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Che cosa ha provocato l’incendio nel grattacielo di Londra?

Nella notte tra il 13 e il 14 giugno la Grenfell Tower, un edificio di 24 piani della capitale britannica, ha preso fuoco provocando la morte di almeno 30 persone. Quali sono le cause di questo disastro?

Immagine di copertina

L’ultimo bilancio delle vittime del rogo alla Grenfell Tower di Londra, scoppiato nella notte tra il 13 e il 14 giugno, è salito ad almeno 30 morti. Ma le autorità si aspettano che la cifra salga dal momento che ci sono ancora decine di dispersi, tra cui anche i due italiani Gloria Trevisan e Marco Gottardi.

Il palazzo aveva 24 piani e circa 120 appartamenti: potrebbe essere impossibile identificare tutte le persone che vi erano dentro quando sono divampate le fiamme. I vigili del fuoco hanno detto che non si aspettano di trovare altri sopravvissuti.

Intanto la premier britannica Theresa May ha ordinato di aprire un’inchiesta pubblica sull’accaduto, dicendo che le famiglie delle vittime “meritano una risposta”.

Ma quali sono le cause dell’incendio?

Secondo gli esperti l’inchiesta si rivelerà complessa: probabilmente ci vorranno mesi per rispondere a questa domanda. Fughe di gas, frigoriferi difettosi, il rivestimento scadente del grattacielo, comportamenti sprovveduti di inquilini sono solo alcune delle ipotesi di cui si è sentito parlare dopo l’accaduto.

Il recupero delle vittime in questo momento è una priorità, dal momento che si cerca di farlo prima che il palazzo possa crollare.

Dopo questa prima fase, gli scienziati forensi dovranno stabilire il punto esatto in cui si sono originate le fiamme e la loro propagazione, documentando ogni prova che possa aiutare a spiegare la dinamica della tragedia, e se questa potesse in qualche modo essere impedita.

Nei piani superiori della Grenfell Tower, dove secondo le prime ricostruzioni il fuoco sarebbe stato più intenso, i corpi delle vittime potrebbero essere completamente irriconoscibili, a causa degli strati detriti e ceneri. Saranno impiegati cani di ricerca per individuare i corpi.

“Le vittime devono essere recuperate per assicurare che siano identificate le persone giuste e che gli venga data la dignità che meritano”, ha dichiarato al Guardian l’esperta forense Emma Wilson, dicendo che con buona probabilità sarà possibile identificare anche i corpi più carbonizzati grazie al test del Dna.

Gli scienziati forensi che lavorano per stabilire il punto di origine del fuoco utilizzeranno anche i racconti dei testimoni oculari.

Gli incendi tendono a propagarsi verso l’alto e verso l’esterno seguendo una tipica forma a V, anche se l’esatto percorso e la velocità con cui propagano le fiamme e il fumo dipendono dalla struttura e dal materiale di un edificio. Le scale possono avere un effetto camino, canalizzando le fiamme verso l’alto.

Una volta individuata la zona di origine, gli investigatori analizzeranno gli strati di cenere per capire cosa c’era nella stanza prima dell’incendio, tra cui frammenti di elettrodomestici, fusibili e pezzetti di rame.

Sarà messa al vaglio anche la possibilità che il fuoco sia stato appiccato deliberatamente o dovuto a un comportamento pericoloso, come l’utilizzo di un barbecue in un ambiente al chiuso.

Gli investigatori potranno avvalersi di specialisti in simulazioni informatiche al fine di ricostruire il cammino delle lingue di fuoco e di fumo lungo i corridoi e attraverso i soffitti. Sarà mappato il movimento degli inquilini che sono scampati e luoghi dove sono state trovate le vittime.

Bisognerà inoltre capire perché i dispositivi anti incendio, come le porte, non hanno impedito il propagarsi del fuoco.