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La peggior squadra di calcio di sempre

Il Tasmania Berlin, nel suo unico anno nella massima divisione tedesca, ha raggiunto un numero di record negativi ancora ineguagliato

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Nel 1994 il regista Tim Burton volle dedicare un film alla vita di Ed Wood, un suo collega morto nel 1978 che numerosi critici cinematografici hanno definito il peggior regista di sempre. Se Tim Burton avesse deciso di raccontare la storia dei peggiori nel mondo del calcio, anziché nel cinema, con tutta probabilità avrebbe girato un film sul Tasmania Berlin.

Ovviamente, come esistono sicuramente centinaia di film di qualità inferiore a quelli di Ed Wood, esistono anche centinaia di squadre ben più scarse del Tasmania Berlin, ma le gesta negative di questa squadra di calcio tedesca restano ancora negli annali, al punto che secondo molti questa piccola società dal nome esotico resta sinonimo di record negativo.

Oggi la città di Berlino è rappresentata nella massima serie della Bundesliga solo dall’Hertha, ma in realtà questa non è assolutamente l’unica squadra della capitale tedesca. La divisione della città, arrivata proprio negli anni in cui il calcio prendeva sempre più piede in tutto il mondo, ha forse frenato lo sviluppo di numerosi club cittadini, che però esistono a decine.

Come Londra, infatti, anche Berlino ha una tradizione di squadre di quartiere, quartieri che fino al 1920 – meno di un secolo fa – erano in gran parte ancora comuni autonomi, unificati c0n il Gross Berlin Gesetz che fece considerevolmente crescere le dimensioni della città e contribuì a rendere Berlino un vivace centro culturale anche negli anni in cui la Germania era piegata da una delle più grandi inflazioni mai viste sulla faccia della terra.

Il Tasmania Berlin nacque nel 1900 nel comune di Rixdorf, quello che oggi è il quartiere berlinese di Neukolln. Il nome esotico della squadra si dice, senza particolari conferme, derivi dal fatto che tra i fondatori ci fossero alcune persone che erano emigrate in Australia.

Dopo decenni di prestazioni “senza infamia né lode”, negli anni Sessanta avviene una di quelle cose che mai i tifosi del Tasmania si sarebbero attesi. Come il pattinatore su ghiaccio australiano Steven Bradbury, arrivato alle Olimpiadi di Salt Lake City del 2002 senza essere minimamente tra i favoriti e reduce da due brutti infortuni, ma ritrovatosi con la medaglia d’oro al collo per la squalifica di un avversario nel primo turno e per la caduta di tutti gli altri concorrenti in semifinale e in finale, per il Tasmania – che per puro caso ha un nome originario dell’Australia, proprio come Bradbury – arriva un’occasione inattesa.

Al termine della stagione calcistica 1964-1965, infatti, l’Hertha Berlino, che aveva concluso il campionato con una salvezza di misura, venne retrocessa d’autorità per aver violato la regola dei salari dei giocatori. La situazione politica di Berlino all’epoca non era delle più rosee: pochi anni prima, nel 1961, la DDR aveva accerchiato il settore ovest della città con la costruzione del muro, e la maggior parte dei giocatori della Repubblica Federale Tedesca preferiva non andare a giocare a Berlino Ovest. Per questo, la squadra di Berlino, iniziò a pagare i giocatori con cifre che andavano oltre il limite stabilito dal regolamento, incorrendo nella squalifica.

Decisa la retrocessione dell’Hertha, il delicato momento politico della città di Berlino fece decidere alla federazione calcistica tedesca che la squadra che avrebbe sostituito i biancoblu sarebbe dovuta essere anch’essa di Berlino.

All’epoca non esisteva ancora la Bundesliga 2, equivalente della Serie B italiana, e sotto la Bundesliga c’era la Regionalliga, una serie di leghe regionali le cui migliori squadre si scontravano alla fine del campionato in un piccolo girone per essere promosse.

