Il bomberismo come forma di violenza contro le donne di cui ancora non si parla
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Il bomberismo come forma di violenza contro le donne di cui ancora non si parla

Sul web stanno proliferando nuovi modelli di violenza e aggressioni nei confronti delle donne. TPI ha intervistato l'avvocato Alessia Sorgato per fare chiarezza

09 Ago. 2017  

Alessia Sorgato è un avvocato di Milano che si occupa prevalentemente di casi di violenza sulle donne, e da anni è impegnata nell’assistere sia le vittime di quella che lei definisce “violenza canonica”, sia le vittime delle nuove tipologie di violenza, come il revenge porn o il “bomberismo”. È inoltre autrice del libro Giù le mani dalle donne, edito da Mondadori.

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TPI ha intervistato l’avvocato Sorgato per fare chiarezza e per identificare anche quelle forme di violenza che oggi proliferano grazie ai nuovi mezzi di comunicazione.

La violenza “canonica”

“Bisogna ricordare prima di tutto che esistono quattro forme di violenza canonica: fisica, psicologica, sessuale ed economica. In Italia la violenza fisica continua ad essere perseguita e il panorama di norme che disciplinano la materia è soddisfacente”, racconta l’avvocato. “Anche trovare le prove è molto più semplice”.

“La violenza fisica, anche se non denunciata dalla diretta interessata, può comunque essere segnalata da persone terze che si accorgono dei segni sul corpo della persona”, prosegue Sorgato.

“La violenza sessuale è un reato gravissimo, ben disciplinato nel nostro ordinamento ma descritto male dalle cronache e dalla stampa”.

Secondo quanto sostiene Sorgato, alcuni dei problemi relativi alla narrazione dei reati sessuali riguardano il modo in cui vengono interpretate le sentenze: “Se si tratta di assoluzione, spesso si tende a gridare allo scandalo, dimenticando le logiche attraverso le quali si è giunti a quella sentenza”.

Le definizioni che legano sentenze e reati in questo modo verrebbero falsate, e si tenderebbe a innescare un meccanismo controproducente nei confronti di chi vittima lo è per davvero.

Discorso a sé meritano invece le violenze psicologiche e le violenze economiche: su entrambi i punti l’avvocato Sorgato è piuttosto critica: “La violenza psicologica è una materia troppo delicata, troppo soggettiva e sottile. Vi è una difficoltà seria per le persone che denunciano questo tipo di violenza”.

“La minaccia deve essere grave, il reato di ingiuria è stato depenalizzato a gennaio 2016, e questo vuol dire che la soglia di ciò che è tollerato si è innalzata facendo sì che ci stiamo abituando a espressioni della violenza che non valgono nulla”.

Se il reato di ingiuria è stato completamente cancellato, ci troviamo di fronte all’estinzione dell’illecito: chiunque è libero di poter offendere impunemente un’altra persona, senza il pericolo di incorrere né in un procedimento penale, né tanto meno in una condanna civile al risarcimento del danno.

L’impostazione dei magistrati è ancora molto tradizionale, ma le norme della materia che in gergo viene identificata come “endofamiliare” sono state aggiornate grazie anche all’intervento dell’Europa, che dal 2013 ha aiutato il processo di svecchiamento: “È stata introdotta ad esempio l’aggravante della violenza assistita, che tutela i minori di 18 anni anche quando non sono vittime di violenza ma che assistono a gesti violenti in famiglia”, spiega Sorgato. “Questo serve anche a prevenire il fenomeno della love addiction, per il quale si tende a ricercare gli stessi modelli violenti, o a diventare loro stessi generatori di violenza”.

Bomberismo sessuale 

Il ‘bomberismo sessuale’ è un’espressione inedita che l’avvocato Sorgato utilizza per indicare una nuova forma di violenza che si sviluppa sul web a causa degli hater, ovvero le persone che diffondono odio online. Quindi può essere individuata come una declinazione del bomberismo in generale.

