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Da settembre 2015 almeno 8.500 persone sono scomparse nel Mediterraneo
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Il murale degli artisti Oguz Sen e Justus Becker a Francoforte

Da settembre 2015 almeno 8.500 persone sono scomparse nel Mediterraneo

I dati dell'Unhcr sono stati presentati nell'anniversario della morte di Aylan, il bambino curdo-siriano ritrovato senza vita sulle spiagge turche due anni fa

01 Set. 2017
Il murale degli artisti Oguz Sen e Justus Becker a Francoforte

Sono almeno 8.500 le persone morte o scomparse nel Mediterraneo da settembre 2015 a oggi. In media, quasi 12 persone al giorno. La cifra, fornita dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), raggruppa i 4.337 migranti che si ritiene abbiano perso la vita tra il 2016 e il 2017 e gli altri 4.185 che sono scomparsi nell’anno precedente.

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Era il 2 settembre 2015 quando il corpo di un bambino curdo-siriano di tre anni venne restituito dal mare sulle spiagge di Bodrum, in Turchia. Il ritrovamento del cadavere di Alan Kurdi, che i giornali chiamarono Aylan, fu catturato dalla macchina fotografica della reporter Nilufer Demir.

Il mondo restò impietrito di fronte a quell’immagine e alla tragedia racchiusa dietro di essa. Aylan è finito davanti ai nostri occhi grazie a quella fotografia, questo invece non accade per gli altri bambini e adulti che muoiono nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa.

A due anni da quella tragedia, sui morti nel nostro mare rimangono solo i numeri, per quanto parziali e imprecisi: 8.500 vite spezzate durante la traversata tra la Libia e l’Italia, o tra la Turchia e la Grecia, o, più recentemente, tra il Marocco e la Spagna.

Secondo l’Unhcr, anche se il numero dei rifugiati che arrivano in Europa si è ridotto nettamente dalla morte di Aylan, ancora migliaia di persone muoiono tentando di raggiungere le coste europee.

Le restrizioni delle rotte dalla Turchia e dalla Libia hanno spinto centinaia di persone a rischiare la loro vita attraversando lo stretto di Gibilterra dal Marocco alla Spagna, usando gommoni o inadeguate barche da pesca.

“Molti dei bambini che provano a raggiungere l’Europa viaggiano da soli, e questo rende il loro viaggio ancora più terrificante e pericoloso”, ha detto l’Unhcr. I dati dell’agenzia mostrano che questo è accaduto al 92 per cento dei 13.700 bambini arrivati in Italia via mare da gennaio a luglio 2017.

Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Iom), oltre 120mila persone sono arrivate in Europa quest’anno, e l’82 per cento ha viaggiato dalla Libia all’Italia.

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