Me
Cosa sappiamo sull’attentato nella stazione centrale di Bruxelles
Condividi su:
Militari alla stazione di Bruxelles. Credit: Reuters

Cosa sappiamo sull’attentato nella stazione centrale di Bruxelles

Un uomo ha cercato di far esplodere un ordigno, ma è stato ucciso dalle forze dell'ordine. Non ci sono state vittime

21 Giu. 2017
Militari alla stazione di Bruxelles. Credit: Reuters

Il 20 giugno un’esplosione ha avuto luogo nella stazione centrale di Bruxelles, in Belgio, senza causare vittime. In seguito a tale episodio, i militari che stavano pattugliando la zona hanno ucciso l’uomo sospettato di aver portato il materiale esplosivo sul posto.

Ma cosa sappiamo finora su quanto accaduto?

Intorno alle ore 20:30 del 20 giugno un uomo è entrato nella stazione centrale di Bruxelles, il secondo più trafficato scalo ferroviario del Belgio, situato in una delle zone maggiormente frequentate della capitale.

Secondo alcuni testimoni avrebbe poi gridato “Allahu Akbar!” e successivamente fatto esplodere il trolley che aveva con sé, causando una piccola esplosione. In risposta, i militari di pattuglia presso la stazione hanno aperto il fuoco contro l’uomo, uccidendolo.

Nelle ore successive, tutta la zona della stazione centrale, nel cuore di Bruxelles, è stata messa in sicurezza e chiusa al traffico e ai pedoni dalle forze dell’ordine.

Secondo quanto riferito dal ministro dell’Interno belga Jan Jambon, l’obiettivo dell’uomo era quello di causare una grande esplosione. I media hanno parlato di un errore nella detonazione della bomba, ma al momento non sono noti altri elementi.

Sul corpo dell’uomo, una squadra di artificieri ha inoltre trovato una cintura esplosiva artigianale.

Al momento le autorità non hanno diffuso l’identità del sospetto attentatore, dichiarando solo che si tratta di un cittadino marocchino di età intorno ai 37 anni residente a Molenbeek, una zona di Bruxelles nota per la forte presenza di popolazione musulmana dove negli anni vi hanno trovato rifugio diversi terroristi legati al sedicente Stato Islamico.

LEGGI ANCHE: Belgistan – il reportage di Davide Lerner da Molenbeek

A fronte di questi elementi, il portavoce della procura di Bruxelles Eric van der Sypt ha dichiarato che quanto accaduto alla stazione di Bruxelles è considerato un atto di terrorismo. Affermazioni cui ha fatto seguito un comunicato della procura in cui si dice che a casa dell’uomo sono stati trovati oggetti necessari a fabbricare ordigni ed elementi che mostrano almeno una simpatia nei confronti dell’Isis.

Dal 2014 Bruxelles è in uno stato di allerta terrorismo molto elevato. Quell’anno, un uomo armato collegato all’Isis ha aperto il fuoco contro il Museo Ebraico della capitale belga, uccidendo quattro persone.

LEGGI ANCHE: Gli attentati in Belgio dal 2011 a oggi

Nel gennaio 2015, dopo gli attentati compiuti da al-Qaeda e dall’Isis a Parigi contro la redazione di Charlie Hebdo, l’uccisione di una poliziotta alla periferia della capitale francese e la presa di ostaggi del supermercato kosher Hypercacher, le forze dell’ordine del Belgio avevano effettuato un’operazione contro una cellula jihadista a Verviers, nell’ovest del paese, uccidendo due sospetti.

Lo stato di allerta è poi cresciuto nel novembre 2015, in seguito agli attentati di Parigi del 13 novembre in cui hanno perso la vita 130 persone, compiuti da una cellula dell’Isis di base a Bruxelles.

Nei giorni successivi, la capitale belga fu teatro di numerose retate contro presunti terroristi, soprattutto nel quartiere di Molenbeek, e per alcuni giorni avvenne il cosiddetto lockdown di Bruxelles: la città rimase letteralmente blindata nel timore che in breve tempo si sarebbe verificato un attentato sullo stile di quello di Parigi.

LEGGI ANCHE: Perché Molenbeek è così importante per gli attentati di Parigi

Nel marzo 2016 fu arrestato a Bruxelles Salah Abdeslam, l’unico sopravvissuto tra gli attentatori di Parigi del 13 novembre. Il 22 marzo, la stessa cellula che aveva colpito a Parigi compì un nuovo attentato nella capitale belga: due uomini si fecero esplodere presso l’aeroporto di Zaventem, un terzo alla stazione della metropolitana di Maalbeck, uccidendo in tutto 32 persone.

Il giornalismo richiede risorse e scegliere di mantenere gratuito l’accesso a un giornale indipendente come TPI significa dover contare anche sulla pubblicità: questa è la ragione per cui vedi tanti annunci. Se vuoi contribuire a migliorare il nostro giornale e leggere gli articoli senza pubblicità anche da mobile iscriviti a TPI Plus, basta davvero poco ➝ www.tpi.it/plus