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Verità e falsi miti sulla pornografia

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Rocco Siffredi

Poche cose sono davvero universali come la pornografia, soltanto poche altre cose come l’amore per il cibo forse può accomunare le persone nel mondo allo stesso modo.

Proprio per il suo “valore universale”, la pornografia negli anni è riuscita a suo modo a rappresentare l’evoluzione, o l’involuzione, della società; le sue trasformazioni, le conquiste e le sconfitte dell’essere umano nel corso della storia, i mutamenti dei rapporti uomo-donna e delle relazioni in generale.

Per rendersi conto di come la pornografia possa essere lo specchio della società, basta pensare a come è cambiato il ruolo della donna all’interno dei video porno.

Per anni le attrici porno hanno avuto ruoli e atteggiamenti unicamente rivolti alla soddisfazione del piacere maschile, escludendo interi filoni tematici e tipologie di persone – come disabili, intersex o persone troppo in carne – negli ultimi tempi, grazie alla rivoluzione sociale e alle nuove conquiste delle donne sul tema della parità dei sessi, anche i loro “copioni” per i porno sono cambiati, concentrandosi anche sul scene per un pubblico femminile.

La rivoluzione non ha coinvolto solo le attrici, ma anche registi e registe. Se infatti nell’immaginario comune il mondo del porno è legato alla trivialità e ai bassi fondi della cultura, può stupire che una delle più celebri registe, Tasha Reign, sia laureata in gender studies (studi di genere) alla Ucla di Los Angeles.

Così come il mondo della pornografia è cresciuto e si è modificato rispecchiando i cambiamenti della cultura e della società, anche le credenze e i falsi miti che circolano intorno a questo mondo hanno avuto un proprio sviluppo.

Il mercato degli audiovisivi a tema pornografico ha avuto grandissimo successo negli anni Novanta ed è stato poi soppiantato dalla pornografia online, che negli ultimi anni ha registrato numeri da capogiro in termini di visite, basti pensare a quelle registrate da alcuni tra i più famosi siti porno al mondo, come PornHub o YouPorn.

Ma il web, contestualmente, ha dato anche spazio a nuove e più forti credenze sulla pornografia, rendendole virali al punto da creare dei veri e propri miti.

TPI ha riepilogato alcune cose importanti da sapere in proposito:

La pornografia ci ha abituati a dimensioni irrealistiche del pene

La lunghezza media di un pene eretto è di circa 14 centimetri, con una circonferenza di circa 10 centimetri. Questi dati sono ben diversi dalle dimensioni a cui siamo abituati con la pornografia.

Gli urologi Seth Cohen della NYU Langone Medical Center, David Shusterman della NY Urology e Landon Trost, direttore del dipartimento di andrologia e infertilità maschile presso la Clinica Mayo, hanno pubblicato su BuzzFeed una serie di cose da sapere sul pene, tra cui il falso mito sulla sua lunghezza.

I ragazzi che fanno affidamento sul porno per giudicare se i loro peni sono abbastanza grandi, rimarranno delusi nel 99 per cento dei casi. La maggior parte degli attori porno hanno un pene particolarmente lungo e usa pillole per mantenere l’erezione per un intervallo di tempo innaturale.

Esiste una relazione tra pornografia e disfunzione erettile?

Da anni si dibatte sulla possibilità che il porno possa nuocere al rapporto sessuale di una coppia o, al contrario, possa portare benefici.

Gli studi e le ricerche si sono moltiplicati per mostrare una possibile correlazione tra un uso eccessivo di materiale pornografico e calo del desiderio.

La tesi per cui un abuso dei siti pornografici può causare nell’uomo disturbi non solo legati alla psiche, ma anche alla funzionalità erettile sembra trovare negli ultimi anni maggiori conferme.

Uno studio condotto nel 2014 presso l’Università di Cambridge dal titolo Neural Correlates of Sexual Cue Reactivity in Individuals with and without Compulsive Sexual Behaviors su uomini con dipendenza da porno ha mostrato che più della metà dei soggetti ha riferito di aver sperimentato una diminuzione della funzione erettile specificamente nei rapporti fisici con donne dopo un uso eccessivo di materiale sessualmente esplicito.

Sullo stesso tema sono stati condotti due studi dalla Società italiana di andrologia medica e medicina della sessualità (Siams), presieduta dall’andrologo Carlo Foresta.

Il primo studio è stato condotto nel 2011 ed è stato commissionato a una società terza di ricerche dalla Siams. Dall’indagine, basata un campione internazionale di 28mila frequentatori di siti pornografici, è emerso che la frequentazione di questi siti comincia tra i 15 e i 16 anni di età e avviene quotidianamente anche per quattro anni, con la possibilità di una sessualità attiva online, attraverso le chat. Tutto questo interrompe la maturazione di una sessualità legata all’affettività e crea una sorta di assuefazione, anche alle immagini più violente.

Il secondo studio, condotto nel 2014 su un campione di 125 ragazzi italiani di età compresa tra i 19 e il 25 anni, ha rilevato che su una scala che classifica il desiderio sessuale da 1 a 10, gli utenti che guardano porno hanno in media un punteggio di 4,21, mentre gli utenti che non utilizzano porno si attestano a 8.02.

