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Chi è Lara Bombonati, la foreign fighter italiana che voleva morire per l’Isis

La 26enne piemontese è stata arrestata prima che raggiungesse il suo futuro marito in Belgio. Da qui voleva andare in Siria, a combattere per il sedicente Stato Islamico

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Nella notte tra il 22 e il 23 giugno la Digos ha fermato a Tortona, in provincia di Alessandria, una donna di 26 anni con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo internazionale.

La ragazza piemontese si chiama Lara Bombonati. È originaria di Garbagna, un paese sulle colline di Tortona, ma è nata a Milano. I suoi movimenti erano monitorati da tempo dall’intelligence italiana e i controlli si erano intensificati a partire da gennaio, per capire se facesse parte di una rete terroristica.

Il 26 giugno il gip di Alessandria Tiziana Belgrano ne ha convalidato l’arresto. La donna – detenuta nel carcere delle Vallette di Torino – è comparsa davanti al giudice delle indagini preliminari del tribunale di Alessandria, assistita dall’avvocatessa Laura Nicoletta Masuelli. Bombonati si è avvalsa della facoltà di non rispondere ed è stata riportata nel carcere torinese.

Secondo gli investigatori, Lara Bombonati voleva morire da martire in Siria, come combattente del sedicente Stato Islamico.

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La Digos ha bloccato la donna poche ore prima della partenza per Bruxelles, dove avrebbe dovuto incontrare il suo futuro marito. Il matrimonio le avrebbe consentito di rientrare in Siria, dove era stata espulsa dalla polizia turca a gennaio del 2017.

Il primo compagno di Lara era stato Francesco Cascio: lui si era trasferito nel 2011 ad Alessandria in cerca di lavoro. L’anno successivo i due si erano sposati. Insieme a Cascio, che era originario di Trapani, avevano iniziato un percorso di conversione all’islam.

Alcune fonti riportano che Cascio, identificato come un foreign fighter, sarebbe deceduto mesi fa durante un’irruzione in un campo di addestramento siriano. Con lui Bombonati è accusata di avere combattuto il jihad in Siria.

Quando Lara e Francesco si sono conosciuti, lei sognava ancora un futuro come grafica, o come disegnatrice. Realizzava fumetti con la sorella gemella Valentina. Dopo il matrimonio i due hanno vissuto per un periodo anche a Castellammare del Golfo, sulla costa siciliana tra Palermo e Trapani. 

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Dalle prime ricostruzioni, la conversione di Lara Bombonati all’Islam è avvenuta dopo le nozze. Da quel momento la donna ha iniziato a portare il niqab – il velo che lascia scoperti solo gli occhi. Anche suo marito si era convertito all’Islam. Si faceva chiamare Muhammad, e prima di partire la Siria – nel 2014 – andava alla moschea di Tortona tutti i giorni.

I due sposi avevano contatti con altri musulmani radicalizzati e residenti in Belgio. Nel 2016 Lara raggiunse Francesco in Siria, dove trascorse alcuni mesi in un campo di addestramento.

Come riporta il Corriere della Sera, il 13 ottobre 2016 i famigliari di Lara avevano denunciato alla polizia la scomparsa della figlia e del genero, con cui non riuscivano più a mettersi in contatto dopo che i due erano andati in Turchia per studiare il Corano.

Da quel momento di Lara non si sa più nulla. Sui suoi ultimi spostamenti le informazioni non sono ancora chiare. A inizio 2017, espulsa dalla Turchia, è tornata in Piemonte, ma non a Garbagna, bensì a Tortona, dove si sentiva meno controllata.

Durante il periodo di addestramento al confine turco, Lara aveva imparato a nascondere le sue tracce. Per la partenza verso il Belgio, Bombonati aveva fatto sparire tutto, dal telefonino al pc, pronta a partire con pochissime informazioni imparate a memoria.

Su una delle sim della ragazza, gli investigatori hanno trovato il contatto Telegram intestato ad Amine Mohamed Benslimane, un 36enne algerino, segnalato in Italia come terrorista. I suoi nomi sull’app di messaggistica sono @Talha e @Abou.

Il recapito di quest’uomo risulta l’unica utenza registrata nel telefono di Lara, che non rientra tra i contatti dei familiari. Un segno delle intenzioni ancora poco chiare della foreign fighter italiana.