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Il paese alleato degli Stati Uniti che fa affari con la Corea del Nord

Non solo Pechino e Mosca, anche il governo egiziano di Abdel Fatah al-Sisi è un ottimo partner commerciale e militare di Pyongyang

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Il 29 agosto 2017 la Corea del Nord ha lanciato un altro missile balistico intercontinentale che ha sorvolato il nord del Giappone. La comunità diplomatica internazionale ha reagito condannando il gesto del regime di Pyongyang.

Nelle ultime settimane, Kim Jong-Un aveva minacciato di attaccare gli Stati Uniti e nello specifico l’isola di Guam, un territorio statunitense situato nell’oceano Pacifico.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump gli aveva risposto che Pyongyang avrebbe affrontato “fuoco e furia mai visti” se avesse lanciato ancora altre minacce contro Washington e i suoi alleati nella regione.

Il segretario di Stato statunitense Rex Tillerson e il ministro degli Esteri della Corea del Sud si sono poi detti d’accordo nel considerare ulteriori sanzioni contro Pyongyang, nel tentativo di isolare ancor di più il piccolo stato asiatico.

Ma la Corea del Nord è davvero così sola? È noto l’appoggio offerto a Pyongyang da parte del vicino dragone cinese, ma esiste anche un altro paese, per di più alleato degli Stati Uniti d’America, che fa affari con il regime di Kim Jong Un.

Un alleato di lunga data: l’Egitto

Non sono infatti solo gli avversari storici e più diretti di Washington – Mosca e Pechino – a tessere buone relazioni con il regime di Kim Jong Un. Anche l’Egitto, un prezioso alleato degli Stati Uniti in Medio Oriente, coltiva legami commerciali e militari con Pyongyang.

Il ​​Cairo rimane uno dei principali partner della Corea del Nord nel mondo arabo e lo è da più tempo di quanto si creda.

Secondo il quotidiano statunitense Washington Post, sono proprio questi rapporti e non i mancati progressi in campo democratico, il vero motivo per cui gli Stati Uniti hanno negato al paese africano 300 milioni di dollari di finanziamenti militari e aiuti economici.

A domanda specifica sul tema, la portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Heather Nauert, ha detto che il rapporto tra i due paesi è motivo di profonda preoccupazione per Washington.

“Abbiamo avuto dei colloqui con l’Egitto e con molti altri paesi in tutto il mondo sulla necessità di isolare la Corea del Nord e lo facciamo perché riconosciamo che tutti i paesi che fanno affari con Pyongyang permettono in questo modo al regime di finanziare il proprio programma di armamento nucleare”, ha detto Nauert in una conferenza stampa il 24 agosto.

Gli stretti rapporti dell’Egitto con Pyongyang possono essere però spiegati con gli storici legami nati dalla comune esperienza condotta durante la Guerra fredda come alleati dei sovietici, prima che l’Egitto decidesse di cambiare schieramento nel 1979, quando l’allora presidente Sadat firmò la pace con Israele e Il Cairo cominciò a ricevere aiuti militari dagli Stati Uniti.

Tuttavia, anche se la politica estera egiziana ha subito numerosi cambi di fronte, il rapporto tra Egitto e Pyongyang è rimasto un fattore indiscusso nella strategia politica e commerciale portata avanti dal Cairo nel teatro del Pacifico.

La ragione principale risiede nell’interesse dell’esercito egiziano per la tecnologia militare sviluppata dalla Corea del Nord.

Storicamente, tutto è iniziato con i rapporti diplomatici basati sui sentimenti anti-occidentali che legavano i due paesi durante la Guerra fredda.

Nel corso della crisi di Suez del 1956 per esempio, quando l’Egitto decise di nazionalizzare il Canale, il Cairo ricevette l’appoggio entusiasta di Pyongyang.

Tanto che l’allora leader nord coreano Kim Il-sung donò una piccola ma simbolica somma di denaro per assistere finanziariamente l’Egitto nella sua lotta contro Francia, Regno Unito e Israele.

Nel 1961 poi, una delegazione diplomatica nordcoreana stabilì relazioni consolari con il paese africano.

Negli stessi anni Sessanta Pyongyang sostenne anche lo sforzo egiziano per cacciare i britannici dallo Yemen meridionale e istituirvi la Repubblica Democratica Popolare dello Yemen, uno stato socialista sostenuto dal blocco sovietico.

Inoltre, la Corea del Nord fu al fianco del Cairo e dei paesi arabi anche durante la Guerra dei sei giorni che vide Israele confrontarsi con Giordania, Iraq, Siria ed Egitto, nel 1967.

Proprio grazie a queste buone relazioni, l’allora comandante delle forze aeree egiziane e futuro dittatore Hosni Mubarak decise di arruolare alcuni piloti nordcoreani nelle fila dell’aviazione del Cairo per la cosiddetta guerra del Kippur, combattuta contro Israele insieme alla Siria.

