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Quali sono le Ong che soccorrono i migranti nel Mediterraneo

Ecco le attività e le imbarcazioni delle organizzazioni non governative che salvano le vite di chi attraversa il mare per raggiungere l'Italia

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Credit: Reuters

Domenica 2 luglio si è tenuto a Parigi un incontro tra il ministro dell’Interno italiano Marco Minniti, l’omologo francese Gérard Collomb, il tedesco Thomas de Maiziere e il commissario europeo Dimitris Avramapoulos, per mettere le basi di una prima soluzione all’emergenza migranti.

Il vertice informale precede la riunione del prossimo giovedì a Tallinn, in Estonia, tra i ministri degli interni dell’Ue nella quale sarà anche discussa la regolamentazione delle azioni e dei finanziamenti delle organizzazioni non governative (Ong) attualmente operative nel Mediterraneo.

Tra i primi punti d’intesa concordati ed elencati sul documento che sarà presentato al vertice di Tallin, c’è la necessità di limitare la libertà di movimento delle navi delle Ong.

Il testo italiano, che ha ottenuto l’appoggio di Parigi e Berlino, vede tra i punti qualificanti un codice di condotta per le Ong: potrebbero essere vietati l’ingresso in acque libiche, lo spegnimento del trasponder di bordo per la localizzazione e i segnali luminosi. La regia delle operazioni dovrebbe essere riportata in maniera più definita sotto l’egida della Guardia Costiera.

Il protocollo sulle Ong potrebbe spingersi a bloccare l’accesso in porto a chi non è in regola.

Secondo alcuni, le restrizioni alle attività dalle Ong si tradurranno in un progressivo abbandono dei migranti al loro destino, lasciando scoperta l’area Sar, dove sono permesse le operazioni di salvataggio e dove operano la maggior parte delle navi umanitarie – e in minima parte quelle di Frontex.

A indagare sul tipo di attività condotta dalle Ong era intervenuta anche la procura di Catania che, attraverso un’intervista rilasciata dal procuratore capo Carmelo Zuccaro al quotidiano La Stampa, aveva posto l’accento su presunti legami tra le organizzazioni che operano nel soccorso in mare dei migranti e gruppi di scafisti libici. Esternazioni che sono state poi oggetto di rettifica e di precisazioni da parte di Zuccaro.

“Sul ruolo di alcune Ong sulle operazioni di salvataggio di migranti abbiamo delle ipotesi di lavoro, che non sono al momento prove”,  dichiarava all’Ansa il procuratore capo.

Zuccaro infatti ha poi precisato di “avere denunciato un fenomeno, e non singole persone”.

Nonostante questo, e la mancanza di prove concrete che denuncino i rapporti di collaborazione tra le Ong e i trafficanti di migranti, le dichiarazioni di Zuccaro hanno creato un clima di particolare attenzione verso l’operato di queste organizzazioni non governative che in più riprese hanno dovuto diramare comunicati stampa in difesa delle loro attività.

– LEGGI ANCHE: Perché le Ong che aiutano i migranti in mare sono al centro di un’accesa polemica

Ma quali sono e come operano le Ong attualmente impegnate nelle operazioni di salvataggio?

Le organizzazioni non governative impegnate nelle attività di soccorso sono: Moas, Sos Méditerranée, Sea Eye, Sea Watch, Proactiva Open Arms, LifeBoat, Jugen Rettet, Medici Senza Fronteiere, Save The Children.

Tutte le Ong hanno espressamente specificato di agire sotto Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo (MRCC) di Roma. Nel caso di navi che non hanno la possibilità di trasportare a terra i migranti, le persone soccorse vengono trasferite su altre navi, per esempio della Guardia Costiera italiana o dell’operazione Sophia.

Anche la gestione delle imbarcazioni – una volta terminato il salvataggio – è coordinata con l’MRCC, con modalità differenziate a seconda della tipologia.

Moas – Migrant Offshore Aid Station – è stata la prima organizzazione della società civile a operare nel Mediterraneo ed è una delle più avanzate dal punto di vista della tecnologia utilizzata. Oltre a utilizzare una nave da 40 metri – la Phoenix, alla quale da giugno a dicembre 2016 si è affiancata la Topaz Responder – può contare su due droni e due Rigid-hulled Inflatable Boats (Rhibs) – ossia piccoli gommoni semi rigidi. A bordo c’è un team di marinai, uno di ricerca e soccorso, e personale di emergenza medica.

