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Europa Fanni Canelles
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Europa Fanni Canelles

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02 Mag. 2017

Nel mondo si consumano ogni anno oltre 20 mila terawattora (un milione di milioni di wattora) di energia elettrica, di cui circa 3.200 in Europa. La richiesta di energia è progressivamente crescente e chi ha la possibilità di controllare questo fabbisogno ha anche in mano il potere sui popoli.

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Su vari articoli scientifici del settore si evidenzia come, per ottenere l’energia necessaria a tutto il pianeta, sarebbe sufficiente ricoprire di pannelli solari fotovoltaici o a concentrazione il 2 per cento del deserto del Sahara (un’area pari al Portogallo). Per soddisfare il fabbisogno dell’Europa basterebbe una copertura dello 0,3 per cento. Allora la domanda compare spontanea: come mai continuiamo a comprare gas e petrolio e quindi a finanziare paesi che violano i diritti umani, alimentano conflitti religiosi e producono inquinamento che danneggia gravemente alla nostra salute?

Alcuni paesi stanno cercando di staccarsi da questa schiavitù. Sono esempi di piccoli stati come l’Uruguay, il Costa Rica e il Nicaragua che vedono nella “green energy” un modo di sostentamento energetico più compatibile con i loro piccoli Pil (prodotto interno lordo). Su questo filone si posiziona il Marocco che ha da poco annunciato la realizzazione della più grande centrale solare del mondo. La Ouarzazate Solar Power Station che nel 2020 produrrà 580 MegaWatt, abbastanza da soddisfare il 50 per cento del fabbisogno energetico dell’intero paese.

Le fonti di energia rinnovabili (eolica, solare, idroelettrica, marina, geotermica, biomassa e biocarburanti) costituiscono le alternative ai combustibili fossili (carbone, gas e petrolio) e contribuiscono a ridurre le emissioni di gas a effetto serra. L’Unione europea primeggia nel campo delle tecnologie per le energie rinnovabili. Detiene il 40 per cento dei brevetti mondiali nel settore delle energie rinnovabili e negli ultimi 5 anni quasi la metà (44 per cento) della capacità globale di produzione di energia elettricità da fonti rinnovabili è collocata nell’Ue. Ed ha già firmato un accordo di 345 milioni di euro per la prima fase di realizzazione della centrale solare in Marocco.

Ma quanto sanno i cittadini europei dei progetti dell’Unione europea di sganciarsi dalla schiavitù dei combustibili fossili e quindi dai mercati petroliferi del Medio Oriente e del gas russo? Forse dovremmo approfondire meglio questo aspetto e provare a metterlo in correlazione con gli avvenimenti recenti di geopolitica e conflitti medio-orientali: dalla presidenza Trump, all’ingerenza Russa nella politica occidentale, al terrorismo internazionale e, perché no, anche alla nascita dello Stato islamico (Daesh). Si, perché l’Unione europea non è un piccolo staterello finanziariamente insignificante, è la prima potenza economica mondiale, insieme alla Cina. Una strategia di questo tipo per gli stati in cui l’economia è basta sostanzialmente sul commercio dei combustibili fossili diventa un problema di vita o di morte. Da contrastare in qualsiasi modo.

In Europa il settore delle energie rinnovabili da lavoro a 1,2 milioni di persone. La legislazione Ue sulla promozione delle energie rinnovabili si è evoluta in maniera significativa negli ultimi anni e l’articolo 194 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea impone alla politica dell’Ue di promuovere lo sviluppo di energie nuove e rinnovabili. Sostanzialmente l’Unione europea è l’unico soggetto sovrastatale che ha dichiarato guerra alle multinazionali del gas e del petrolio. 

Il 10 gennaio 2007 la Ue pubblica la delibera dal titolo “Tabella di marcia per le energie rinnovabili — Le energie rinnovabili nel 21O°secolo: costruire un futuro più sostenibile”. Questo testo ha delineato la strategia della Ue a medio termine per le energie verdi. L’obiettivo è di utilizzare fonti di energia rinnovabili per soddisfare il 20 per cento delle esigenze di consumo energetico dell’Ue entro il 2020 e fissa per lo stesso anno al 10 per cento la quota di biocarburanti nel consumo di carburante per i trasporti.

