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Perché i giovani giapponesi si suicidano il 1° settembre più di ogni altro giorno dell’anno

Il governo di Tokyo ha pubblicato uno studio in cui sono stati analizzati i dati dei suicidi degli ultimi 40 anni

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Credit: Reuters

Tornare a scuola è estremamente difficile per molti studenti giapponesi, e questo si può chiaramente evincere dalle statistiche dei suicidi che avvengono ogni anno nel paese asiatico, diffuse dal governo di Tokyo.

In Giappone, infatti, il 1° settembre è la data prescelta dai giovani per togliersi la vita, più di ogni altro giorno dell’anno. Ma non è la mera ansia del rientro a scuola che terrorizza gli studenti giapponesi: il fenomeno ha a che fare con motivi di discriminazione e bullismo radicati nel sistema d’istruzione nazionale.

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Secondo un libro bianco del governo giapponese infatti, che esamina i dati dal 1975 al 2015, è proprio la pressione dovuta al ritorno tra i banchi di scuola il motivo di questa tragica coincidenza di date.

L’ansia degli studenti che dopo una lunga pausa estiva devono tornare ai propri obblighi scolastici è talmente radicata nel paese del Sol Levante che esiste una parola apposita nella lingua giapponese per descriverla: futoko, letteralmente “chi non riesce ad andare a scuola”.

Per questo motivo, diverse organizzazioni in Giappone hanno cercato quest’anno di alleviare l’inquietudine degli studenti. Il canale televisivo pubblico NHK per esempio ha lanciato una campagna su Twitter chiamata “la notte del 31 agosto”.

Il famoso personaggio televisivo giapponese Naoki Ogi ha chiesto agli adolescenti piuttosto di non tornare tra i banchi di scuola se non la considerano un ambiente per loro sicuro. “La cosa più importante è la serenità d’animo”, si può leggere nel tweet di Ogi.

In più, lo zoo di Ueno a Tokyo e una biblioteca della città costiera di Kamakura hanno offerto i propri locali come un rifugio sicuro per tutti quegli adolescenti che si sentono afflitti dal primo giorno di scuola.

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Dal 2003, il numero complessivo di suicidi è costantemente diminuito in Giappone, ma il numero dei giovani al di sotto dei 18 anni che scelgono di togliersi la vita è rimasto stabile, in particolare per motivi legati all’ambientamento scolastico.

Nel paese è infatti diffusa la cultura del bullismo, talvolta tollerata dalle autorità scolastiche giapponesi. Secondo il quotidiano Japan Times infatti, questo fenomeno assume spesso i contorni di una violenza di gruppo piuttosto che un evento limitato e in cui sono coinvolte poche persone.

La copertura mediatica data ai suicidi giovanile non aiutano poi quei ragazzi che stanno affrontando situazioni personali difficili e problemi psicologici. “Sapere che il fenomeno è molto diffuso, costruisce un’associazione nella mente delle persone deboli, convincendole che si tratti di una soluzione accettabile e sia un buon momento per togliersi la vita”, ha detto Vickie Skorji, direttore di TELL Lifeline, un servizio anti-suicidio giapponese.

La diffusione di questi temi sui social network è in aumento. Un’organizzazione chiamata School Guardian ha proposto di lanciare un’app dedicata agli studenti vittime di episodi di bullismo e cyber-bullismo.

Questo programma permetterebbe alle vittime di inviare l’immagine di una schermata del computer o dello smartphone per segnalare un episodio di bullismo. La prefettura di Kumamoto, nell’isola di Kyushu, nel sud del Giappone, ha approvato questa misura e ha deciso di sperimentarla in tre scuole del distretto.

Il governo di Tokyo ha recentemente modificato la legge contro il bullismo scolastico approvata nel 2013, prevedendo provvedimenti disciplinari per chi si macchia di episodi di discriminazione in base all’identità di genere e all’orientamento sessuale.

La nuova norma stabilisce anche punizioni severe per quei professori e dirigenti scolastici che non intervengono in presenza di fenomeni di bullismo segnalati da studenti o genitori. Una relazione di Human Rights Watch del 2016 ha infatti rivelato come gli studenti giapponesi appartenenti alla comunità LGBTq subiscono discriminazioni ed episodi di bullismo sia da parte degli altri studenti che del personale scolastico.

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