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177 balene sono state uccise nell’ultima stagione di caccia in Giappone

Tra gli esemplari uccisi ci sono 134 balenottere boreali e 43 minori. Il Giappone è un firmatario della moratoria IWC sulla salvaguardia dei grandi cetacei ma non interrompe le attività di caccia per motivi scientifici

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Il Giappone ha chiuso la stagione di caccia alla balena con un totale di 177 esemplari uccisi al largo della costa nordorientale.

Tre baleniere partite dai porti giapponesi lo scorso giugno sono tornate con un carico di 134 balenottere boreali e 43 balenottere minori.

Il Giappone è un firmatario della moratoria della Commissione internazionale per la caccia alle balene (IWC) sulla salvaguardia della specie, ma sfrutta una clausola che le permette di non interrompere le attività per motivi di ricerca scientifica.

Kohei Ito, un funzionario dell’Agenzia di pesca nipponica, ha detto all’agenzia di stampa AFP che gli studi “sono necessari per stabilire una cifra sostenibile di cetacei che possono essere uccisi prima della riapertura della caccia commerciale alla balena”.

La Norvegia e l’Islanda sono gli unici due paesi al mondo in cui la caccia di questo tipo è ancora legale. Oslo non ha mai firmato la moratoria della IWC.

Le autorità giapponesi sono impegnate nella ricerca di prove utili a dimostrare che la popolazione dei mammiferi marini è ormai abbastanza numerosa da poter giustificare la ripresa delle attività di pesca su larga scala.

La carne di balena è un cibo tradizionale in Giappone. Negli ultimi anni, però, la domanda dei consumatori è calata in maniera considerevole, tanto che molti dubitano possa avere mercato ancora a lungo.

Ogni anno la caccia alle balene solleva le proteste degli ambientalisti contro Tokyo. In alcuni casi vi sono stati scontri in mare aperto tra membri dell’equipaggio delle baleniere e attivisti per i diritti degli animali.

Nel 2014, la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite ha ordinato alle autorità giapponesi di interrompere le attività al largo dell’Oceano atlantico perché condotte violando gli standard scientifici convenzionali.

Il blocco è però durato solo un anno: nel 2015 Tokyo ha dato il via libera alla riapertura della stagione di caccia. Le autorità hanno giustificato la decisione facendo riferimento all’introduzione di metodi più corretti e in linea con le direttive internazionali.