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Il giurista Stefano Rodotà è morto all’età di 84 anni

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Si è spento all’età di 84 anni il giurista Stefano Rodotà. È stato costituzionalista, politico e accademico italiano.

È stato eletto deputato per la prima volta deputato della Repubblica nel 1979 come indipendente nelle file del Partito Comunista. Ha insegnato a Oxford, in Francia, in Germania e negli Stati Uniti. Nel 1997 durante il primo governo Prodi venne nominato garante della privacy e arrivò a presiedere il gruppo di coordinamento dei Garanti per il diritto alla riservatezza dell’Unione Europea.

Ancora deputato dal 1983 al 1992 tra i banchi della Sinistra Indipendente e quindi presidente del Pds per due anni, fino al 1993, vent’anni dopo, nel 2013, il nome del giurista calabrese, originario di un famiglia della comunità arbëreshë del Cosentino, per pochi giorni figurò tra i papabili al posto di Presidente della Repubblica.

Fu votato dai parlamentari del Movimento 5 Stelle, da quelli del gruppo Sinistra Ecologia Libertà e da alcuni del Partito Democratico. Proprio quest’ultimo partito, alla fine, preferì votare per la rielezione del presidente uscente, Giorgio Napolitano.

Attivo oppositore del governo Renzi, ne criticò sia la riforma del mondo del lavoro che della Costituzione. Osservatore sempre lucido della realtà, i suoi contributi maggiori riguardarono soprattutto il diritto costituzionale e il rapporto tra i diritti fondamentali e quelli relativi alle tecnologie dell’informazione.

Diversi suoi studi si focalizzarono sul tema della privacy delle informazioni digitalizzate degli utenti.  “Oggi i cittadini sono carne da tweet e da slide, confinati alla passività, ridotti ad una merce messa su un mercato che è quello delle istituzioni”, dichiarò Rodotà.