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La squadra berlinese che aveva fatto il miglior campionato in questa serie era il Tennis Borussia Berlin, che si era addirittura qualificata per uno dei girone di promozione, dove era arrivata ultima dietro il Bayern Monaco (sì, è incredibile, ma all’epoca era nella seconda divisione), il Saarbrucken e l’Alemannia Aachen. La federazione però, trovò inopportuno promuovere questa squadra se non fossero state promosse anche tutte le squadre che la avevano battuta nel girone, e quindi, nonostante fosse stata la migliore delle berlinesi, decise di passare oltre.

La seconda scelta fu lo Spandauer SV, arrivata seconda nella lega berlinese della Regionalliga che, a sorpresa, declinò l’invito a partecipare alla massima serie. La federazione, allora, decise di rivolgersi alla terza classificata del girone locale dell’attuale capitale tedesca, o meglio del suo settore Ovest: il Tasmania Berlin, che sorprendentemente accettò.

L’anno successivo, la memorabile stagione calcistica 1965-1966, in Italia è ricordata per il decimo scudetto dell’Inter, di quella Grande Inter allenata da Helenio Herrera la cui formazione, “Sarti, Burgnich, Facchetti…”, è ancora oggi ricordata a memoria, come un mantra, non solo dagli interisti, ma da tutti gli amanti del calcio.

In Germania, quella stessa stagione, si consumava una delle prestazioni più negative che una squadra abbia mai compiuto in una massima serie calcistica. Il Tasmania Berlin, quell’anno, non si limitò ad arrivare ultimo: arrivare ultimi è una cosa che, purtroppo, capita ogni anno a una squadra di calcio, può renderti una squadra di calcio modesta, sì, ma non è sufficiente e rendere la peggiore.

Il Tasmania Berlin raggiunse una serie particolarmente lunga di record negativi, la maggior parte dei quali ancora imbattuti. In un anno, la povera compagine berlinese totalizzò appena 8 punti: le vittorie all’epoca valevano due punti e non tre, ma diversamente si sarebbe comunque fermato ad appena 10 punti, mettendo così in bacheca il primo dei record negativi.

Oltre a questo, in un anno il Tasmania raggiunse il primato del minor numero di vittorie in un campionato, appena due (eguagliato poi nel 1975 dal Wuppertaler), il maggior numero di sconfitte (28), il minor numero di vittorie in trasferta (neanche una), il maggior numero di partite consecutive senza vincere (31), il maggior numero di sconfitte consecutive (10, raggiunto dall’Arminia Bielefeld nel 2000), il minor numero di goal fatti (15), il maggiore di goal subiti (108), la peggior sconfitta in casa (9-0 dal Meidericher) e ben 827 minuti consecutivi senza segnare un goal, primato quest’ultimo mantenuto fino al 1993. Come ciliegina sulla torta, contro il Borussia Moenchengladbach collezionò anche il record del minor numero di spettatori allo stadio: appena 827.

Il numero di primati negativi risulta quasi impressionante, lo è ancora di più se pensiamo sia avvenuto in una sola stagione. Dopo quell’anno, il Tasmania sprofondò nelle serie minori, fino al 1973, anno in cui dichiarò la bancarotta e chiuse i battenti. nel 2000, però, la squadra è stata rifondata, e il nuovo club milita nelle divisioni minori tedesche.

Il fatto che il testimone sia stato raccolto da altri e questa squadra non sia stata relegata alla storia dei record negativi, dimostra che il calcio è anche questo. Che forse nessuno di noi si augura di essere tifoso del Tasmania, nessuno può sapere cosa significhi dover andare a in ufficio, al bar, a scuola, tra gli sghignazzi degli altri dopo la 31esima partita senza vittorie e dopo il gol subito numero 108, ma questa squadre resta un pezzo di storia del calcio. Di un calcio che ormai sta diventando diverso.