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Il Consiglio di sicurezza Onu ha approvato nuove sanzioni contro la Corea del Nord

La risoluzione, approvata all'unanimità, restringe le forniture di petrolio a Pyongyang e vieta le esportazioni tessili

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Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità nel pomeriggio di lunedì 11 settembre una risoluzione che impone nuove sanzioni economiche alla Corea del Nord dopo il suo ultimo test nucleare. Le nuove sanzioni restringono le forniture di petrolio a Pyongyang e vietano le esportazioni tessili del paese.

Martedì 12 settembre la Corea del Nord ha respinto la risoluzione del Consiglio di sicurezza, e ha aggiunto che gli Stati Uniti affronteranno presto “il dolore più grande” che hanno mai provato, come riporta il New York Times.

“La mia delegazione condanna nei termini più forti e respinge categoricamente l’ultima risoluzione illegale del Consiglio di sicurezza Onu”, ha detto Han Tae Song, l’ambasciatore di Pyongyang, alla conferenza sul disarmo sponsorizzata dall’Onu a Ginevra. “Le prossime misure della Repubblica democratica di Corea faranno patire agli Stati Uniti il dolore più grande che hanno mai provato nella loro storia”.

Gli Stati Uniti avevano originariamente proposto il divieto totale di forniture di prodotti petroliferi alla Corea del Nord, ma Russia e Cina hanno accettato di votare in favore solo dopo aver trovato un accordo per ridurre le misure proposte da Washington.

Per essere approvata, la nuova risoluzione aveva bisogno di 9 voti in favore e soprattutto di non essere bloccata dal veto di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia o Cina.

Qualche ora prima del voto il ministro degli Esteri nordcoreano aveva detto che, se la risoluzione Onu fosse stata approvata, la Corea del Nord avrebbe inflitto agli Stati Uniti “il dolore e la sofferenza più grandi che hanno mai vissuto in tutta la loro storia”, come ha riportato l’agenzia di stampa nordcoreana di stato KCNA.

La bozza di risoluzione è stata disposta dopo che la Corea del Nord ha effettuato il suo sesto test nucleare e ripetuti lanci di missili balistici intercontinentali. Il paese afferma inoltre di aver testato con successo una bomba a idrogeno e continua a minacciare di colpire gli Stati Uniti.

La Corea del Nord è già stata destinataria di 9 pacchetti di sanzioni fortemente restrittive da parte delle Nazioni Unite, a partire dal 2006, per la sua attività nucleare.

 Anche se Russia e Cina hanno condannato i piani di sviluppo del nucleare di Pyongyang, in passato hanno ripetutamente rivolto inviti alla moderazione nei confronti degli Stati Uniti e dei loro alleati in estremo Oriente (Giappone e Corea del Sud).

Il presidente russo Vladimir Putin lo scorso 5 settembre ha definito “inutili” ulteriori sanzioni contro Pyongyang, sostenendo che i nordcoreani mangerebbero erba piuttosto che rinunciare al loro programma nucleare.

Putin ha aggiunto che la crescita dell’ “isteria militare” potrebbe portare ad una catastrofe globale e che la diplomazia è l’unica risposta possibile.

Anche la Cina, storico alleato della Corea del Nord, ha chiesto un ritorno alle negoziazioni.

Cosa prevede la risoluzione

Nella loro bozza presentata il 7 settembre, gli Stati Uniti avevano proposto l’adozione di una serie di disincentivi economici verso la Corea del Nord, incluso un divieto totale di forniture di prodotti petroliferi a Pyongyang, il sequestro di beni del leader nordcoreano Kim Jong-un e il divieto del leader e di altri ufficiali di viaggiare.

La risoluzione approvata contiene misure più leggere, e in particolare:

• la restrizione delle forniture di petrolio a Pyongyang. La Cina, il principale alleato economico di Pyongyang, rifornisce il paese di gran parte del suo greggio

• il divieto di esportazioni tessili del paese (il secondo maggior settore di export del paese, per un valore complessivo di oltre 700milioni di dollari all’anno.

• alcune misure per limitare la possibilità dei cittadini nordcoreani di lavorare all’estero.

Sono cadute invece le proposte di sequestro dei beni e divieto di viaggiare all’estero verso Kim Jong-un.

Sabato 5 agosto il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva approvato all’unanimità nuove pesanti sanzioni contro Pyongyang a causa delle ripetute minacce agli Stati Uniti. La Corea del Nord ha detto di ritenere le sanzioni una “violenta violazione della nostra sovranità” e che Washington avrebbe pagato un prezzo per questa decisione.

Queste sanzioni avevano già vietato parte delle esportazioni dalla Corea del Nord, inclusa l’esportazione del carbone, tagliando di un terzo i ricavi sull’export del paese, complessivamente pari a 3 miliardi di dollari l’anno.

Le minacce di Pyongyang

Lo scorso 3 settembre la Corea del Nord ha annunciato di aver testato una bomba a idrogeno miniaturizzata, un dispositivo più potente di una bomba atomica. Questo dispositivo potrebbe essere fino a 4 o 5 volte più potente della bomba di Nagasaki usata dagli Stati Uniti alla fine della Seconda guerra mondiale. Dopo il test in Cina è stato registrato un terremoto di magnitudo 6,3.

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Pochi giorni prima, il 28 agosto, la Corea del Nord ha lanciato un missile che per la prima volta ha sorvolato il nord del Giappone.

Ad agosto 2017, Pyongyang ha minacciato di colpire il territorio statunitense di Guam, un’isola del Pacifico che ospita basi militari di Washington.

“La Corea del Nord farebbe meglio a non minacciare più gli Stati Uniti”, aveva detto Trump l’8 agosto, aggiungendo che Pyongyang sarebbe andata incontro “a fuoco e furia come il mondo non ne ha mai visti” se avesse minacciato ancora gli Stati Uniti.

I rapporti di Cina e Russia con la Corea del Nord 

Nonostante la condanna del programma di sviluppo di armamenti nucleari, la partecipazione alle sanzioni internazionali e gli inviti alla moderazione, la Cina resta comunque il paese più vicino al regime di Kim Jong Un.

Il legame storico tra Pechino e Pyongyang si perde nella genesi della dittatura nordcoreana, quando, all’inizio degli anni Cinquanta, Mao decise la partecipazione dell’Esercito popolare di liberazione cinese alla guerra di Corea, combattuta contro Seoul e le forze delle Nazioni Unite guidate dagli Stati Uniti tra il 1950 e il 1953.

Nonostante Mosca condivida un confine piuttosto limitato con Pyongyang rispetto a quello che divide il regime di Kim Jong Un da Pechino – poche decine di chilometri rispetto agli oltre 1,400 del gigante asiatico – anche la Russia ha profondi legami storici con la Corea del Nord.

L’Unione Sovietica infatti, come la Cina comunista, fu uno dei maggiori sponsor internazionali del regime di Pyongyang fino alla sua dissoluzione avvenuta nel 1991. Un legame che la Russia dell’ex presidente Eltsin e di Vladimir Putin non ha mai dimenticato.

Anche Mosca, come Pechino, alterna dichiarazioni di condanna per i gesti minacciosi di Pyongyang a inviti alla moderazione nei confronti degli Stati Uniti e dei loro alleati in estremo Oriente.

Non solo, nel 2014, il governo russo decise anche di abbonare oltre 10 miliardi di dollari di debiti che la Corea del Nord aveva con Mosca durante l’era sovietica e il 2015 fu dichiarato addirittura “anno dell’amicizia” tra Pyongyang e la Russia.