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Perché Theresa May ha indetto elezioni anticipate

La premier britannica ha mancato il suo obiettivo di ottenere una maggioranza più solida in vista della Brexit. Ora la via per i negoziati si complica

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Quando ha annunciato la sua intenzione di indire elezioni anticipate martedì 18 aprile Theresa May di certo non si aspettava questi risultati. La vittoria dei conservatori dopo il referendum sulla Brexit era data per assodata dai sondaggi, tuttavia con un notevole recupero i laburisti sono riusciti ad accorciare le distanze e dopo il voto dell’8 giugno nessun partito ha ottenuto i 326 seggi necessari per avere la maggioranza in parlamento.

Ma a cosa mirava May quando ha indetto elezioni anticipate?

In quel momento il partito conservatore aveva una maggioranza relativamente risicata alla Camera dei comuni, conseguente alle elezioni del 2015 vinte da David Cameron, poi dimessosi dopo la vittoria del leave. La decisione di May di indire elezioni anticipate ha colto il paese di sorpresa e ha rappresentato un’importante inversione di rotta, dal momento che più volte dopo il suo insediamento nel 2016 May si era detta contraria a nuove elezioni prima del 2020.

Il 18 aprile tuttavia la premier britannica ha detto che le elezioni erano un passaggio “necessario per assicurare una leadership forte e stabile per attraversare il processo della Brexit”. May mirava a ottenere un forte mandato parlamentare per affrontare i negoziati per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, che si preannunciano complessi.

Se avesse vinto le elezioni anticipate dell’8 giugno, May avrebbe ricevuto anche un importante mandato personale sul quale in precedenza non poteva contare, essendo subentrata a Cameron quando lui ha rassegnato le dimissioni dopo la sconfitta al referendum su Brexit, a giugno 2016.

Per questo May ha deciso di correre il rischio, e così l’8 giugno 2017 quasi 47 milioni cittadini britannici sono stati chiamati alle urne per eleggere i rappresentanti alla Camera dei Comuni.

I conservatori di May tuttavia non hanno raggiunto la maggioranza dei seggi in parlamento e quindi l’obiettivo della premier di avere un sostegno “forte e stabile” in vista dei negoziati sulla Brexit, può dirsi mancato. Come effetto indiretto, questo complicherà sicuramente anche la via verso l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea.