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E-commerce: crescono poco i consumi interni, ma l’export vola

Numeri poco incoraggianti per la diffusione dell'e-commerce nel nostro Paese, ma l’export vola e traina l’intero settore

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Una ricerca del Centro studi Impresa Lavoro basata su dati Eurostat ha dimostrato che nel 2016 soltanto il 29% dei cittadini italiani ha effettuato almeno un acquisto online. Dato che ci mette al terzultimo posto in Europa davanti a Bulgaria (17%) e Romania (12%) ma abbondantemente distanziati da Regno Unito (83%) e Danimarca (82%) che guidano la graduatoria. In forte crescita, invece, il settore dell’export che ha toccato i 7,5 miliardi di Euro ed è cresciuto del 24% nel giro di un anno.

L’Italia sconta ancora la tardiva alfabetizzazione digitale e la diffidenza delle generazioni meno giovani nei confronti degli acquisti online. I consumatori più attivi nell’e-commerce sono quelli di età compresa tra i 16 e i 24 anni (40%) e tra i 25 e i 34 (42%); una percentuale che cala drasticamente con il crescere dell’età e che arriva al 18% per la fascia 55-64 anni e al 7% per quella compresa tra 65 e 74.

Bassi anche numero di acquisti e importo economico degli stessi: negli ultimi 3 mesi la percentuale di persone che ha effettuato almeno 3 transazioni è del 6% e quasi mai con spese pari o superiori ai 500 euro. Tra i beni più acquistati, primo posto per viaggi e vacanze con il 12% del totale, seguiti da capi di abbigliamento (11%), casalinghi (8%), libri e riviste (8%). 

Dati non troppo lusinghieri, quindi, per il nostro Paese che, sostengono gli analisti dello studio, continua a scontare il ritardo e la scarsa funzionalità della rete infrastrutturale (siamo 93esimi al mondo per quanto riguarda la velocità di download) e che si dimostra incapace di sfruttare in maniera costruttiva i fondi europei dedicati allo sviluppo tecnologico. 

Se il mercato interno piange, l’export via e-commerce ride. È quanto emerge da una ricerca dell’Osservatorio Export del Politecnico di Milano che ha sottolineato come il settore dell’esportazione dei prodotti Made in Italy sia cresciuto nel 2016 del 24% rispetto all’anno precedente, arrivando a toccare quota 7,5 miliardi.

Uno sviluppo aiutato in maniera significativa dal numero crescente di piccole e medie imprese che possono oggi investire nell’e-commerce per esportare i propri prodotti. Numerosi servizi avanzati, un tempo accessibili alle sole grandi imprese, sono oggi alla portata delle PMI italiane. Ad esempio, alcune tra le migliori piattaforme e-commerce oggi presenti sul mercato sono gratuite e anche plugin semplici da configurare come WooCommerce stanno raggiungendo un livello crescente di professionalità.

Un nuovo livello di competitività arriva dai corrieri espressi, con servizi più avanzati dedicati alle spedizioni di pacchi all’estero con costi accessibili alla piccola e media impresa italiana. Poste Italiane ha dedicato a questo segmento di mercato il suo servizio Crono Internazionale, con cui anche i piccoli e-commerce possono inviare le proprie merci all’estero a prezzi competitivi, in oltre 200 paesi. Privati e imprese possono inoltre trovare i servizi di spedizione di Poste Italiane su Packlink a prezzi ulteriormente scontati, che includono il ritiro a domicilio o presso la sede aziendale. Un aspetto, quest’ultimo, cruciale per un Paese manifatturiero come il nostro, che basa la sua fortuna sull’esistenza di piccoli centri di produzione e di eccellenza sparsi su tutto il territorio.

Ma anche altri soggetti si stanno impegnando per la crescita del settore: da quelle pubbliche amministrazioni che si occupano sempre più spesso di organizzare iniziative e seminari per la digitalizzazione e l’internazionalizzazione delle PMI fino al mondo accademico, oggi molto più attento a inserire nei propri percorsi di studio corsi di alfabetizzazione commerciale digitale. 

Al momento, sottolinea lo studio dell’Osservatorio Export, i settori più avanzati nella vendita e distribuzione online sono l’abbigliamento, che copre più della metà dell’intero export digitale italiano, l’alimentare al 17% e il design al 12%. Vendite che possono essere gestite da operatori italiani o da mediatori esteri: nel primo caso il volume di transazioni ha toccato la quota di due miliardi di Euro mentre nel secondo è arrivato a ben 5,5 miliardi. 

Quattro i canali di vendita principali dei prodotti del made in Italy: i classici retailer online come Yoox e Zalando, i marketplace più conosciuti come Amazon e Ebay, siti gestiti da privati e le stesse aziende che immettono direttamente sul mercato le proprie produzioni. 

Quattro canali, per un mercato che si concentra nell’esportazione dei propri prodotti principalmente sulla stessa Europa e sugli Stati Uniti, ma che sta iniziando a spostare il proprio confine di attrattività sempre più a est. Ed è proprio in Cina e dagli stessi Paesi nordamericani che potrebbero arrivare le opportunità maggiori, vista l’estesa “digitalizzazione” delle popolazioni. Basti pensare che la Cina, dove ha sede il gigante mondiale del commercio online, conta il primato incontrastato di persone connesse in rete e che il suo e-commerce è cresciuto del 23,6% nell’ultimo anno, arrivando a rappresentare il 45% del mercato digitale globale e superando i 2500 miliardi di euro. 

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