“Grazie all’Italia, l’Egitto fa come vuole e la sparizione del legale dei Regeni al Cairo ne è la prova”
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“Grazie all’Italia, l’Egitto fa come vuole e la sparizione del legale dei Regeni al Cairo ne è la prova”

La scomparsa di uno dei legali della famiglia Regeni al Cairo riaccende le polemiche sui rapporti tra Italia ed Egitto, e sulle azioni di forza del governo egiziano legittimate dal nostro paese. Intervista a Giuseppe Civati e Andrea Maestri

12 Set. 2017  

“Non c’è nulla di casuale, c’è un collegamento evidente con la vicenda di Regeni. Questa sparizione desta grande preoccupazione. Sconcerta il tempismo con cui questo fatto è accaduto, in concomitanza del ritorno dell’ambasciatore italiano al Cairo. Al-Sisi e le forze governative ritengono ora di avere le mani più libere di prima”.

Le parole rilasciate a TPI da Andrea Maestri, deputato di Sinistra italiana-Possibile, dimostrano che la sparizione del legale del team Regeni al Cairo riaccende le polemiche sui rapporti tra Italia ed Egitto, e sulle azioni di forza del governo egiziano legittimate dal nostro paese.

Il legale Ibrahim Metwaly doveva imbarcarsi domenica mattina su un volo diretto dal Cairo a Ginevra per prendere parte a un’assemblea delle Nazioni Unite sui diritti umani, e fino ad oggi, l’uomo sembrava sparito nel nulla.

Almeno finché Mohammed Lotfy, responsabile della Commissione egiziana per i diritti e le libertà (ECRF), non ha dato notizie riguardo la sorte del legale.

Lotfy ha infatti dichiarato a TPI che Ibrahim Metwaly, avvocato del team legale della famiglia Regeni al Cairo, è stato visto in un ufficio della polizia di sicurezza. Metwaly è stato interrogato con l’accusa di avere stabilito un canale di comunicazione con non meglio precisate entità straniere, allo scopo di mettere in pericolo la sicurezza dell’Egitto.

Metwaly è stato anche accusato di aver formato e di dirigere un gruppo di attivisti in aperta violazione delle leggi e della costituzione egiziane. Probabilmente le autorità si riferiscono all’Associazione delle famiglie degli scomparsi in Egitto.

L’arresto è avvenuto a soli tre giorni dal rientro dell’ambasciatore italiano Giampaolo Cantini al Cairo, prevista per giovedì 14 settembre. L’allora rappresentate italiano Maurizio Massari era stato ritirato l’8 aprile 2016 in segno di protesta contro la scarsa collaborazione dei magistrati egiziani sull’omicidio di Regeni.

La decisione del reintegro dell’ambasciatore italiano era stata annunciata il 15 agosto scorso, negli stessi giorni in cui la pubblicazione di un’inchiesta del New York Times sulla morte di Giulio Regeni aveva fatto tremare le gambe al governo italiano, colpevole di aver nascosto notizie importanti sulle responsabilità del governo di al-Sisi.

Andrea Maestri e Giuseppe Civati, segretario e deputato di Possibile, il 16 agosto scorso avevano presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e al ministro degli Esteri Angelino Alfano per chiarire la posizione del governo italiano, annunciando la presentazione di un atto di sindacato ispettivo alla Camera.

Oggi Maestri ribadisce la “necessità di una presa di posizione ufficiale del ministro Alfano e di Gentiloni sul caso”.

“Chiediamo che il governo italiano si attivi con quello egiziano per tutelare da minacce, violenze e ritorsioni gli attivisti, i legali e le ong che seguono il caso di Giulio Regeni”, ribadisce Maestri

“Con il ritorno dell’ambasciatore, il clima in Egitto è peggiorato, abbiamo incorggiato l’attività del governo di al-Sisi che ora più che mai è libero di operare indisturbato”, ha concluso il deputato Maestri.

Sul caso è intervenuto anche Giuseppe Civati che a TPI ha spiegato come “la sparizione del legale dei Regeni al Cairo è solo un altro tassello di una vicenda tremenda che ci accompagna da Ferragosto”.

“Anche nell’ultima audizione del ministro Alfano del 4 settembre il governo ha dimostrato di avere un atteggiamento irresponsabile in questa storia dai contorni ancora molto oscuri che mortifica qualsiasi diritto fondamentale”, ha spiegato il segretario di Possibile.

“Il ritorno dell’ambasciatore Giampaolo Cantini è solo una manovra per proteggere i grandi gruppi industriali presenti in Egitto. Non esistono carte su nuove indagini in corso, le dichiarazioni del governo fatte a Ferragosto sono solo delle bugie dette agli italiani e alla famiglia del povero ricercatore”, ha proseguito Civati.

“Questi ultimi fatti di cronaca ne richiamano mille altri simili. La famiglia e gli amici di Giulio, quando hanno cominciato le mobilitazioni per chiedere la verità, hanno dato il via a una campagna non solo incentrata sulla morte del ricercatore ma anche sulla violazione dei diritti umani in Egitto, che oggi più che mai sono calpestati anche per colpa dell’Italia”, ha concluso il segretario di Possibile.

Sulla sparizione di Metwaly è intervenuto per TPI anche Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International in Italia.

“È già successo che le autorità egiziane avessero impedito ai difensori dei diritti umani di prendere parte a incontri all’estero. Ma qui siamo di fronte a qualcosa di più grave: un avvocato e attivista che si occupa da anni di sparizioni subisce la stessa sorte”.

“Quanto sta accadendo a Metwaly testimonia una volta di più che il governo egiziano non è disponibile a parlare, e a far parlare, di diritti umani. Arrestati o fatti sparire in patria, pedinati e spiati all’estero: in Egitto i difensori dei diritti umani pagano a caro prezzo il loro coraggio”, ha proseguito Noury.

Il portavoce di Amnesty conclude con un quesito: “Il governo italiano, che in quel paese sta facendo tornare l’ambasciatore, ha niente da dire in proposito?”