Proactiva Open Arms ha sede a Badalona, è stata fondata a settembre del 2015 da Oscar Camps, professionista del soccorso marittimo sulle coste spagnole. Proactiva utilizzala nave Golfo Azzurro, un peschereccio battente bandiera di Panama che può ospitare fino a 400 persone.

LifeBoat è una piccola organizzazione nata dall’iniziativa del ceo Karl Treinzen e di un gruppo di privati. Da luglio del 2016 è operativa nel Mediterraneo con una piccola nave. Prima di allora, ha supportato missioni di salvataggio nel Mar Egeo.

L’equipaggio è composto interamente da volontari. La nave utilizzata da LifeBoat è l’unità più piccola presente nell’area, con soli 23 metri di lunghezza per 40 metri quadrati di superficie. Per questa ragione può solo assistere i migranti in caso di emergenza.

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Jugend Rettet è stata registrata a giugno del 2015 in Germania da un gruppo di ragazzi di Berlino. L’imbarcazione usata dalla Ong è la Iuventa, che misura 33 metri e pesa 184 tonnellate. A bordo ci sono tra le 12 e le 15 persone, tutte volontarie.

Sos Méditerranée è stata fondata in Germania nel maggio 2015 dall’ex ammiraglio della Marina tedesca Klaus Vogel. Si tratta di una una rete con tre sotto-organizzazioni affiliate: una tedesca, una francese e una italiana, che è l’ultima ad essere stata creata nel febbraio 2016.

Le operazioni della Ong sono iniziate il 26 febbraio 2016 e sono condotte con la nave Aquarius, lunga 77 metri e in grado di navigare durante tutti i periodi dell’anno, noleggiata da un armatore tedesco. A bordo, oltre al team dell’organizzazione, si trova anche personale sanitario di Medici senza Frontiere.

Sea Eye è un’organizzazione no profit nata nel 2015, dopo la fine dell’operazione Mare Nostrum. L’organizzazione dispone di due navi di proprietà, la Sea Eye e la Seefuchs (attiva da maggio). Sono due vecchi pescherecci lunghi 26 metri, utilizzati per il trasporto di pesce e riequipaggiati per il soccorso in mare.

Alle due navi si aggiunge anche un aereo ultraleggero, il Sea-Watch Air. L’organizzazione può oggi contare su 150 persone attive e una rete di partner.

Medici Senza Frontiere (Msf) è la Ong internazionale con una sede dislocata in Italia. Opera con due navi: in proprio con la Prudence, battente bandiera italiana; in collaborazione con Sos Mediterranee, svolgendo attività sanitaria a bordo della Aquarius. 

La Prudence è una nave commerciale di 75 metri di lunghezza, che può ospitare a bordo 600 persone e altre 400 in caso di estrema necessità. Con 13 persone dello staff di Msf a bordo, tra cui diversi italiani, e 17 membri dell’equipaggio, la nave è fornisce primo soccorso a bordo ed è dotata di ambulatorio, farmacia e aree per trattare i casi più vulnerabili.

Dall’inizio delle operazioni nel Mediterraneo centrale nel 2015, Msf ha soccorso direttamente o assistito più di 56mila persone in fuga da guerre, persecuzioni o povertà.

Sea Watch è una piccola Ong tedesca con sede a Berlino, fondata alla fine del 2014, opera con la nave Sea Watch 2, battente bandiera olandese, con un equipaggio di 16-17 persone e un aereo da ricognizione.

Save The Children è la Ong internazionale con una sede anche in Italia. Opera nel Mediterraneo con la nave Vos Hestia di stanza ad Augusta. È lunga 59 metri, può accogliere fino a 300 persone per volta e si avvale di due gommoni di salvataggio gestiti da squadre specializzate.

Martedì 4 luglio la Commissione europea ha varato un piano per aiutare l’Italia a gestire lo straordinario afflusso di migranti sulle proprie coste e ridurre gli arrivi lungo la rotta del Mediterraneo centrale.

 

 

 

L’articolo, nella versione precedente, conteneva alcune imprecisioni, poi corrette, che ci sono state segnalate dal lettore Tommaso Gandini.