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Perché alcune donne non reagiscono quando vengono violentate
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Perché alcune donne non reagiscono quando vengono violentate

Un nuovo studio mostra che la maggior parte delle vittime vive una paralisi involontaria durante lo stupro. Questo può contribuire anche all'insorgere della depressione

23 Apr. 2018

In passato è capitato che casi di stupro siano stati archiviati perché al momento della violenza la donna non ha urlato o non ha provato a difendersi dal suo assalitore.

Ma un nuovo studio, pubblicato sul sito dell’American association for the advancement of science (Aaas), mostra che in realtà la maggior parte delle donne vittime di violenza vive uno stato di paralisi involontaria durante lo stupro.

Si tratta della cosidetta tanatosi (dal greco “thanatos”, morte) un comportamento messo in atto da alcuni animali, che implica l’irrigidimento totale del corpo in seguito a una situazione di pericolo o come semplice reazione da contatto.

Questo comportamento negli animali è considerato una reazione difensiva di adattamento a un attacco predatorio quando non c’è nessun altro modo per resistere o risorsa disponibile. Poco si sa sulla tanatosi negli esseri umani.

La studiosa svedese Anna Möller del Karolinksa Institutet e del South General Hospital di Stoccolma insieme a un gruppo di colleghi hanno verificato la presenza della tanatosi in 298 casi di donne che si sono recate alla pronto soccorso per le donne vittime di stupro a Stoccolma, entro un mese dalla violenza sessuale subita.

Dopo sei mesi 189 donne sono state sottoposte a test per verificare eventuale disturbo post-traumatico da stress e e depressione.

I risultati sono stati significativi. Su 298 donne il 70 per cento ha riportato una significante tanatosi e quasi il 50 per cento una tanatosi estrema durante lo stupro. Inoltre, le donne che avevano già subito una violenza sessuale avevano il doppio della possibilità di sperimentare questa forma di paralisi.

Tra le 189 donne che hanno completato il percorso di sei mesi si è evidenziato che oltre il 38 per cento di loro aveva sviluppato un disturbo post-traumatico da stress (PTSD) e il 22,2 per cento soffriva di una grave depressione. Lo studio ha mostrato che le donne che erano rimaste impietrite durante lo stupro avevano molta più probabilità di sviluppare PTSD e depressione.

Uno studio precedente riferiva che il 37 per cento delle vittime di stupro avevano provato la tanatosi. “La tanatosi è più comune di quanto in precedenza evidenziato”, ha detto Möller, sottolineando che l’informazione è rilevante sia sul piano legale sia su quello psicologico per le vittime.

“I tribunali possono essere inclini a respingere la nozione di stupro se sembra che la vittima non abbia resistito”, ha continuato. “Invece, quello che potrebbe essere interpretato come consenso passivo è molto probabile che rappresenti le reazioni biologiche normali e attese per una minaccia schiacciante”.

La ricerca mostra quello che le persone sopravvissute a violenza sessuale sostengono da anni: che provare a combattere non è l’unica reazione possibile in caso di stupro. Una persona può vivere un’esperienza così traumatica anche in modo diverso e questo non deve influire sull’esito del processo al suo aggressore.

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