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Cosa prevede il piano per la Brexit rivelato dal Guardian

Il documento provvisorio descrive le condizioni a cui saranno sottoposti i cittadini europei che vivono nel Regno Unito dopo l'uscita del paese dall'Ue

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Il governo britannico si prepara da tempo a un’uscita dall’Unione europea, definita “hard” dalla stessa prima ministra Theresa May. Il 6 settembre, il Guardian ha rivelato un documento riservato (qui in versione integrale) che anticipa il piano di Londra per scoraggiare l’immigrazione nel Regno Unito dagli altri paesi del continente.

Dal 2019, i sudditi di Sua Maestà non faranno più parte dell’Unione europea e questo avrà enormi conseguenze sui rapporti tra Londra e Bruxelles, in particolare per i cittadini britannici che vivono sul continente e per gli europei che invece si trovano già – o vorranno trasferirsi – oltre Manica.

Secondo il documento pubblicato dal quotidiano londinese, i cittadini dell’Ue che vorranno entrare in territorio britannico dopo la Brexit dovranno avere il passaporto. Oggi invece basta un semplice documento di identità valido per l’espatrio.

Ma questo sistema non sarà uguale per tutti. Il governo britannico punta a istituire diversi canali in base alla permanenza desiderata all’interno dei propri confini e alle competenze di chi ne farà richiesta.

Su chi vorrà restare in maniera permanente nel Regno Unito, sarà fatta una distinzione tra persone “qualificate” – che potranno fare richiesta per un permesso di soggiorno di cinque anni – e tutti gli altri, che non potranno richiedere un permesso superiore ai due. Il governo May vuole quindi dare al Regno Unito la possibilità di prendere solo il meglio di ciò che l’Unione può offrire e rifiutare tutto il resto.

A seguito della Brexit, dal 29 marzo 2019, Londra limiterà anche i ricongiungimenti familiari per quei lavoratori europei che vivono nel Regno Unito. Infatti solo i partner e i figli minori di 18 anni avranno diritto a stabilirsi oltre Manica, tutti gli altri non saranno accolti e per ottenere il permesso di residenza dovranno passare per la procedura ordinaria.

Theresa May ha detto che il Regno Unito deve tornare a un livello di immigrazione accettabile. La premier britannica ha sostenuto che l’elevata immigrazione riduce i salari per i britannici più poveri e vuole fissare un limite di non più di 100mila ingressi nel paese ogni anno.

“Quello che le persone vogliono è il controllo dell’immigrazione”, ha detto la prima ministra a riguardo alla Camera dei Comuni.

Negli ultimi 10 anni nel Regno Unito sono entrate stabilmente tra le 150mila e le 250mila persone ogni anno. Secondo i dati dello stesso governo britannico però, nel 2016, sono arrivati nel Regno non oltre 133mila cittadini comunitari.

A marzo 2016, il numero degli immigrati provenienti dall’Unione europea, per la prima volta dal 2007, è stato inferiore a quelli extracomunitari. La maggior parte degli immigrati comunitari nel Regno Unito proviene da Polonia, Irlanda, Romania e Portogallo, ognuna di queste nazionalità supera le 200mila unità nel territorio britannico.

Soltanto i polacchi sono oltre 916mila secondo i dati di Downing Street, più di tutti i cittadini britannici presenti nell’Unione europea. Gli italiani, la quinta nazionalità comunitaria più presente nel Regno, ammontano a poco meno di 200mila persone.

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