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Cos’è l’isola di Guam e perché appartiene agli Stati Uniti
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Credit: Reuters

Cos’è l’isola di Guam e perché appartiene agli Stati Uniti

L'isola, la più estesa delle Marianne, è situata dell'oceano Pacifico occidentale e ospita una base navale strategica della Marina militare e una delle forze aeree statunitensi

09 Ago. 2017
Credit: Reuters

Guam è un’isola situata nell’oceano Pacifico occidentale che appartiene agli Stati Uniti. È la più estesa e la più meridionale delle Isole Marianne e geograficamente appartiene alla Micronesia. Abitata da quasi 170mila abitanti, si estende per 541 chilometri quadrati, più o meno quanto la città di Sassari, in Sardegna.

Ceduta a Washington dalla Spagna insieme a Porto Rico e alle Filippine nel 1898, Guam, dal 1950, è un territorio non incorporato degli Stati Uniti.

Lo status dell’isola è quello di un territorio dipendente che si trova ad essere in libera associazione politica con la federazione statunitense, secondo un accordo dal quale la popolazione locale ha facoltà di affrancarsi tramite referendum.

È attualmente amministrata da un governatore eletto direttamente ogni 4 anni e il potere legislativo è in mano a un senato unicamerale che conta 15 membri eletti a suffragio universale in diversi turni e per un mandato di due anni.

Guam è storicamente un approdo fondamentale per le rotte che collegano la costa statunitense occidentale al sud est asiatico ed è un luogo strategico dal punto di vista militare per controllare il pacifico occidentale.

L’isola si trova a soli tre giorni di navigazione da Manila, nelle Filippine e a sei giorni dalle isole Hawaii, a nove giorni di navigazione da Seattle, nel nord ovest degli Stati Uniti e a poco più di 10 dalla base militare navale di San Diego, in California.

Guam si trova quindi a ovest delle isole Hawaii, a sud del Giappone e a est delle Filippine e insieme all’isola di Okinawa, in Giappone costituisce il centro del dispiegamento delle forze aeronavali statunitensi nel pacifico occidentale.

Durante la seconda guerra mondiale, tra l’8 e il 10 dicembre 1941, immediatamente dopo l’attacco di Pearl Harbour, la quarta flotta imperiale giapponese attaccò e invase l’isola, catturando la piccola guarnigione statunitense lì dispiegata.

Tre anni dopo, tra il 21 luglio e il 10 agosto del 1944, le forze statunitensi, guidate dal comandante Roy Geiger, invasero a loro volta Guam, al seguito dei leggendari “Lion Six” la squadra navale di avanguardia che per prima sbarcò sull’isola, conquistandola al prezzo di gravi perdite e uccidendo quasi tutti i soldati giapponesi che si rifiutarono di arrendersi e preferirono morire in battaglia.

Proprio nella giungla di Guam, nel 1972, fu scoperto il sergente giapponese Shoichi Yokoi che nel 1945 si era nascosto nella foresta per sfuggire alla cattura da parte dell’esercito statunitense e che aveva vissuto in una grotta per 28 anni, convinto che la guerra non fosse ancora finita.

Dopo la battaglia del 1944, sull’isola venne installata una base aerea per le operazioni di bombardamento da parte degli alleati nel teatro del Pacifico.

Furono costruiti cinque aeroporti, da dove decollavano i bombardieri B-29 per attaccare le forze giapponesi in patria e in tutto il Pacifico occidentale.

Sull’isola è quindi presente da oltre 70 anni, una base strategica della marina statunitense, situata nel porto di Apra, il maggiore e il più profondo dell’isola, insieme alla Andersen Air Force Base delle forze aeree degli Stati Uniti, nel nord dell’isola.

Dal 2009 è stato istituito a Guam il Joint Region Marianas, l’autorità che gestisce il comando congiunto delle due basi, la cui sede si trova a metà strada tra i due impianti, sulla collina di Nimitz.

Sull’isola sono dislocati almeno seimila militari statunitensi tra le due installazioni militari, che vedono la presenza di sottomarini nucleari, caccia-bombardieri e bombardieri strategici B-52 e B-1.

Secondo un documento segreto, pubblicato da WikiLeaks nel 2008, le basi di Guam rappresentano alcune delle più grandi e importanti installazioni militari statunitensi al mondo per i prossimi decenni e servono a mantenere una robusta presenza delle forze armate di Washington in quella che è considerata una delle zone più critiche del mondo.

A fronte delle tensioni nella penisola coreana e vista la necessità di combattere in Afghanistan e in Iraq, dal 2000 il Comando statunitense del Pacifico (Pacom) ha sviluppato e ampliato queste basi per le forze aeree e navali per migliorare la deterrenza e la proiezione di potere di Washington in Asia.

Diversi commentatori civili e militari in Cina sospettano che le installazioni degli Stati Uniti sull’isola siano rivolte contro gli interessi di Pechino, in particolare nella questione della difesa statunitense di Taiwan.

In Asia sudorientale infatti, la Cina rivendica gran parte del Mar cinese meridionale, così come è impegnata in una disputa con Vietnam, Taiwan, Filippine e Malesia per le isole Spratly e Paracel, che Pechino considera parte del proprio territorio.

Secondo il dipartimento della Difesa statunitense, l’esercito di liberazione popolare cinese ha concentrato le sue attenzioni su Guam, implementando le proprie forze sottomarine, sia quelle alimentate da energia nucleare che quelle a motore diesel-elettrico.

Nel novembre 2004 la Marina militare cinese inviò addirittura un sottomarino nucleare di classe Han nelle acque territoriali di Guam.

Nell’aprile 2007 l’ammiraglio Timothy Keating, comandante del Pacom, visitando l’isola, riconobbe che le basi ivi costruite miravano a dissuadere sia la Cina sia la Corea del Nord dall’attaccare gli alleati degli Stati Uniti nel Pacifico.

Entrambi questi paesi posseggono comunque la capacità di colpire le installazioni militari statunitensi a Guam. La Cina è uno dei tre paesi del mondo, insieme a Russia e Stati Uniti, che possiede la cosiddetta triade nucleare completa.

Pechino può infatti lanciare missili dotati di testata nucleare miniaturizzata sia da basi terrestri, che da sottomarini nucleari che da bombardieri strategici.

La Corea del Nord invece ha sviluppato solo recentemente nuove armi in grado di colpire le forze aeronavali guidate dal Joint Region Marianas, dispiegate a Guam. Il regime guidato da Kim Jong Un poi non ha la possibilità di lanciare missili da imbarcazioni né da velivoli.

Non è però ancora chiaro se la capacità balistica implementata da Pyongyang sia compatibile con la miniaturizzazione necessaria della componente nucleare da montare sui missili.

Se infatti è stata confermata la possibilità che la Corea del Nord lanci un missile in grado di colpire quantomeno Alaska e Hawaii, non si sa ancora se Pyongyang possa montare una testata nucleare su tali missili e se questi siano in grado di superare le difese balistiche sviluppate dagli Stati Uniti.

Per quanto riguardo la miniaturizzazione della testata nucleare, entra poi in gioco la variabile della quantità di plutonio necessaria a realizzare una bomba tanto piccola da poter essere montata su un missile.

Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), lo sviluppo di una testata nucleare necessita di almeno cinque chili di plutonio e Pyongyang non possederebbe più di 40 chili di questo materiale radioattivo, sufficiente per non più di otto missili, un arsenale ridotto rispetto a quello delle grandi potenze.

Le mappe che mostrano la minaccia della Corea del Nord

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