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Il discorso con cui Bob Dylan ha accettato il premio Nobel

Con quattromila parole e in 27 minuti, il cantautore offre una serie di riflessioni approfondite sul tema dei testi scritti per la musica

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Da quando il 13 ottobre 2016 Robert Zimmerman, in arte Bob Dylan, era stato insignito dall’Accademia svedese del premio Nobel per la Letteratura, il cantautore statunitense aveva avuto un comportamento quantomeno bizzarro.

Il menestrello di Duluth, Minnesota, aveva evitato per giorni di commentare in alcun modo la notizia, e il comitato che assegna il premio non era riuscito a mettersi in contatto con lui.

Poi, dopo tre settimane di silenzio, la dichiarazione: “La notizia del premio Nobel per la letteratura mi ha lasciato senza parole. Apprezzo moltissimo questo onore”, aveva dichiarato il cantautore.

Dylan aveva spiegato che “a causa di impegni preesistenti” non sarebbe stato in grado di recarsi a Stoccolma il 10 dicembre, e pertanto non avrebbe presenziato alla cerimonia di consegna del premio.

Poi ad aprile 2017 Dylan era arrivato a Stoccolma senza clamori e davanti a pochi privilegiati spettatori aveva ricevuto il diploma e la medaglia relativi al premio, che però necessitava di un ultimo dettaglio per essere assegnato ufficialmente, e soprattutto per il contributo in denaro di circa 900mila dollari che questo prevede.

Rimaneva la consegna da parte di Dylan di un discorso d’accettazione del premio, una lecture, e lunedì 5 giugno questa è stata pubblicata dalla Fondazione Nobel in forma scritta e tramite una registrazione audio effettuata dallo stesso Dylan negli Stati Uniti.

Nel discorso, di oltre quattromila parole e 27 minuti di durata, Dylan offre una serie di riflessioni approfondite e affascinanti sul tema dei testi scritti per la musica, racconta delle sue influenze musicali e cita nel dettaglio anche tre libri per lui molto importanti, Moby Dick di Herman Melville, Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque e l’Odissea di Omero.

Dylan inizia il suo discorso con il racconto dell’ispirazione avuta quando giovanissimo vide un concerto dell’idolo del rock’n’roll Buddy Holly, che gli “trasmise qualcosa che gli diede i brividi” quando lo guardò dritto negli occhi dal palco.

Dylan passa poi a descrivere i temi dei tre grandi libri, parlando di come le loro storie universali siano state in grado di farsi strada nelle sue canzoni.

“Le canzoni sono diverse dalla letteratura”, spiega il cantautore. “Devono essere cantate, non lette. Così come le parole delle opere di Shakespeare erano scritte per essere recitate su un palcoscenico”.

Il segretario dell’Accademia svedese, Sara Danius, ha definito il discorso “straordinario e, come ci si poteva aspettare, eloquente”

Di seguito, la registrazione audio con la voce di Dylan, e sul sito dell’Accademia svedese il testo: