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Ci stiamo abituando a convivere con il terrorismo

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Sono trascorsi alcuni mesi dall’attentato di Manchester e vorrei fare una considerazione riguardo a questo atto terroristico la cui peculiarità, rispetto a tante altre tragedie che sono accadute prima e dopo, è stata che per la prima volta sono stati colpiti dei ragazzini e questo non è stato un caso dato che la scelta di quell’evento, il concerto di una cantante amata dai ragazzini di tutto il mondo, è stato fatto proprio sulla base di questo obbiettivo.

Immagino che nella testa di questi assassini ciò sia stato giusto in considerazione dei tanti bambini ed adolescenti morti sotto le bombe occidentali, tuttavia riparare a delle atrocità con delle altre atrocità non è la maniera migliore per ottenere giustizia e verità, anzi in questo modo si aggiunge odio ad altro odio. E forse è proprio questo quello che vogliono quegli assassini, mentre per me quello avrebbe dovuto essere il punto di non ritorno. E invece nulla è cambiato.

Ora è passato del tempo ed altri attentati sono stati perpetrati ed è questa la cosa che più mi spaventa, ovvero il grado di assuefazione che la nostra società ha oramai toccato rispetto a questi vili massacri gente comune. Non è la morte che ci colpisce e ci addolora bensì l’inefficienza di chi è predisposto ad impedire tali atrocità.

Ancora una volta l’istinto alla sopravvivenza ha la meglio sul cordoglio ed il dolore provocati dall’annichilente ferocia di chi lancia come a Barcellona un camion sulla folla che passeggia e vive. La morte non è più la protagonista delle nostre conversazioni, ma una comprimaria e sul palcoscenico della vita recita da primo attore la voglia di vivere a qualsiasi costo e mi sono chiesto se questo prezzo sia giusto e soprattutto se sia questo il futuro che ci attende.

Insomma se valga la pena considerare normalità una vita sempre sul chi va là, disseminata di posti di controllo, metal detector e soldati? È questa la normalità a cui andiamo incontro?

Essere perquisiti ad ogni pie sospinto, respirando il sospetto e la paura? Non credo proprio che questa sia la strada giusta per la pace specialmente se va braccetto con la rassegnazione. Non voglio vivere in una società militarizzata e sempre pronta alla guerra. Non voglio preoccuparmi di entrare in un centro commerciale o in un cinema. Basta guardare ad Israele per capire a cosa andiamo incontro. E non credo proprio che agli israeliani piaccia vivere in quelle condizioni, tuttavia non possono fare a meno di difendersi.

E noi cosa possiamo fare?

Tocca ad altre generazioni trovare le giuste strade che portino ad un futuro in cui non saremo costretti a vivere con la paura di morire, però la penso come Goethe il quale affermava che “Quello che erediti dai tuoi padri, guadagnatelo, per possederlo” E a voi pare che i grandi della terra lo stiano facendo? Io comincio ad avere dei dubbi.