L’Egitto fu poi successivamente accusato di aver venduto a Pyongyang missili di tipo Scud-B di fabbricazione russa.

Lo stesso Mubarak, una volta giunto al potere, visitò per quattro volte la Corea del Nord tra il 1983 e il 1990, con l’obiettivo di rafforzare le relazioni commerciali tra i due paesi.

Il più grande affare tra Il Cairo e Pyongyang fu concluso nel 2008, quando la società egiziana di telecomunicazioni  Orascom – allora di proprietà del magnate Naguib Sawiris attraverso cui controllava anche la società italiana Wind – realizzò un accordo con lo stato nordcoreano per rilevare Koryolink, l’unica compagnia telefonica del paese che opera sulla rete 3G.

Sawiris conquistò così oltre 300mila nuovi clienti in Corea del Nord, prima che nel 2011, Orascom, insieme alla controllata Wind, fosse rilevata dal gruppo di telefonia russo-norvegese VimpelCom, cambiando nome in Global Telecom.

La compagnia egiziana sostiene che dal 2015 ha perso ogni controllo sul suo ramo nordcoreano, ma la sola conclusione dell’affare dimostra quanto possano essere redditizi gli affari bilaterali tra Pyongyang e Il Cairo.

In questi anni però, Egitto e Corea del Nord non si sono limitati a semplici rapporti commerciali. Nel febbraio 2017, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha detto di aver ricevuto le prove di un commercio in atto tra Il Cairo e Pyongyang di “strumenti come sistemi per le comunicazioni militari crittografate, sistemi di difesa aerea e missili a guida satellitare”.

Nel 2015, sempre le Nazioni Unite hanno affermato che il porto sul Mediterraneo della città egiziana di Port Said è stato utilizzato da società nordcoreane per contrabbandare armi in tutto il Medio Oriente.

Lo studioso di relazioni internazionali dell’Università di Oxford, Samuel Ramani ha poi spiegato, in un articolo apparso sulla rivista giapponese The Diplomat, come i motivi di vicinanza tra l’Egitto e la Corea del Nord risiedano soprattutto nella volontà del governo del Cairo di dotarsi di tecnologia missilistica che possa essere sviluppata sul suolo egiziano e di dare nuovo impulso al suo controverso programma nucleare.

Stati Uniti e Russia, i principali fornitori di armamenti al regime di al-Sisi, non forniscono infatti i dettagli di sviluppo delle armi che vendono ai propri alleati ed entrambi avversano l’eventuale sviluppo di bombe nucleari da parte del Cairo, un programma che non è affatto ipotetico.

L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) infatti, in un rapporto pubblicato dall’agenzia di stampa Reuters nel 2009, trovò tracce di uranio altamente arricchito – materiale necessario per costruire un’arma atomica – nel sito nucleare di Inshas, durante le sue ispezioni del 2007 e del 2008.

I partner storici: Cina e Russia

Per molti, l’Egitto rappresenterà una sorpresa come partner strategico di Pyongyang, ma non è di certo il più importante.

È noto infatti come, nonostante la condanna del programma di sviluppo di armamenti nucleari, la partecipazione alle sanzioni internazionali e gli inviti alla moderazione, la Cina resti comunque il paese più vicino al regime di Kim Jong Un.

Il legame storico tra Pechino e Pyongyang si perde nella genesi della dittatura nordcoreana, quando, all’inizio degli anni Cinquanta, Mao decise la partecipazione dell’Esercito popolare di liberazione cinese alla guerra di Corea, combattuta contro Seoul e le forze delle Nazioni Unite guidate dagli Stati Uniti tra il 1950 e il 1953.

Nonostante Mosca condivida un confine piuttosto limitato con Pyongyang rispetto a quello che divide il regime di Kim Jong Un da Pechino – poche decine di chilometri rispetto agli oltre 1,400 del gigante asiatico – anche la Russia ha profondi legami storici con la Corea del Nord.

L’Unione Sovietica infatti, come la Cina comunista, fu uno dei maggiori sponsor internazionali del regime di Pyongyang fino alla sua dissoluzione avvenuta nel 1991. Un legame che la Russia dell’ex presidente Eltsin e di Vladimir Putin non ha mai dimenticato.

Anche Mosca, come Pechino, alterna infatti dichiarazioni di condanna per i gesti minacciosi di Pyongyang a inviti alla moderazione nei confronti degli Stati Uniti e dei loro alleati in estremo Oriente.

Non solo, nel 2014, il governo russo decise anche di abbonare oltre 10 miliardi di dollari di debiti che la Corea del Nord aveva con Mosca durante l’era sovietica e il 2015 fu dichiarato addirittura “anno dell’amicizia” tra Pyongyang e la Russia.

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