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I Campi Flegrei sono più vicini a un’eruzione di quanto si pensasse

Un nuovo studio mostra un aumento dell'energia nell'area sotterranea al vulcano. Gli scienziati chiedono alle autorità considerare seriamente il rischio di eruzione

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L’area vulcanica dei Campi Flegrei, nel golfo di Pozzuoli, è più vicina a un’eruzione di quanto i vulcanologi pensassero in precedenza. A sostenerlo è uno studio svolto dallo University College di Londra con i geologi dell’Osservatorio vesuviano di Napoli, pubblicato il 15 maggio sulla rivista scientifica Nature communications.

La ricerca evidenzia un aumento dell’energia che si sta sviluppando nell’area sotterranea ai Campi Flegrei, sede di un antico supervulcano e oggi popolata da 360mila persone.

“Studiando come il terreno sta scivolando e si sta spostando verso i Campi Flegrei, pensiamo che si possa stare avvicinando a una fase critica in cui un’ulteriore disgregazione aumenterà la possibilità di un’eruzione”, ha dichiarato Christopher Kilburn, direttore del centro sui disastri naturali presso l’University College di Londra, al quotidiano britannico Financial Times. “È doveroso che le autorità siano pronte per questo”.

Al contrario del Vesuvio, che ha una comune forma a cono, l’area dei Campi Flegrei è una grande caldera, vale a dire una depressione profonda nella crosta terrestre, che si estende per oltre 100 chilometri quadrati a nordovest di Napoli.

Un’esplosione del vulcano avvenuta 39mila anni fa – secondo gli scienziati la più violenta in Europa negli ultimi 200mila anni – ha avuto conseguenze che hanno cambiato il clima. L’eruzione più recente è stata di piccola entità ed è avvenuta nel 1538.

Poi per secoli la zona è stata silente fino al 1950, quando è iniziato un periodo di risveglio che ha portato a un elevato numero di piccoli terremoti accompagnati da un sollevamento della crosta mentre il magma arrivava sotto la superficie.

I vulcanologi hanno ritenuto finora che lo stress creato durante i tre periodi di principale movimento negli anni Cinquanta, Settanta e Ottanta si sia diluito negli intervalli di tempo in cui la zona è rimasta più tranquilla. Ma il nuovo studio, basato sulle osservazioni geologiche dei Campi Flegrei e su vulcani simili nel mondo, giunge alla conclusione opposta.

“Riteniamo che la crosta nella caldera abbia una sorta di memoria e che lo stress si accumuli nel corso dei decenni”, ha dichiarato Stefano Carlino dell’Osservatorio Vesuviano. “Qualunque sostanziale sollevamento potrebbe portare il terreno oltre il suo punto di rottura e innescare un’eruzione”.

I ricercatori non possono prevedere quando riprenderà l’attività eruttiva dei Campi Flegrei. Ma sostengono che le autorità locali e le persone che vivono nella provincia di Napoli dovrebbero prendere sul serio il rischio rappresentato dai Vulcano.

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