono pronte alla riconciliazione. Contrapposte da oltre un decennio, i due gruppi hanno raggiunto un accordo su chi debba controllare la striscia di Gaza, finora contesa.

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Il leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh, ha annunciato che saranno presto resi noti tutti i dettagli di tale accordo, raggiunto al Cairo oggi, giovedì 12 ottobre 2017.

Entro il prossimo 1 dicembre, Hamas lascerà il controllo amministrativo di Gaza, che sarà invece affidato a un governo di unità nazionale.

Anche i funzionari dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) hanno confermato la riconciliazione in corso tra le due fazioni. Si tratta dell’ultimo tentativo, in ordine di tempo, di porre fine a una divisione territoriale, politica e ideologica nei territori palestinesi.

Il raggiunto accordo sarà sancito da una visita del presidente palestinese Mahmoud Abbas a Gaza nel prossimo mese. Se dovesse andare in porto, si tratterebbe della prima visita di Fatah dal 2007, anno in cui il movimento islamista Hamas assunse il controllo di Gaza.

Hamas e Al Fatah sono i due partiti politici palestinesi che dal 2006 si contendono il controllo e l’amministrazione dei territori palestinesi. Attualmente Fatah governa in Cisgiordania e Hamas nella striscia di Gaza. Le lotte di potere tra queste due fazioni, nel 2007 sono sfociate in uno scontro violento che ha causato centinaia di vittime.

Il conflitto tra Hamas e Fatah per il controllo dei territori palestinesi prosegue da circa 11 anni, ha causato centinaia di vittime e la sospensione delle elezioni a Gaza. Lo scontro era iniziato nel 2006, quando Hamas aveva vinto le elezioni politiche e successivamente espulso dopo violenti scontri i militanti di al-Fatah.

L’attuale ciclo di colloqui si è concentrato su alcune questioni lasciando però fuori i punti più controversi, come il destino del braccio armato di Hamas, che a Gaza conta 25mila unità.

I colloqui si sono concentrati sul futuro dei lavoratori del servizio pubblico di Hamas nei ministeri, sul servizio sanitario controllato da Hamas, su chi debba controllare il valico di frontiera di Rafah tra Egitto e Gaza, nell’estremo sud della striscia. Il valico sarà controllato dalla guardia presidenziale palestinese e dall’agenzia dell’Unione europea Eubam, invece che dai funzionari di Hamas, già dal prossimo 1 novembre.

Abbas potrebbe riassumerebbe il controllo di Gaza se Hamas riconsegnerà il potere nelle sue mani. Hamas, a sua volta, ha detto che non si disarmerà, anche se è disposto a dare ad Abbas il controllo del governo di Gaza.

Anche a causa dell’embargo imposto da Israele ed Egitto a partire dal giugno 2007, Hamas ha trovato sempre più difficoltà a governare o fornire i servizi di base ai 2 milioni di residenti di Gaza.

Chi sono Hamas e Fatah?

Al-Fatah o Fatah è un’organizzazione politica e paramilitare palestinese, che fa parte dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, l’Olp. Fatah è un movimento politico laico, che si oppone alla lotta armata e gode del supporto della comunità internazionale.

L’Olp è un’organizzazione politica e paramilitare, fondata nel 1964 con l’obbiettivo di raggruppare diversi movimenti che lottavano per l’indipendenza palestinese e la liberazione delle terre occupate da Israele. Inizialmente era un’organizzazione armata, ma dal 1988 ha deciso di negoziare pacificamente con Israele la creazione di due stati.

La maggioranza dei membri dell’Olp appartiene a Fatah, movimento secolare di sinistra, e fino al 2004 l’organizzazione fu guidata dal fondatore di Fatah, Yasser Arafat.

Negli anni l’Olp è diventata internazionalmente riconosciuta come l’organo rappresentativo del popolo palestinese. Il 13 settembre del 1993 l’Olp e Israele firmarono gli accordi di Oslo, primo trattato di pace siglato dall’inizio del conflitto nel 1948. Con questo patto, Israele accettò di ritirarsi da alcuni territori palestinesi e l’Olp creò una sua filiale – l’Autorità nazionale palestinese (Anp) – per amministrare i territori della Cisgiordania e della Striscia di Gaza.

Nel 1995 furono poi firmati gli accordi di Oslo II, con cui si suddivise il territorio della Cisgiordania in tre aree (A, B e C), alcune governate interamente dall’Anp e altre condivise con Israele.

Il 29 novembre del 2012 l’Onu ha riconosciuto l’Olp come Stato non-membro delle Nazioni Unite, con status di osservatore permanente. La risoluzione fu approvata con 138 voti a favore, 41 astenuti e nove contrari. I Paesi che si opposero furono Israele, gli Stati Uniti, Ie Isole Marshall, Micronesia, Nauru, Palau, Panama e la Repubblica Ceca.

Dal gennaio 2013 l’Anp ha cambiato nome e nei documenti ufficiali viene definita Stato palestinese.

I poteri principali sono affidati al presidente, carica attualmente ricoperta da Abu Mazen, e al primo ministro. Dal giugno del 2013, il premier palestinese è Rami Hamdallah, membro di Fatah.

Nel 2005 Abu Mazen ha sostituito Arafat alla guida non solo dell’Olp, ma anche dell’Anp. Fu eletto con il 62 per cento dei voti. Abu Mazen resta tuttora il suo presidente, perché ha deciso di dimettersi solamente dal Comitato esecutivo dell’Olp.

Hamas è invece un movimento radicale islamico, con un proprio braccio armato. Le origini risalgono agli anni Settanta ma fu fondato ufficialmente nel 1987, quando cominciò l’insurrezione palestinese nota con il nome di prima Intifada.

Nel 2006 le elezioni legislative nello Stato palestinese furono vinte da Hamas, con il 44 per cento dei voti. La fazione rivale, Fatah, ottenne invece il 41 per cento. Hamas riscosse particolare successo nella Striscia di Gaza, mentre Fatah confermò la sua popolarità in Cisgiordania.

Il risultato elettorale scatenò le preoccupazioni di Unione europea e Stati Uniti, che classificano Hamas come organizzazione terroristica. Gli aiuti umanitari verso la Palestina furono sospesi e furono imposte delle sanzioni.

Il presidente palestinese Abu Mazen decise di convocare elezioni anticipate, in quello che Hamas definì un vero e proprio colpo di stato. Tra il gennaio 2006 e il maggio del 2007 si intensificarono gli scontri tra le due fazioni rivali, che degenerarono in una guerra civile, in cui morirono oltre 600 palestinesi.

Da allora la Palestina è de facto un paese diviso: Hamas continua a controllare la Striscia di Gaza, nonostante il suo governo non sia riconosciuto dalla comunità internazionale, mentre Fatah amministra la Cisgiordania. I tentativi dell’Egitto di negoziare una tregua tra le due fazioni non hanno finora portato ad alcun accordo duraturo, fino all’ultimo round di trattative, che potrebbe avere esito positivo e duraturo.

Il 2 giugno del 2014 Fatah e Hamas avevano formato un governo di unità nazionale, che è stato sciolto dopo poco più di un anno, il 17 giugno 2015.