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Perché l’Università di Oxford è accusata di sessismo
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Perché l’Università di Oxford è accusata di sessismo

Alcuni criticano una riforma dell'ateneo: gli iscritti potranno sostenere alcuni esami da casa. Ma questa nuova disposizione aiuta davvero le studentesse o le discrimina?

23 Apr. 2018

L’Università di Oxford è accusata di sessismo dopo che il suo dipartimento di storia ha annunciato di voler permettere agli studenti di poter sostenere alcuni esami da casa al fine di agevolare le studentesse più timorose in sede di seduta d’esame e colmare il divario di genere.

Secondo una riforma introdotta nella facoltà di storia della celebre università, a partire dal prossimo anno accademico, gli studenti potranno sostituire uno dei loro cinque esami finali con un documento preparato a casa.

L’iniziativa è stata progettata per migliorare i risultati delle studentesse, che hanno statisticamente meno probabilità di laurearsi con una laurea di primo livello in storia rispetto ai loro coetanei maschi.

La decisione dell’università britannica è stata criticata da alcuni studiosi che hanno spiegato come la scelta possa implicare una visione delle donne ancorata al “sesso debole”.

“Il motivo per cui le ragazze e i ragazzi ottengono risultati peggiori negli esami non ha nulla a che vedere con il modo in cui gli studenti sono fatti”, ha dichiarato al Telegraph Amanda Foreman, una ricercatrice in storia dell’Università di Liverpool.

“Penso che la decisione sia motivata da buone intenzioni e sono felice che abbiano preso sul serio la questione. Ma questa scelta è offensiva. State dicendo che le ragazze non riescono a sopportare lo stress di una seduta d’esame tanto da far alzare i loro livelli di ansia. Non credo che le ragazze siano intrinsecamente più deboli rispetto ai ragazzi e non posso accettare questa visione. Le donne non sono il sesso debole”.

Secondo la Foreman il motivo per cui i risultati delle ragazze in alcune materie sono meno performanti di quelli dei ragazzi risiede negli stereotipi di genere che si sono radicati nella loro mentalità fin dalla giovane età.

“Mentre i maschi sono incoraggiati ad amare il rischio, alle donne tradizionalmente si insegna a essere sicure e conformiste nelle loro decisioni e atteggiamenti”, prosegue la ricercatrice. “Questo le penalizza in materie come la storia, dove a essere premiate sono idee fresche e nuove, frutto di decisioni più rischiose, che appartengono maggiormente alla mentalità con cui sono cresciuti gli uomini”.

Alcuni membri del dipartimento di storia hanno mostrato scetticismo rispetto a questa scelta, sottolineando che il rischio di plagio dei compiti preparati a casa sarebbe più elevato e che la soluzione non eliminerebbe il divario di genere.

Altri esponenti dell’università hanno difeso questa riforma, spiegando che l’ottica in cui è stata concepita non è solo quella dell’azzeramento del divario di genere. Il cambiamento è parte di un obiettivo più ampio di diversificazione del corso di storia, che prevede la volontà di testare più competenze accademiche.

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