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Vi racconto la rivoluzione della mia marijuana legale in Italia

Luca Marola, titolare di Easyjoint, racconta a TPI del successo della vendita della canapa a basso contenuto di Thc e totalmente legale

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Si chiama EasyJoint e nel giro di pochi giorni diventerà una srl: è la società con la quale Luca Marola, il titolare, ha dato il via al commercio della marijuana legale in Italia.

Il nome della varietà di canapa è “Eletta Campana” ed ha un valore di Thc (tetraidrocannabinolo, principio psicoattivo della marijuana) inferiore allo 0,6 per cento, il limite massimo consentito dalla legge.

“Abbiamo presentato il prodotto alla fiera internazionale della canapa a Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna, la nostra canapa è stata eletta miglior prodotto novità della fiera. Abbiamo deciso di riproporre al mercato una varietà di canapa sativa già usata in Italia fino agli anni Trenta”, ha spiegato Marola a TPI.

“Abbiamo messo in vendita la canapa online sulla nostra piattaforma per 10 ore”, ha proseguito Marola, “ricevendo un ordine ogni 30 secondi, abbiamo dovuto chiudere ben presto le vendite per ora, in attesa di strutturare un sistema in grado di reggere le richieste”.

Luca Marola si occupa di legalizzazione e comunicazione da oltre 15 anni, la vendita della canapa legale per lui non è solo una questione di commercio, ma una battaglia politica e civile.

(L’articolo continua dopo l’immagine. Credit: Facebook Luca Marola)

“Ho scritto libri e mi sono sempre battuto per legalizzare la canapa accanto al partito dei Radicali. Non avevo sinceramente ipotizzato che il risvolto commerciale potesse essere così imponente. Stiamo rifornendo tutti i drug shop italiani con i quali collaboriamo e crediamo che per arrivare a una regolarizzazione della cannabis sia necessario passare per la normalizzazione del consumo”, ha spiegato Marola.

Il numero di richieste giunte sulla piattaforma, al netto dell’ondata proveniente dall’ “effetto moda”, restituisce un dato interessante che potrebbe – sul lungo periodo – offrire un modello sul quale ragionare.

“Volevo che ci fosse un’esperienza plastica di ciò che potrebbe accadere se la cannabis venisse legalizzata. Mancava un episodio che replicasse in piccolo una vaga idea di quello che potrebbe succedere se questo business venisse tolto dalle mani delle mafie. Se le richieste dovessero restare consistenti nel tempo avremo un massa critica che potrà darci la misura dell’entità del fenomeno e farci riflettere sul fallimento del proibizionismo”.

Eletta Campana ha un contenuto di Thc inferiore ai limiti di legge e un alto valore (fino al 4 per cento) di cannabidiolo, principio contenuto nella cannabis che non ha effetti psicoattivi, ma sedativi. 

L’azienda non dà indicazioni su come consumare il prodotto, l’aroma e il gusto sono molto simili alla cannabis con contenuto di Thc più elevato.

“Non è un prodotto da fumo e non lo presentiamo come tale, come ultimo aspetto abbiamo scelto per evitare equivoci di non darlo alle tabaccherie, la definizione è ‘prodotto ad uso tecnico per prima trasformazione’. D’altra parte notiamo come la maggior parte delle persone la usi per fumarla, perché c’è un alto livello di soddisfazione”, ha però specificato Marola.

Con questo prodotto Luca spera di lanciare un segnale forte: “Non è uno stupefacente, tra tutti tipi di canapa industriale che c’erano abbiamo individuato quella migliore, rispetto ai dati logistici. Un prodotto esclusivamente coltivato in Italia”, ha aggiunto.

“Cerchiamo di insegnare un modello diverso di attivismo contro il proibizionismo, lo condividiamo con la società, sono poche le persone e le organizzazioni che si applicano cercando di trovare forme diverse di protesta. Abbiamo dovuto inventarci un prodotto per fare antiproibizionismo, ma vogliamo far uscire dall’anonimato le migliaia di persone che coltivano marijuana illegalmente per sottrarla alle mafie. Ci auguriamo che queste persone possano farlo liberamente, anche per aiutare chi ne necessita per scopi medici”, ha aggiunto Marola.

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