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Perché la Germania vuole guidare la lotta mondiale contro il cambiamento climatico

Il paese europeo è uno dei leader mondiali per investimenti economici in progetti e politiche a favore dell'ambiente. Il motivo risiede nella sua storia

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La Germania è uno dei paesi del mondo che investe di più sia in termini politici che economici sulle energie rinnovabili. Il governo tedesco è in prima linea in Europa e nel mondo nella battaglia per una maggiore diffusione della cultura del rispetto dell’ambiente e di un’economia più sostenibile.

L’1 giugno Donald Trump ha annunciato l’uscita del suo paese dall’accordo sul clima di Parigi, chiedendone la rinegoziazione dei termini e scatenando le critiche dei principali leader mondiali.

Angela Merkel, in una nota congiunta con il presidente francese Emmanuel Macron e con il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni, ha dichiarato che gli accordi stipulati nel 2015 non possono essere rinegoziati.

Perché il governo tedesco, come su altre questioni, vuole guidare il fronte dei paesi europei nella battaglia contro i cambiamenti climatici?

Come si evince dal libro The Greenest Nation? di Frank Uekötter, dell’Università di Birmingham, nessun paese del mondo ha un’opinione pubblica così sensibile ai temi ecologici come quella tedesca.

La storia della Germania lo dimostra. La stessa parola “ecologia” fu coniata per la prima volta nel 1866 proprio da uno scienziato tedesco, l’anatomista e teorico del razzismo scientifico Ernst Haeckel, nel suo libro Generelle Morphologie der Organismen.

Fu poi proprio in Germania, negli anni Venti del Novecento, a nascere la Nacktkultur o cultura della nudità. Fu il primo movimento naturista del mondo, proibito dai nazisti nel 1933. Proponeva un modo di vivere in armonia con la natura per favorire il rispetto delle persone e dell’ambiente.

La coscienza ecologica tedesca ha da allora portato risultati straordinari, sia in termini politici che economici. Il movimento ambientalista teutonico, sia nella sua anima anti-nucleare, sia in quella per la lotta al cambiamento climatico, si è sviluppato negli anni Settanta e ha portato, nel decennio successivo, alla fondazione del partito Verde, uno dei movimenti politici più longevi d’Europa.

La proposta politica di questo partito è stata soprannominata Energiewende, una parola tedesca che letteralmente significa punto di svolta sull’energia. Negli anni, altri partiti hanno fatto propria questa sensibilità finché le idee ecologiste non sono diventate maggioritarie nel paese.

La prima grande riforma fu approvata nel 2000, dal governo rosso-verde guidato dall’allora cancelliere Gerhard Schröder e formato dal partito Social-democratico tedesco e da quello Verde. Prevedeva sussidi a chi installava impianti di produzione di energia rinnovabile. Questi aiuti erano finanziati con un sovrapprezzo in bolletta per tutti gli utenti.

Questo modello è stato importato anche in Italia, con il decreto Bersani – Scanio del 2007, che ha previsto incentivi pubblici per la produzione di energia elettrica solare.

Ma la cultura ambientalista ha contagiato anche la destra tedesca, il governo guidato da Angela Merkel nel 2011, formato dal suo partito Cristiano Democratico, dal partito Cristiano Sociale bavarese e dal partito Democratico Libero, anche se inizialmente contrari, a seguito dell’incidente di Fukushima annunciò la chiusura di tutte le centrali nucleari tedesche entro il 2022.

Il risultato di queste politiche è evidente. La Germania è oggi il terzo paese al mondo per capacità di produzione elettrica di energia solare fotovoltaica e il primo in termini di produzione pro capite, laddove l’Italia si trova rispettivamente al quinto e al terzo posto di queste particolari classifiche.

Secondo i dati forniti dalla Commissione europea, le energie rinnovabili in Germania sono salite dal 6,6 per cento della produzione elettrica nel 2000 a oltre il 30 per cento nel 2016. Anche se questo dato è ancora inferiore alla media europea e a quello di paesi come la Spagna, resta una crescita notevole.

La stessa politica estera tedesca è influenzata dalla sensibilità nazionale verso le tematiche ambientali. Dopo essere stato uno dei paesi fautori dell’accordo di Parigi del 2015, la Germania, in testa ai paesi europei, è ora una delle nazioni che cerca di difendere i risultati di quella storica conferenza.

La diffusione di questa coscienza ecologica e la rinnovata volontà di proporsi sulla scena mondiale ed europea come leader nella lotta al cambiamento climatico, ha a che fare con il debito che il popolo tedesco sente di avere nei confronti del mondo?

La storia di questo paese nell’ultimo secolo ha visto la sua immagine trasformarsi dalla patria dei filosofi Goethe, Kant e Nietzsche, del matematico Leibniz e dei musicisti Bach, Beethoven e Wagner, nella terra del militarismo prussiano prima e di Hitler e dei suoi campi di stermini.

Forse la generazione tedesca del dopoguerra, come spera il filosofo austriaco Tom Steininger, dopo che i loro padri lo avevano quasi distrutto, sta ora cercando di salvare il mondo?