La definizione di “bomberismo” è stata di recente coniata nel mondo dell’editoria, secondo la Treccani serve per identificare quel fenomeno web che esalta comportamenti sostanzialmente sessisti, xenofobi, basati su una visione semplificata, acritica e rozza della realtà, che prende a modello i comportamenti di alcuni noti personaggi del mondo dello sport e trova sfogo nei siti di relazione sociale in rete.

L’avvocato prosegue illustrandone il funzionamento: “Partendo da una segnalazione di un singolo utente – che molto spesso è un ex fidanzato o ex compagno della vittima –, determinati gruppi di hater stabiliscono ogni giorno quale debba essere il bersaglio di messaggi di offese, ingiurie, minacce, immagini pornografiche che vengono inviati seguendo le logiche dell’odio diffuso”.

In termini pratici, degli sconosciuti se la prendono con altri sconosciuti innescando un meccanismo nel quale delle ragazze vengono attaccate e aggredite gratuitamente, talvolta anche da altre ragazze.

“Questo tipo di cyber-odio è una forma di controllo e di violenza sulla vita di quella persona che viene subissata di insulti e commenti pesantissimi”, spiega Sorgato. “Si viene talmente inondati di messaggi che la vittima si aspetta di riceverne anche quando non arrivano più. Dunque ad ogni trillo del telefono, computer o altro device si prova un forte disagio”.

“È un mostro che si autoalimenta”, prosegue Sorgato, “sia perché si nutre del terrore delle vittime, sia perché chi è stato carnefice può a sua volta divenire vittima, come accaduto nel caso di una delle persone che seguo”.

Alessia Sorgato attualmente assiste tre persone coinvolte nei casi di “bomberismo sessuale” e spiega che è un fenomeno molto nuovo che tende a crescere e privo di norme che ne disciplinino la giurisprudenza.

“Al momento stiamo cercando degli escamotage per difendere le vittime, ma occorre creare delle norme adatte”, ha concluso l’avvocato.

Il revenge porn

Il revenge porn consiste nel pubblicare foto e video di atti sessuali per vendetta da parte di ex partner, naturalmente senza consenso. Alcuni uomini in possesso di foto delle ex fidanzate nude o di video in momenti intimi non esitano a renderle pubbliche per creare loro un danno, per umiliarle. Si tratta di quel genere di diffusione di immagini private di cui morì Tiziana Cantone, la ragazza che arrivò a suicidarsi dopo che un video che la ritraeva fece il giro della rete, condiviso e inviato sui social migliaia di volte.

“Questa forma di violenza molto moderna”, spiega Sorgato, “è nata negli Stati Uniti agli inizi degli anni Novanta. All’epoca ebbi modo di seguire il caso di una cliente italiana che si era trasferita negli Stati uniti con il fidanzato. Dopo la conclusione della relazione, un video erotico in cui lei era protagonista venne pubblicato sul sito porno revenge.org. In quel caso fu più semplice risolvere il caso perché esistevano ancora le cassette in VHS: riuscii a farmi restituire le cassette dall’ex compagno e a far rimuovere il video dal sito. Adesso è difficilissimo”.

Il revenge porn nasce come forma di vendetta ma la casistica si sta ampliando anche a quelle forme di odio online dove la persona che diventa il bersaglio prescelto non ha necessariamente un legame con il proprio carnefice.

In Italia, nel settembre del 2016, è stata presentata una proposta di legge per l’introduzione dell’articolo 612-ter del codice penale, concernente il reato di diffusione di immagini e video sessualmente espliciti. Per ora però la proposta non è stata ancora discussa.

“In Italia esiste una certa casistica per questo fenomeno, e in attesa dell’approvazione delle modifiche alla legge ci arrangiamo facendo ricorso ai reati di diffamazione aggravata e atti persecutori, grazie soprattutto alla collaborazione della polizia postale”, illustra Sorgato.

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