Me
13 paesi americani condannano le politiche di Maduro
Condividi su:
Credit: Reuters/Mariana Bazo

13 paesi americani condannano le politiche di Maduro

I ministri degli Esteri di diversi paesi del continente hanno detto di non riconoscere la nuova assemblea costituente venezuelana. Intanto Diego Armando Maradona ha dato il suo appoggio al governo di Caracas

09 Ago. 2017
Credit: Reuters/Mariana Bazo

Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costarica, Guatemala, Honduras, Giamaica, Messico, Panama, Paraguay e Perù rifiutano di riconoscere la nuova assemblea costituente venezuelana. I ministri degli Esteri dei 13 paesi, riunitisi a Lima, in Perù, hanno poi denunciato la violazione sistematica dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

In una dichiarazione congiunta, i paesi del continente hanno definito “illegittima” la nuova assemblea costituente voluta dal presidente Nicolas Maduro e ha denunciato l’interruzione dell’ordine democratico in corso nel paese.

La riunione ha visto la presenza di 17 ministri degli Esteri di paesi del continente americano e quattro di questi hanno deciso di non firmare la dichiarazione di Lima.

I rappresentanti dei 13 paesi hanno poi confermato il loro pieno appoggio all’assemblea nazionale, il parlamento dove l’opposizione è in maggioranza. “Quella che governa ora il Venezuela è una dittatura”, ha detto il ministro degli Esteri peruviano Ricardo Luna.

Affiancato dai suoi colleghi della regione, il ministro ha poi sottolineato l’importanza di un’azione comune dei paesi della regione per risolvere la crisi in corso a Caracas e fare pressione sul presidente Maduro perché ripristini la democrazia nel paese.

Il Perù è in prima linea contro il governo venezuelano da quando è iniziata la crisi, nei primi giorni di aprile. Il governo di Lima, guidato dal presidente centrista Pedro Pablo Kuczysnki, è stata più volte definito da Maduro, un burattino degli Stati Uniti, ricordando il passato di Kuczysnki come banchiere di Wall Street.

Kuczysnki ha invece pronosticato il fallimento economico del governo di Caracas. “Il Venezuela è economicamente alla frutta”, ha detto il presidente peruviano.

Il gruppo di paesi riunitisi a Lima ha fatto sapere che intende riunirsi di nuovo, finché la situazione a Caracas non tornerà sotto controllo. I ministri degli Esteri presenti hanno condannato anche la violazione sistematica delle libertà fondamentali, la violenza, la repressione e la persecuzione politica, la detenzione di prigionieri politici e la mancanza di libere elezioni.

Il ministro degli Esteri cileno Heraldo Munoz ha poi detto ai giornalisti che il gruppo di paesi firmatari della dichiarazione di Lima non intende interferire né mettere in dubbio la sovranità del Venezuela.

“Quello che vogliamo è ristabilire l’ordine democratico”, ha detto Munoz. “Il Cile non accetta colpi di stato o rivoluzioni militari”. Il vertice di Lima è avvenuto contestualmente alla riunione dei paesi ALBA, l’Alleanza Bolivariana per le Americhe, gli alleati regionali del Venezuela, riunitisi a Caracas.

Qui, i rappresentanti di  Antigua e Barbuda, Bolivia, Cuba, Dominica, Ecuador, Nicaragua, Saint Vincent e Grenadine hanno confermato l’appoggio al governo Maduro. Proprio in questa occasione, il ministro degli Esteri venezuelano ha criticato i risultati del vertice di Lima, prendendosela con la volontà degli Stati Uniti d’America di interferire con gli affari venezuelani e di impedire l’unità del continente latino-americano.

“Questa è una congiura contro l’unione della nostra America lanciata da un gruppo di paesi che seguono gli ordini dell’imperialismo americano per continuare ad aggredirci”, ha detto il ministro Jorge Arreaza.

Intanto non si fermano le proteste a Caracas e si fa più stretta la morsa del governo sulle istituzioni del paese. La nuova assemblea costituente, che già si riuniva nel medesimo edificio dell’assemblea nazionale, ha deciso di occupare l’aula del parlamento, impedendo ai deputati venezuelani legittimamente eletti di riunirsi.

Il nuovo organo costituzionale voluto dal presidente Maduro ha quindi approvato un decreto che obbliga tutti gli altri enti governativi a riconoscere i suoi poteri e ad aderire alle sue decisioni. L’ordine vieta inoltre all’assemblea nazionale, dove l’opposizione è in maggioranza, di intraprendere qualsiasi azione che interferisca con le leggi votate dall’assemblea costituente.

Nel frattempo, la Corte suprema del paese ha condannato a 15 mesi di carcere Ramon Muchacho, sindaco di Chacao, per non aver impedito ai manifestanti di protestare contro il governo.

Il presidente Maduro ha poi incassato l’appoggio dell’ex calciatore e campione del mondo, Diego Armando Maradona. “Siamo chavisti fino alla morte”, ha scritto Maradona sulla sua pagina ufficiale di Facebook.

“E quando Maduro ordina, io mi vesto da soldato per un Venezuela libero, per combattere contro l’imperialismo e quelli che tentano di impossessarsi della nostra bandiera”, ha aggiunto il campione argentino. “Viva la rivoluzione!!! Viva i venezuelani veri, non quelli interessati e coinvolti con le politiche di destra”.

L’Onu accusa Maduro per la morte di almeno 46 manifestanti durante le proteste in Venezuela

Il giornalismo richiede risorse e scegliere di mantenere gratuito l’accesso a un giornale indipendente come TPI significa dover contare anche sulla pubblicità: questa è la ragione per cui vedi tanti annunci. Se vuoi contribuire a migliorare il nostro giornale e leggere gli articoli senza pubblicità anche da mobile iscriviti a TPI Plus, basta davvero poco ➝ www.tpi.it/plus