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Cosa c’è da sapere sul codice di condotta per le Ong

Si è svolto il primo incontro tra i rappresentati del governo e le organizzazioni non governative sulle nuove regole da seguire per il salvataggio dei migranti in mare

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Credit: Reuters

Martedì 25 luglio, si è svolto al Viminale un primo incontro per la definizione del nuovo codice di condotta per le Ong, impegnate nelle operazioni di salvataggio in mare dei migranti.

“In un clima di collaborazione, sono stati illustrati i punti previsti dal Codice di condotta”, si legge nel comunicato rilasciato dal ministero dell’Interno.

L’incontro a porte chiuse è durato un paio d’ore. Hanno partecipato, oltre a rappresentanti delle organizzazioni coinvolte, anche funzionari del ministero dell’Interno, degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, delle Infrastrutture e dei Trasporti, del comando generale della Guardia di Finanza e del comando generale delle Capitanerie di porto.

L’intento del Viminale è quello di obbligare la Guardia costiera libica a soccorrere i migranti nelle proprie acque e stabilire regole certe e condivise per le organizzazioni umanitarie che operano a largo del Canale di Sicilia.

Questa non è stata però una riunione decisiva. Dopo questo primo confronto, le Ong potranno proporre emendamenti specifici al documento dal 28 luglio.

La prossima riunione servirà a cercare un punto di mediazione fra le richieste ritenute inaccettabili dalle Ong. Negli scorsi giorni, era trapelata una bozza del documento, la cui veridicità non è stata confermata dalle autorità.

Questo testo prevede il divieto di operare in acque libiche, di spegnere il trasponder di bordo, di accendere le luci per segnalare la presenza in mare e di fare telefonate per facilitare la partenza e l’imbarco dei migranti.

Le Ong inoltre devono impegnarsi a notificare alle autorità italiane le operazioni di soccorso avvenute, a non effettuare trasbordi da una nave all’altra, ad accettare a bordo ufficiali di polizia e a dichiarare le proprie fonti di finanziamento.

Il codice prevederebbe poi una collaborazione tra organizzazioni umanitarie e autorità italiane e le Ong dovrebbero recuperare il motore di bordo delle imbarcazioni da cui salvano i migranti, per evitare che vengano poi riutilizzate dai trafficanti.

“Non accetteremo la presenza della polizia a bordo, siamo un’organizzazione umanitaria, salviamo vite”, ha dichiarato Sandra Hammamy, dell’organizzazione SeaWatch ai giornalisti presenti fuori dal Viminale al termine della riunione“È chiaro a tutti come in questa questione l’Italia sia stata lasciata sola dall’Unione europea, ma non è giusto incolpare le Ong che sono l’anello debole della catena”.

In mare intanto continuano le partenze come le morti. La Ong spagnola Proactiva Open Arms ha trovato 13 cadaveri su un gommone carico di altri 167 migranti a largo delle coste della Libia.

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