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Le sanzioni alla Russia stanno bloccando un affare miliardario di Intesa Sanpaolo

La banca di Torino ha prestato oltre 5 miliardi di euro al fondo sovrano del Qatar e all'azienda mineraria Glencore, ma le altre banche coinvolte nell'operazione hanno bloccato la propria partecipazione a causa della situazione internazionale

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A causa delle nuove sanzioni statunitensi alle aziende russe, Intesa Sanpaolo, una delle maggiori banche italiane, sta incontrando problemi nell’ambito della concessione di un prestito al fondo sovrano del Qatar e alla società mineraria anglo-svizzera Glencore.

La banca di Torino ha già prestato 5,2 miliardi di euro alle due aziende. Queste ultime poi hanno usato questi fondi per finanziare l’acquisto di una quota del colosso petrolifero russo Rosneft, una società che è controllata dal Cremlino e che per questo è destinataria delle nuove sanzioni decise dal Dipartimento di Stato statunitense, a cui si sono aggiunte quelle europee.

L’agenzia di stampa Reuters riporta che diverse aziende di credito internazionali hanno bloccato la propria partecipazione al sindacato di collocamento organizzato da Banca Intesa.

Nel mese di maggio, Intesa Sanpaolo aveva infatti invitato altre 15 banche internazionali a condividere i rischi dell’operazione. Una transazione di queste dimensioni richiede di solito la partecipazione di più intermediari finanziari e dalle quattro alle sei settimane per essere portata a termine.

In occasione poi di trattative che coinvolgano paesi emergenti – come in questo caso Russia e Qatar – i tempi normalmente si allungano. La banca di Torino aveva messo in piedi quest’operazione, un’iniziativa di routine per intermediari di questo peso, per ridurre i rischi finanziari connessi alle dimensioni del prestito.

Un sindacato di collocamento è infatti un contratto stipulato fra più banche per ripartirsi il rischio derivante dall’impegno assunto in una data operazione finanziaria. Questo strumento è usato spesso per nuove emissioni di azioni, aumenti di capitale, prestiti obbligazionari o, come in questo caso, privatizzazioni.

Al momento infatti Intesa Sanpaolo si è impegnata a versare tutti i fondi necessari a Glencore e alla Qatar Investment Authority per acquistare il 19,5 per cento di Rosneft. Le quote dell’azienda russa erano state messe sul mercato dal governo di Mosca per riuscire a coprire i buchi di bilancio creati dalla situazione economica del paese dovuta proprio alle sanzioni internazionali.

Secondo alcune fonti interne a quattro banche occidentali citate da Reuters, le aziende di credito coinvolte stanno ancora cercando di analizzare le nuove sanzioni imposte dagli Stati Uniti per evitare successive controversie legali e di subire costi o perdite a causa della controversa situazione internazionale.

La banca di Torino, che ha diversi contatti in Russia e ha già portato a termine diverse operazioni in quel paese, aveva coinvolto alcune banche francesi, olandesi e statunitensi, tra cui Bnp Paribas, Natixis, Societe Generale, Baml, Citigroup, JP Morgan e Ing, oltre alle cinesi Bank of China e ICBC.

Secondo Reuters, anche se inizialmente gli intermediari si erano detti disposti a partecipare all’operazione, hanno poi bloccato tutto quando è scoppiata la controversia diplomatica nel Golfo arabo.

I banchieri interpellati dall’agenzia di stampa sostengono infatti che la situazione è diventata molto complicata, più di quanto è previsto normalmente in questi casi.

L’emirato del Qatar al momento è infatti impegnato in una controversia diplomatica con l’Arabia Saudita, il Bahrein, gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto, che accusano il piccolo regno di sostenere il terrorismo e di essersi alleato con l’Iran, accuse che Doha ha prontamente respinto al mittente.

Le banche coinvolte nell’operazione sono quindi anche preoccupate di danneggiare i propri rapporti d’affari con Ryad e gli altri paesi coinvolti nello scontro diplomatico.

Inoltre né la Qatar Investment Authority né Glencore hanno voluto fornire dettagli sull’operazione, spingendo le parti coinvolte da Intesa Sanpaolo a dubitare della convenienza di una transazione di cui non conoscono i beneficiari ultimi.

“La controversia regionale non ha aiutato”, ha affermato una fonte a Reuters. “Ma il vero problema è nato quando l’Unione europea si è unita agli Stati Uniti nell’inasprire le sanzioni contro la Russia”.

Rosneft, il suo amministratore delegato Igor’ Sečin e le maggiori banche statali del paese sono tutti soggetti a sanzioni internazionali imposte a seguito dell’annessione della penisola della Crimea da parte della Russia, avvenuta nel 2014 ai danni dell’Ucraina.

“Il sindacato di collocamento è bloccato a causa delle nuove sanzioni alla Russia, perché queste sono di così larga portata da impattare su ogni trattativa di questo tipo con aziende statali russe”, ha detto a Reuters una fonte anonima interna a una grande banca londinese coinvolta da Intesa Sanpaolo nell’operazione.

Le fonti interpellate dall’agenzia di stampa hanno chiesto di mantenere l’anonimato perché nessun dipendente di queste aziende è stato autorizzato a parlare dell’operazione, in quanto le trattative a riguardo sono riservate.

Intesa Sanpaolo, al momento, non ha voluto commentare la notizia. Secondo il governo italiano comunque il prestito concesso dalla banca di Torino è conforme alle norme internazionali e non viola le sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dall’Unione europea alla Russia.

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