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Collocato nell’abisso, la “storia nella storia” in Greenaway e Kaufman

Un libro del ricercatore Alessandro Cutrona analizza la tecnica narrativa della “mise en abyme” a cavallo tra cinema, letteratura e scienze sociali. Un estratto dell'opera:

Immagine di copertina

TPI pubblica di seguito un estratto del volume L’attualità della mise en abyme nelle opere di Peter Greenaway e Charlie Kaufman, firmato dal ricercatore Alessandro Cutrona e pubblicato dalle edizioni Mimesis nella collana eterotopie.

La ricerca tratta di cinema, letteratura e scienze sociali guardando alla tecnica della mise en abyme (letteralmente “collocato nell’abisso”). Questa espressione è stata coniata da André Gide nei Diari del 1893 per indicare un espediente narrativo, utilizzato in diverse tipologie di arti comunicative, con cui viene creato un tipo particolare di “storia nella storia”, dove la storia a livello più basso riassume alcuni aspetti della storia di livello più alto. Nel libro vengono esaminate in particolare le opere del pittore e regista Peter Greenaway e dello sceneggiatore Charlie Kaufman.

Qualunque mezzo di riproduzione ha il disperato bisogno di rappresentare la realtà e lo spazio tridimensionale, in un piano bidimensionale. La molteplicità è quella peculiarità che sta al principio, e caratterizza la mise en abyme, assieme alla sua stessa unicità. C’è sempre un appuntamento concordato, tra uno scrittore e il suo scritto, tra un pittore e la sua tela, tra un regista e il suo spettacolo per immagini. Ognuno diventa l’interlocutore di se stesso, attraverso l’estensione del pensiero che muta in più forme; la prima possibilità di doppio, risiede forse, in noi stessi.

Citazione tratta dal libro a pag. 27

Di seguito un estratto da L’attualità della mise en abyme nelle opere di Peter Greenaway e Charlie Kaufman di Alessandro Cutrona:

La società dello spettacolo è tuttora un fenomeno di massificazione, ma prima ancora dell’inizio della cultura di massa, eventi che riguardassero la collettività si manifestarono in altre epoche, nell’antichità, nel Medioevo e nel Rinascimento. Oggi come mai prima d’ora, l’uomo e i suoi sentimenti sono ridotti a merce in codici e algoritmi, sono l’epicentro delle scienze sociali e de “I Persuasori occulti”, titolo del celebre saggio di Vance Packcard. Secondo il sociologo statunitense, il consumatore associa gli impulsi emotivi nel suo subconscio alle peculiarità di un prodotto piuttosto che di un altro; va da sé che, la selezione e infine la scelta di visione di un programma, è fortemente caratterizzata da associazioni simboliche che si legano a stimoli sensoriali presenti nello spettatore. Esperti di advertising dei più noti brand su scala mondiale studiano scrupolosamente la condotta dell’utente-spettatore, al fine di saper vendere non solamente il prodotto, ma anche un pezzo di ideologia racchiusa in esso. “Essi ci vedono come un miscuglio di vaghe aspirazioni, di segrete e confuse velleità, complessi di colpa e blocchi emotivi irrazionali. Noi siamo adoratori di immagini, dediti ad atti impulsivi e compulsivi”.

I persuasori occulti o businessman qualsivoglia, imputano un contratto immateriale e intangibile con lo spettatore, puntando tutto ad un profitto estenuante di devozione e osservazione acritica, che radica le sue basi in un oligopolio tecnologicamente avanzato e fortemente criptico.

La figura dell’imbonitore si è solamente evoluta, non conoscerà estinzione né crisi, almeno fino a quando la “merce” non farà più da padrona del destino dell’uomo e della sua specie. Cosa stabilisce il limite oltre il quale questo processo di manipolazione deve limitarsi non è dato saperlo, almeno per adesso.

Essi vivono film di John Carpenter uscito nel 1988 è tuttora uno dei massimi esempi di come la propaganda totalitaria sia dominante e invasiva. Il protagonista, John Nada un lavoratore senzatetto di Los Angeles recandosi in una chiesa abbandonata, trova una scatola piena di occhiali da sole e quando ne indossa un paio, scopre che quegli occhiali funzionano da occhiali di critica all’ideologia. Vedere il vero messaggio che c’è dietro alla propaganda, alla pubblicità è il leitmotiv istruttivo del film.

Lo spettatore della società dello spettacolo ha l’urgenza di trovare un paio di lenti proprio identiche a quelle di John Nada, per rendersi conto finalmente, del mondo in cui vive, e quale Dio sta realmente professando. Occhiali di critica all’ideologia, a quella dittatura ancora non del tutto debellata che si insidia nella democrazia sottoforma di apparente libertà. “Slavoj Žižek: La forza materiale dell’ideologia fa in modo che io non veda ciò che mangio veramente. Non è solo la nostra realtà a schiavizzarci. La tragedia della nostra situazione, quando siamo schiavi dell’ideologia è che quando pensiamo di sfuggirne nei nostri sogni è lì che ci troviamo nell’ideologia”.

L’ideologia è quella cornice che si posiziona davanti la realtà ordinaria.