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È iniziato il processo ai 486 imputati per il fallito golpe in Turchia

Molte di queste persone rischiano l’ergastolo e sono accusate di aver partecipato ai fatti avvenuti nella notte tra il 15 e il 16 luglio 2016 quando una parte dello stato maggiore turco cercò di rovesciare il governo

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In un tribunale situato appena fuori Ankara, in Turchia, è cominciato il processo in cui 486 persone sono accusate di aver preso parte al tentativo di colpo di stato del 15 luglio del 2016.

Gli imputati sono accusati di aver partecipato alle riunioni tenutesi alla base aerea di Akinci, che secondo le autorità turche è stata il quartier generale dei golpisti. Proprio da qui infatti è partito l’ordine di bombardare il parlamento.

Molte di queste persone rischiano l’ergastolo per crimini contro lo stato. Tra loro compaiono generali, piloti di F-16 e Fethullah Gülen, l’imam turco rifugiatosi negli Stati Uniti e accusato di essere la mente del fallito golpe. L’uomo sarà processato in contumacia.

La notte tra il  il 15 e il 16 luglio una parte dell’esercito turco provò a deporre il presidente Recep Tayyip Erdoğan, fallendo nel tentativo. I militari cercarono di occupare le televisioni, bloccando le principali città del paese e imponendo il coprifuoco.

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Negli scontri del fallito golpe morirono almeno 260 persone e oltre 2mila furono ferite. Dopo una notte di caos il presidente Erdogan dichiarò fallito il colpo di stato e annunciò che il governo legittimo aveva il pieno controllo della situazione.

Le autorità hanno accusato il movimento legato al leader musulmano Gülen di aver organizzato la rivolta. L’imam però ha sempre negato ogni responsabilità, dichiarandosi estraneo ai fatti.

Nel corso dell’anno il governo ha messo in atto una dura repressione, licenziando oltre 150mila impiegati dalle istituzioni statali e arrestando oltre 50mila persone accusate di sostenere Gulen.

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