Me
Perché gli hipster portano la barba
Condividi su:

Perché gli hipster portano la barba

Un professore di biologia evolutiva ha ripercorso la storia di questa scelta estetica e ha fatto un po’ di chiarezza su una delle mode degli ultimi anni

28 Apr. 2017

È ormai da circa una decina d’anni che, prima solo nei grandi centri metropolitani del mondo e poi in maniera sempre più diffusa, tra gli uomini e in particolare tra i giovani è diventato sempre più frequente portare la barba.

— Questa notizia puoi leggerla direttamente sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come

Spesso associata al concetto più ampio di cultura hipster, che prevede molti altri marchi di distinzione, dalle camicie a quadri agli occhiali da vista, questa tendenza a evitare il rasoio è ormai un segno distintivo della moda maschile degli anni Dieci.

Ma perché la barba è così diffusa? Ci sono delle risposte con una base scientifica a questa domanda?

Il professore di Biologia evolutiva Rob Brooks, docente alla University of New South Wales, ha scritto un articolo su Quartz per cercare di fare un po’ di chiarezza.

Secondo Brooks, già Charles Darwin – lui stesso dotato di una foltissima barba – sosteneva che i peli facciali fossero l’equivalente umano della coda dei pavoni o delle corna dei cervi, un modo per gli esemplari maschi di una specie di svettare rispetto agli altri nella lotta per l’accoppiamento.

Quando nel corso del tempo i biologi hanno fatto esperimenti su diverse specie animali, riducendo questo genere di tratti tipici degli esemplari maschi, il loro successo con le femmine diminuiva.

Per quanto riguarda le barbe umane, la loro popolarità è cresciuta e diminuita in diverse occasioni durante la storia, questo perché non è così scontato che per le donne una barba folta risulti automaticamente attraente o migliori il volto dell’uomo che la porta.

In linea di massima, secondo Brooks una barba di circa dieci giorni è della lunghezza considerata più attraente, ma non è un dato che si possa applicare a chiunque. Molto dipende dalla forma del volto.

Un sondaggio svolto dall’università di Sydney su 87 nazioni ha evidenziato che sono proprio gli italiani ad amare più di tutti la barba, con solo il 28 per cento degli intervistati senza.

Al contrario, in Ungheria gli uomini dal volto completamente glabro sono il 68 per cento, risultando la nazione meno amante della barba tra quelle su cui si è svolta l’indagine.

Per quanto riguarda la presenza della barba nel corso della storia, l’attenzione alla cura del proprio volto è aumentata notevolmente con l’espandersi dell’impero romano, quando consoli e poi imperatori divennero sempre più inclini ad evitare le barbe, forse per distinguersi dai loro nemici.

A partire dall’imperatore Adriano le cose però cambiarono, e la maggior parte dei 43 imperatori che gli succedettero per quasi due secoli portarono la barba.

Andando avanti di molti secoli, alcuni studi del Novecento hanno mostrato che, almeno nel Regno Unito, la presenza di barbe e baffi è più frequente nei periodi in cui il numero di uomini in età da matrimonio eccede il numero di donne, aumentando la competitività tra di loro.

Secondo Brooks, questo aspetto di competitività è legato al fatto che le barbe non abbiano tanto lo scopo di impressionare le donne, quanto gli altri uomini, visto che, se il maggiore fascino dovuto alla barba è soggettivo, è invece universalmente riconosciuto che questa renda più mascolini e maturi.

La cosiddetta barba da hipster ha visto la sua diffusione in coincidenza con la crisi finanziaria, e a detta del professore le due cose potrebbero essere collegate, attraverso la maggiore competitività introdotta dal peggioramento dell’economia.

— Non restare fuori dal mondo. Iscriviti qui alla newsletter di TPI e ricevi ogni sera i fatti essenziali della giornata

Il giornalismo richiede risorse e scegliere di mantenere gratuito l’accesso a un giornale indipendente come TPI significa dover contare anche sulla pubblicità: questa è la ragione per cui vedi tanti annunci. Se vuoi contribuire a migliorare il nostro giornale e leggere gli articoli senza pubblicità anche da mobile iscriviti a TPI Plus, basta davvero poco ➝ www.tpi.it/plus