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L’Egitto sta proteggendo l’Europa?
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proteste regeni
Credit: Reuters

L’Egitto sta proteggendo l’Europa?

A dichiararlo è stato il presidente del parlamento egiziano alla delegazione italiana guidata dal senatore Nicola Latorre che ha incontrato le autorità del Cairo e discusso del caso Regeni e del possibile ritorno dell'ambasciatore italiano nel paese nord africano

13 Lug. 2017
proteste regeni
Credit: Reuters

Il 10 luglio la delegazione del parlamento italiano guidata dal presidente della commissione difesa del Senato Nicola Latorre ha raggiunto l’Egitto, dove sono previsti una serie di incontri ufficiali con le autorità del paese africano.

Lunedì, i parlamentari italiani hanno incontrato il presidente del parlamento egiziano Ali Abdel Aal e il capo della commissione di difesa e sicurezza, il generale Kamal Amer.

“L’Egitto gioca un ruolo efficace nella protezione della sicurezza europea sia nel campo dell’immigrazione clandestina, sia nella lotta al terrorismo”, ha dichiarato Aal. “Il nostro paese vive in una regione in sommovimento e porta sulle spalle la grande responsabilità di proteggere la propria sicurezza e quella dell’area”, ha aggiunto il presidente del parlamento egiziano.

Confermata la collaborazione tra i due paesi nel campo della sicurezza, il presidente Latorre ha affrontato il tema della verità sul caso di Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato e ucciso nel 2016. “La nostra opinione pubblica si aspetta che la verità possa essere raggiunta al più presto”, ha dichiarato Latorre agli egiziani.

Anche Amnesty International Italia e l’associazione Antigone, che si interessa della tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale, hanno chiesto al governo del Cairo di collaborare con la magistratura italiana per trovare i responsabili dell’uccisione di Giulio Regeni. Una questione direttamente collegata alla presenza diplomatica italiana in Egitto.

“La misura consistente nel ritiro dell’ambasciatore italiano al Cairo non solo si giustificava con la gravità attribuita alla vicenda dalle istituzioni italiane, ma deve essere tuttora mantenuta come
principale strumento di pressione per ottenere piena collaborazione da parte dalle autorità egiziane”, hanno dichiarato Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia e Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone.

L’Italia infatti, nell’aprile 2016, ritirò il proprio rappresentante diplomatico nella capitale egiziana, proprio a seguito della mancata collaborazione del Cairo con i magistrati italiani. La famiglia del ricercatore non solo ha chiesto di non rinviare l’ambasciatore italiano in Egitto ma spera che anche altri paesi seguano l’esempio di Roma e ritirino i propri ambasciatori.

“I diritti umani si tutelano anche, quando necessario, con pressioni diplomatiche particolarmente intense e durature nel tempo”, hanno aggiunto Marchesi e Gonnella.

Martedì 11 luglio, la delegazione ha invece incontrato il presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi. Il portavoce ufficiale della presidenza Alaa Youssef, citato dall’agenzia di stampa Mena, ha confermato l’impegno da parte del presidente e dell’Egitto a scoprire i responsabili dell’uccisione di Giulio Regeni.

“Il presidente Al Sisi ha affermato l’importanza di proseguire la cooperazione stretta e continua fra gli inquirenti nei due paesi, segnalando, in questo contesto, il pieno impegno dell’Egitto a operare per svelare le circostanze di questo incidente e la verità, per giungere ai suoi autori e consegnarli alla giustizia”, ha dichiarato Youssef.

“Durante l’incontro sono stati discussi i mezzi per riattivare le relazioni politiche fra i due Stati ed è stato passato in rassegna l’insieme degli sviluppi del caso dello studente italiano Regeni”, ha aggiunto Youssef.

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