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La storia della ragazza di 15 anni assolta dopo aver ucciso il suo stupratore in Messico

La procura generale di Città del Messico ha scagionato Itzel, che era stata accusata di omicidio volontario per essersi difesa da uomo che aveva abusato di lei

Immagine di copertina

Era l’1 giugno 2017 quando Itzel, una ragazza di 15 anni, è stata aggredita per strada in pieno giorno mentre si trovava vicino la stazione della metropolitana di Taxquena, a Città del Messico. Era uscita da poco da scuola e aspettava che suo padre andasse a prenderla.

Un uomo di circa 30 anni le si è avvicinato, l’ha minacciata con un coltello e l’ha costretta a seguirlo. La 15enne ha chiesto aiuto ai passanti ma nessuno si è fermato. L’uomo l’ha portata sotto un ponte dove ha abusato di lei per oltre due ore.

Alla fine Itzel è riuscita a strappargli il coltello di mano e lo ha colpito. A quel punto è intervenuta la polizia.

L’aggressore di Itzel è morto il giorno successivo in ospedale, a causa delle ferite riportate, e la ragazza è stata accusata di omicidio volontario.

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Al suo fianco si sono schierate le associazioni femministe e gran parte dell’opinione pubblica, che con l’hashtag #EnDefensaPropria hanno chiesto l’applicazione della legittima difesa per l’adolescente.

Il 29 giugno la procura generale di Città del Messico l’ha scagionata. “La vittima non ha alcuna responsabilità perché ha agito per legittima difesa, perché la sua integrità fisica e la sua vita erano a rischio”, si legge nel provvedimento.

Itzel aveva denunciato l’ingiustizia subita in un video su YouTube, dove il suo volto non è inquadrato perché lei è ancora minorenne.

Si stima che in media sei donne vengono uccise ogni giorno in Messico.

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