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Cosa prevede la proposta di legge contro l’omofobia e perché è bloccata da anni al Senato
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Cosa prevede la proposta di legge contro l’omofobia e perché è bloccata da anni al Senato

Il disegno di legge che vuole introdurre il reato di discriminazione e istigazione all'odio e alla violenza omofobica è stato approvato alla Camera nel 2013

17 Mag. 2017

In occasione della giornata mondiale contro l’omofobia, che si celebra il 17 maggio di ogni anno, il Consiglio d’Europa ha preso posizione sottolineando che gli stati hanno l’obbligo di proteggere le persone Lgbti dagli atti di violenza e dalla discriminazione di cui sono vittime e che si stanno moltiplicando. 

In Italia, come mostrano gli ultimi dati pubblicati nel rapporto dell’associazione Arcigay, i casi di omofobia e transfobia sono ancora numerosi. Eppure esiste una proposta di legge, approvata quasi quattro anni fa alla Camera, che interverrebbe sull’argomento, introducendo nel nostro ordinamento il reato di discriminazione e istigazione all’odio e alla violenza omofobica.

Solo che dal 20 settembre 2013, giorno del suo arrivo al Senato, il disegno di legge sull’omofobia è bloccato e non sembra destinato a essere ripreso in esame a breve. Il testo è fermo alla commissione giustizia del Senato, anche se gli emendamenti sono stati presentati da diverso tempo. 

Ma cosa prevede esattamente il ddl e perché la sua approvazione è osteggiata – o quantomeno rimandata – dalle forze politiche?

La proposta aggiungerebbe l’aggravante dell’omofobia alla legge Mancino, una disposizione del 1993 che condanna gesti, azioni e slogan che hanno lo scopo di incitare alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. 

È previsto infatti che chi istiga a commettere, o commette, atti di discriminazione per motivi fondati sull’omofobia o la transfobia sia condannato alla detenzione fino a un anno e sei mesi o la multa fino a 6mila euro. Il periodo di reclusione sale invece fino a un massimo di 4 anni per chi, con gli stessi presupposti, inneggia o compie atti di violenza.

La stessa pena è prevista anche per chiunque partecipi a organizzazioni, associazioni o movimenti aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi fondati sull’omofobia o transfobia. Per le persone che promuovono o dirigono gruppi di questo tipo la pena va da un minimo di un anno a un massimo di 6.

Il disegno di legge inoltre prevede che l’Istat faccia rilevazioni con cadenza almeno quadriennale sulle discriminazioni e sulla violenza omofoba, elaborando i dati e individuando i soggetti più a rischio.

A provocare le polemiche e a fermare il procedimento in commissione è stato il compromesso su un emendamento approvato dalla Camera che sostiene che “non costituiscono discriminazione la libera espressione di convincimenti o opinioni riconducibili al pluralismo delle idee”, anche se assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale e sanitaria.

Ma la proposta di legge contro l’omofobia non è l’unico testo sul tema Lgbt bloccato in Senato. Anche il provvedimento sulla cosidetta stepchild adoption, cioè l’adozione del figlio del partner, è fermo alla commissione giustizia del Senato dopo essere stato recepito il 17 maggio del 2016. La conferma che, almeno per il momento, per le forze politiche i diritti delle persone Lgbt possono attendere.

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