Il 6 giugno 2012 viene pubblicato l’aggiornamento legislativo dal titolo “Energie rinnovabili: un ruolo di primo piano nel mercato energetico europeo”. La Commissione ha individuato i settori in cui occorre intensificare gli sforzi affinché la produzione di energia rinnovabile dell’Ue continui ad aumentare pari ad almeno il 30 per cento entro il 2030. In particolare si delineano le strategie per ridurre i costi delle tecnologie di settore, in modo da maggiorare la competitività con l’energia nucleare e fossile, e per procedere con la progressiva eliminazione dei sussidi alle multinazionali del gas e petrolio.

Diventa quindi chiaro il ruolo dell’Unione europea in questa guerra energetica, dove l’Europa è il paladino verso una migliore sostenibilità ambientale, ridurre le malattie da inquinamento e togliere la principale fonte economica ai paesi arabi, ancora lontani dalle elementari garanzie sui diritti umani. Risulta altrettanto evidente il contrattacco di Russia, Arabia Saudita, Qatar, delle sette sorelle e del loro sostenitore Trump, che ha espresso da subito la volontà di ripristinare le fonti di energia fossile eliminate dall’amministrazione Obama in favore di quelle rinnovabili.

Le ‘Sette Sorelle’ sono le grandi imprese petrolifere che hanno il monopolio mondiale del petrolio. E su di loro dobbiamo ricordare un avvenimento che potremmo mettere in relazione a quello che sta avvenendo in Europa nei giorni nostri. Nel 2012 la sentenza del processo sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, che indagava sulla morte di Enrico Mattei, ha riconosciuto ufficialmente che lo stesso Mattei fu vittima di un attentato.

Enrico Mattei è stato un partigiano, politico e imprenditore italiano. Figlio di un carabiniere, fondò una piccola azienda chimica. Ma soprattutto, come presidente dell’Eni cercò di portare l’Italia all’autonomia energetica e si scontrò con lo strapotere delle multinazionali petrolifere. Il 27 ottobre 1962, mentre tornava a Milano da un viaggio in Sicilia, l’aereo precipitò per l’esplosione di una bomba a bordo.

Sono passati più di 50 anni da quell’attacco terroristico ed oggi in Europa stiamo assistendo a nuovi e più complessi attacchi terroristici, apparentemente inspiegabili o che ci vengono motivati con svariate argomentazioni religiose, migratorie, razziali di geopolitica medio orientale. Ma non solo, è in atto il tentativo di delegittimare l’Unione europea dall’interno interferendo con notizie false pilotate ad arte per manipolare le menti dei cittadini europei a non comprendere il reale obiettivo: distruggere l’Unione europea perché è l’unico elemento di disturbo nello strapotere delle multinazionali dell’energia fossile.

Come già avvenuto nelle elezioni presidenziali americane e nella Brexit del Regno Unito, la strategia è introdursi nei sistemi elettorali per avvantaggiare i sistemi politici contrari alla Green Energy. Il fine ultimo è di arricchire le forze politico-economiche del gas e petrolio che hanno gestito nell’ultimo secolo il dominio del mondo come noi lo conosciamo, fra guerre, interessi, violazione dell’essere umano.

Purtroppo i sovranisti, i populisti e gli “isti” di turno vengono plagiati dalle propagande russe e trumpiste, distratte con emergenze create ad arte. Il tutto in accordo con le sempre forti sorelle del petrolio e con i governi degli stati da cui viene estratta la materia prima. Il popolo rimane disorientato ed impaurito immerso nelle informazioni false dei social network, nelle notizie degli attacchi terroristici arabi ed islamici. Impietrito, risulta sempre meno capace di comprendere che l’unico elemento contro i cosiddetti “poteri forti” e contro la vera establishment mondiale è chi ha realizzato le strategie per garantire la tutela dei diritti umani, dell’ambiente e della salute: l’Unione europea.

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