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Perché trascorriamo i weekend nel modo sbagliato

Secondo la psicologia positiva, il tempo libero del fine settimana va investito non in svaghi casuali, ma in attività impegnate, fondamentali per l'autorealizzazione personale

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Non dover andare in ufficio e avere a che fare con mail e riunioni nel weekend, già di per sé è qualcosa di riposante.

Ma se il lunedì, dopo due giorni di pausa, siamo più stanchi di prima, potrebbe esserci una spiegazione: abbiamo trascorso il fine settimana nel modo sbagliato.

Dopo una lunga settimana di lavoro, la tentazione è sempre quella di stendersi sul divano, davanti a una partita o a una serie di Netflix, in modalità relax e pigrizia. La psicologia positiva consiglia però un nuovo modo di impiegare il tempo libero del nostro fine settimana.

Secondo il sociologo Robert Stebbins dell’Università di Calgary, la maggior parte del tempo libero si divide in due categorie: casuale e impegnato.

Gli svaghi casuali sono di breve durata, immediatamente gratificanti e spesso passivi. Includono attività come il bere, lo shopping online e le maratone di serie tv.

Queste occupazioni offrono un piacere istantaneo: spingono il cervello a liberare dopamina e fornire un comfort immediato e rilassante. In una cultura in cui la maggior parte della gente è sovraccaricata dalle fatiche lavorative della settimana, il tempo libero del fine settimana serve a decomprimere la fatica.

Le attività di svago impegnate offrono vantaggi e benefici maggiori: sono più soddisfacenti per la propria realizzazione.

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L’autorealizzazione è l’apice dello sviluppo umano, secondo lo psicologo umanista Abraham Maslow, che lo descrive come “il desiderio di diventare più di ciò che si è, diventare tutto ciò che si è capaci di diventare”.

Il tempo libero casuale, passivo e divertente, per quanto necessario non ti permetterà di autorealizzarti. L‘obiettivo del fine settimana e del tempo libero dovrebbe essere proprio la felicità eudaimonica, quel senso di benessere che nasce dall’aver svolto attività significative e impegnate che ti fanno crescere come persona.

L’ideale, secondo questa corrente di pensiero, sarebbe trascorrere il fine settimana svolgendo attività di svago ricche di significato. Se non siamo molto bravi nel trascorrere il nostro tempo libero, probabilmente è perché siamo troppo bravi al lavoro.

Nel suo celebre saggio Elogio dell’ozio, pubblicato nel 1932 da Bertrand Russell, lamentava la qualità del tempo libero in un mondo sempre più meccanizzato:

C’era una volta una capacità di leggerezza e di gioco che è stato in qualche modo inibito dal culto dell’efficienza. I piaceri delle popolazioni urbane sono diventati principalmente passivi: andare al cinema a vedere un film, assistere a partite di calcio, ascoltare la radio e così via. Ciò deriva dal fatto che le loro energie attive sono pienamente occupate dal lavoro. Se avessero più tempo libero, godrebbero nuovamente dei piaceri in cui hanno una parte attiva.

La situazione che descriveva Russel più di ottant’anni fa è divenuta oggi ancora più estrema. I dispositivi ci tengono connessi ai nostri luoghi di lavoro durante la notte e nei fine settimana. I nostri uffici si sono trasferiti nelle nostre tasche e nelle nostre borse.

Il concetto di tempo libero diventa obsoleto o considerato un fallimento, se non viene usato per monetizzare.

In una società in cui vivere equivale a lavorare, in cui la carriera è la nostra identità, paradossalmente trascorrere un buon weekend significa lavorare a piacimento.

Dovremmo imparare a essere altrettanto esigenti sulla qualità del nostro tempo libero, quanto lo siamo sulla qualità del nostro lavoro, sostiene Katrina Onstad, autrice del libro The Weekend Effect.

L’autrice ha intervistato diverse persone che tengono molto alla qualità dei loro fine settimana e li utilizzano con saggezza.

“Quello che ho scoperto mi ha sorpreso”, dice Onstad. “Avevano appreso che un buon fine settimana non è quello in cui si spegne il cervello. Al contrario, si tratta di correggere quel prezioso tempo libero per scopi significativi: quanto più è dura la ricerca, tanto più è gratificante”.

In primo luogo bisogna socializzare. Le religioni usavano i fine settimana per le loro pratiche, assicurando alle persone di aggregarsi almeno una volta a settimana.

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Con la crescente secolarizzazione della società, dobbiamo fare uno sforzo per riempire quel buco e contrastare l’aumento del numero di persone che si isolano.

La socializzazione rafforza inoltre il sistema immunitario e aumenta la salute mentale, riducendo la depressione. Le attività passive e lo svago solitario, come l’uso di social network o videogiochi, rafforzano questa tendenza alla solitudine.

Dagli origami alle attività di volontariato, la chiave è la socializzazione impegnandosi in un hobby comune. Avere chiaro il proprio obiettivo e il significato dell’attività che si sta portando avanti aiuta l’autorealizzazione.

La maggior parte di chi svolge attività altruistiche o filantropiche hanno un significato e una finalità chiara, il punto cruciale dell’autorealizzazione. Dedicare del tempo agli altri può dare la sensazione che il tempo si allunghi.

Un altro punto fondamentale per rendere un weekend positivo è il gioco. Per definizione, il gioco non ha alcun risultato pratico né necessita di un inizio e una fine. Una vita priva di giochi è pericolosa: uno studio ha scoperto che un’assenza di gioco nell’infanzia era un tratto condiviso tra gli assassini. 

Non esiste una ricetta per un weekend perfetto, ma forse la sovrapposizione di tempo libero impegnato e di quello casuale possono avere un ruolo fondamentale.