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La donna costretta a testimoniare in catene di fronte al suo stupratore
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La donna costretta a testimoniare in catene di fronte al suo stupratore

Nel 2015 Angela Cardinal, una ragazza canadese, è stata imprigionata per cinque giorni dopo aver testimoniato le violenze fisiche e sessuali subite un anno prima

06 Giu. 2017

Un pomeriggio di giugno del 2014 Angela Cardinal, una donna di etnia indigena canadese, si ritrovò stanca e affamata a girovagare nel centro della città di Edmonton, capitale della provincia dell’Alberta. Viveva lì da qualche anno, ma quel giorno era lontana da casa e non poteva telefonare ai suoi genitori.

Per avere un posto in cui riposarsi, convinse un inquilino a lasciarla entrare in un palazzo. Non aveva idea che Lance Blanchard, criminale pluripregiudicato, vivesse nell’appartamento al secondo piano.

Angela si raggomitolò nella tromba delle scale, vicino al termosifone, e si addormentò. Quando si risvegliò aveva un coltello alla gola.

Lance Blanchard la afferrò per i capelli e la portò su per le scale nel suo appartamento. Una volta dentro iniziò a colpirla con il coltello, mentre le diceva che l’avrebbe resa brutta e rinchiusa in un ripostiglio. Iniziò a sbattere la testa di Angela sul pavimento. La fece spogliare e la accarezzò.

Dopo averle legato alcuni cavi elettrici alle gambe, Blanchard provò ad accoltellarla al petto, ma Angela si parò con la mano provocandosi un profondo taglio sul palmo. Riuscì a trascinarsi verso la porta, ma con le mani insanguinate non riuscì a girare la maniglia della porta.

Blanchard era sulla schiena di Angela quando lei è riuscì a digitare il 911 con un telefono nascosto, mise il vivavoce e lo lanciò attraverso la stanza.

Qui sotto l’audio della telefonata registrata dalla polizia. ATTENZIONE: il contenuto potrebbe urtare la vostra sensibilità.

Dall’altro lato la polizia sentì per sei minuti rumori indistinti e caotici. Angela urlò chiedendo aiuto e i soccorsi alla fine arrivarono.

A giugno 2015 Angela fu condotta nell’aula del tribunale di Edmonton ammanettata e con le catene alle gambe. Aveva 28 anni e non era l’imputata del processo, ma la vittima. Era chiamata a testimoniare in un’udienza preliminare delle violenze fisiche e sessuali subite.

In realtà Angela è un nome falso, perché la sua identità è protetta. Ma la storia di questa ragazza è reale ed è stata raccontata in un servizio dell’emittente canadese Cbc news. 

“Sono la vittima e guardatemi, sono in manette”, disse Angela al giudice della corte provinciale Raymond Bodnarek. “Bisogna commettere un crimine per andare in prigione”.

Durante la testimonianza la ragazza si trovò di nuovo davanti il suo aguzzino. Aveva problemi a concentrarsi e a rispondere alle domande. Così il giudice, su richiesta del procuratore Patricia Innes, decise che fosse imprigionata in un centro di detenzione provvisoria sulla base dell’articolo 545 del codice penale del Canada, che si applica alle persone che rifiutano di testimoniare.

(Lance Blanchard qualche ora dopo aver aggredito Angela Cardinal. Foto della polizia di Edmonton. L’articolo continua dopo la foto)

Angela rimase imprigionata per cinque notti. Morì qualche mese dopo l’udienza, restando coinvolta accidentalmente in una sparatoria non collegata a quanto le era accaduto un anno prima.

La sua vicenda è incredibile perché il trattamento che ricevette dalla giustizia non ha precedenti in Canada, almeno secondo il ministro della Giustizia dell’Alberta Kathleen Ganley.

“Era la vittima, avremmo dovuto trattarla come tale”, ha detto Ganley. “Penso che si tratti di una serie di decisioni sbagliate e di una serie di fallimenti sistemici che hanno permesso di fare qualcosa di simile a questa giovane donna”.

In due occasioni la ragazza fu addirittura trasportata per 15 chilometri sullo stesso furgoncino con Lance Blanchard, l’uomo che l’aveva aggredita. I due erano custoditi nella stessa struttura.

Durante le pause dell’udienza fu rinchiusa in una cella vicino a Blanchard. “Nessuno di noi capirà mai cosa ha voluto dire per lei star seduta lì e guardare l’uomo che le aveva fatto questo, mentre era intrappolata”, ha detto Ganley.

Quando Angela tornò di fronte la corte dopo un fine settimana in custodia, pregò il giudice di essere “rilasciata” per stare con sua madre. Promise di tornare per continuare la sua testimonianza. Il giudice Bodnarek rifiutò, ma le disse che avrebbero fatto ogni sforzo possibile per tenerla separata da Blanchard.

Le vittime di violenza sessuale hanno bisogno di costante supporto psicologico secondo gli esperti. Per la legge italiana possono anche chiedere di non incrociare lo sguardo con il loro aguzzino.

(La mano ferita di Angela Cardinal. Foto della polizia di Edmonton. L’articolo continua dopo la foto)

Prima di morire Angela non aveva detto nulla a sua madre, la quale ha saputo sia del crimine che aveva subito sia del trattamento in tribunale soltanto dopo il suo decesso. “Non è giusto. Dopo tutto quello che ha vissuto, è così ingiusto”, ha detto.

A dicembre 2016 Lance Blanchard è stato ritenuto colpevole per aggressione aggravata, violenza sessuale aggravata, sequestro di persona e altri reati gravi.

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