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A quale Europa credono i francesi?

I risultati delle elezioni francesi, insieme a quelli delle elezioni tedesche, sono la cartina di tornasole per orientare la costruzione (o la disintegrazione) europea

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Il primo atto della campagna presidenziale francese si è chiuso con un testa a testa tra Emmanuel Macron, giovane candidato del movimento politico trasversale En marche!, e Marine Le Pen, battagliera candidata del partito populista di estrema destra Front national (24per cento contro 21,3 per cento).

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La corsa all’Eliseo, che ha confermato le previsioni dei sondaggi, ci restituisce una Francia profondamente divisa tra due visioni antitetiche della società e del mondo: quella globalista, europeista e social-liberale di Macron contro quella nazionalista, sovranista, ed euro-scettica di Le Pen. 

I sondaggi danno Macron in netto vantaggio rispetto alla sua sfidante (62 per cento contro 38 per cento), anche grazie alla convergenza sul candidato moderato delle indicazioni di voto arrivate ieri sera dai leader dei due partiti mainstream, il conservatore François Fillon (arrivato al 20 per cento) e il socialista Benoît Hamon (arrestatosi al 6.4 per cento), che si sono compattati in funzione anti-lepenista.

Jean-Luc Mélenchon, esponente di estrema sinistra del movimento La France Insoumise, ha invece dichiarato, con un gesto irrituale, di non aver ricevuto mandato dai suoi elettori per pronunciarsi sul secondo turno e ha di fatto lasciato libertà di scelta ai suoi. 

Senz’altro maggiore è l’incertezza sul risultato delle elezioni politiche dell’11 e del 18 giugno prossimi, che porteranno alle urne i francesi per decidere la composizione dell’Assemblea nazionale e dunque della maggioranza parlamentare che sosterrà il nuovo governo.

La combinazione tra il sistema elettorale (maggioritario a doppio turno in collegi uninominali) e l’attuale situazione di frammentazione del panorama politico francese apre la strada a scenari di grande complessità del voto a livello locale e alla possibile coabitazione tra il nuovo presidente della Repubblica con una maggioranza parlamentare di segno politico diverso. 

Ovviamente tutti gli osservatori internazionali, e in primo luogo quelli europei, seguono con il fiato sospeso le vicende francesi. Si decide il destino di una delle nazioni di punta del mondo occidentale, ma anche di uno degli assi portanti del motore dell’integrazione europea. Sui temi europei i candidati hanno giocato la loro partita elettorale con proposte e toni molto diversi. Da una parte, è interessante notare che la maggioranza degli 11 candidati alla presidenza si possono annoverare tra gli euroscettici, se non addirittura eurofobici, e che l’unico candidato europeista tra i quattro di testa al primo turno è proprio il favorito Emmanuel Macron.  

Marine Le Pen è quella che ha assunto la posizione più estrema sull’Unione europea, rivedicando il protezionismo economico, la chiusura delle frontiere e la preferenza nazionale come mezzi per affrancarsi dalle sue regole fondamentali. Inoltre, propone di indire un referendum nel quale i francesi possano esprimersi sulla Frexit, ovvero sull’uscita della Francia dall’euro e dall’Unione. Ha stretto alleanze in Europa con l’UK Independent Party di Nigel Farage, la Lega Nord di Matteo Salvini e altri partiti estremisti ed euroscettici, e non ha nascosto le sue simpatie per Vladimir Putin, proponendo la cessazione delle sanzioni europee contro la Russia. 

Macron invece ha fatto dell’appartenenza al progetto europeo un baluardo della sua campagna presidenziale, proponendo una visione positiva dell’Unione che non ha eguali nel panorama politico contemporaneo e un programma centrato sullo sviluppo dell’Europa in senso democratico e identitario, nei settori della sicurezza, della crescita economica, del commercio internazionale, dello sviluppo sostenibile, dell’innovazione.

Ha cercato alleanze soprattutto con la Germania di Angela Merkel ma potrebbe essere un ottimo alleato anche di Martin Schulz, in funzione di rilancio dell’Unione in un periodo di profonda crisi e alle prese con la difficile partita delle negoziazioni per la Brexit.

I risultati delle elezioni francesi, combinati con quelli delle elezioni tedesche – e forse di quelle italiane – del prossimo autunno saranno dunque la cartina di tornasole per orientare la costruzione (o la disintegrazione) europea e il nostro stesso futuro. La posta in gioco è davvero molto alta.

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Articolo a cura di Nicoletta Pirozzi, ricercatrice IAI (Istituto Affari Internazionali).