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L’abitudine alla frequentazione di siti web pornografici ha una rilevante influenza sul desiderio sessuale dei giovani italiani e nel 25 per cento dei frequentatori ha determinato comportamenti sessuali giudicati negativi ed in particolare il 3 per cento dei ragazzi riconosce di avere una dipendenza verso l’utilizzo di tali siti.

Altri ricercatori negano che ci sia un nesso diretto tra disfunzione erettile e pornografia.

Ad esempio, secondo David Ley, psicologo dell’Università del New Mexico, non esiste un unico studio pubblicato che collega in modo diretto la pornografia e la disfunzione erettile. Una ricerca per i termini “pornografia disfunzione erettile” produce 52 pubblicazioni. Di questi, la maggior parte sono studi che usano la pornografia, o stimoli sessuali visivi, per testare la disfunzione erettile.

La dipendenza da pornografia

Oggi la pornografia su internet è accessibile con pochi clic, ovunque e in qualsiasi momento, rendendo così continuamente disponibile del materiale che fino a pochi anni fa non poteva essere reperito con la stessa facilità, e tantomeno nei decenni precedenti.

Questa disponibilità totale di immagini sessualmente esplicite, che rappresentano spesso un’idea del sesso innaturale e distorta, ha fatto sì che nel corso degli ultimi anni siano diverse le persone che si sono dichiarate dipendenti dalla pornografia online, spesso con un correlato disinteresse per la sessualità non virtuale.

Il DSM (Diagnostic and Statistic Manual), ovvero il più famoso manuale medico sulle patologie conosciute, pubblicato dalla American Psychiatric Association (APA), osserva che la pornografia può essere “problematica” per alcune persone, ma la dipendenza da pornografia non è ancora stata unanimemente accettata dalla comunità scientifica come una malattia vera e propria.

Scambiare immagini pornografiche con il proprio partner migliora il rapporto di coppia?

Un sondaggio condotto da DrEd, un sito che si occupa di salute a 360 gradi, ha preso in esame un campione di 2mila persone tra europei e americani per vedere quanto spesso trasmettono foto dal contenuto erotico, quali parti del loro corpo vengono fotografate e poi inviate, e quale sia il riflesso di questa pratica sulla reale vita sessuale di queste persone.

È emerso che il 40 per cento degli uomini americani tra i 18 e il 24 anni e il 36 per cento delle donne che ricadono nella stessa fascia d’età ha inviato foto dal contenuto erotico.

Secondo quanto riportato dagli intervistati che hanno confessato di praticare il sexting quotidianamente, il 61 per cento ha detto di aver avuto un miglioramento della propria vita sessuale. Anche chi pratica il sexting settimanalmente ha dichiarato di essere più soddisfatto nella vita intima, ben il 42 per cento ha confermato questo dato.

La pornografia e gli stereotipi 

La pornografia riflette e perpetua aspettative irrealistiche in relazione all’orgasmo femminile e alle prestazioni sessuali maschili, pensiamo alla durata dei rapporti.

Il modo il cui i rapporti sessuali vengono raccontati nella pornografia non fa che portare avanti degli imperativi e delle credenze assoggettate all’idea comune di quelli che sono i ruoli maschili e femminili, con i relativi obblighi.

A confermare questa tesi è uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Sex Research, che ha preso in esame i 50 video di Pornhub più visti di tutti i tempi, visualizzati e codificati attraverso diversi parametri.

Fra questi: la frequenza degli orgasmi femminili e maschili, la tipologia di atti sessuali che conducono all’orgasmo (e se l’attività che induce gli orgasmi femminili include una qualche forma di stimolazione clitoridea), la voce e le immagini che accompagnano l’orgasmo.

L’analisi dei contenuti, audio e video, ha smontato alcuni stereotipi comunemente diffusi:

  • Le aspettative sull’orgasmo femminile sono frequentemente irrealistiche. 
  • Le donne nei video analizzati hanno per lo più orgasmi attraverso il rapporto vaginale, nonostante diverse statistiche riportino che solo un quarto delle donne raggiunge l’orgasmo in questo modo.
  • Differenze significative di genere sono state riscontrate in termini di segnali facciali: sono esasperate le rappresentazioni femminili, mentre è assente la respirazione preorgasmica maschile.

L’esposizione ad immagini pornografiche aumenta la tendenza a compiere violenza sulle donne?

Uno studio della University of Georgia conferma che esiste un legame tra la pornografia e i comportamenti violenti degli uomini contro le donne.
La ricerca afferma che la pornografia alla lunga può determinare un circolo vizioso che può esplodere in manifestazioni di violenza, contro le donne e anche contro i bambini.

Lo studio ha utilizzato un campione di oltre 2mila studenti universitari, analizzandone i comportamenti.

I maschi che sono cresciuti con punizioni corporali da parte dei genitori e che sono stati esposti a materiale pornografico, hanno mostrato una tendenza maggiore a compiere atti coercitivi nelle pratiche sessuali.

Per le ragazze, un consumo di materiale pornografico, combinato a un’educazione tramite metodi corporali e a un cattivo rapporto con la figura paterna, ha svelato una maggiore propensione ad atteggiamenti vittimistici.