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Tutto quello che c’è da sapere sulle elezioni presidenziali in Francia
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Tutto quello che c’è da sapere sulle elezioni presidenziali in Francia

Dai candidati favoriti alla vittoria al sistema elettorale, passando per la minaccia populista e antieuropeista: tutti i punti chiave della corsa all'Eliseo

22 Apr. 2017

Domenica 23 aprile i cittadini francesi sono chiamati alle urne per eleggere un nuovo presidente. La sfida vede in campo 11 candidati, i due più votati passeranno al ballottaggio previsto per il 7 maggio. 

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Come il suo predecessore Nicolas Sarkozy, l’attuale presidente Francois Hollande ha ricoperto l’incarico solo per un mandato. Hollande ha deciso di non ricandidarsi, anche se ogni presidente può ricoprire il ruolo per due mandati di cinque anni ciascuno. 

Per evitare il secondo turno sarebbe necessario che un candidato raccolga il 50 per cento dei voti nelle elezioni del 23, ipotesi da escludere visto il grande equilibrio rivelato dai sondaggi.

Il risultato finale sarà annunciato alle ore 20 del 23 aprile. Secondo gli ultimi sondaggi diffusi, circa il 65 per cento dell’elettorato ha deciso di andare alle urne per il primo turno, ma quasi il 50 per cento dei 47 milioni di aventi diritto al voto sembra essere ancora incerto sulla scelta elettorale.

Si annuncia la possibilità di un’astensionismo record, con quasi il 30 per cento dei francesi che deciderà di non votare.

Cosa succederà

Prevedere cosa potrebbe accadere al primo turno è complicato: cinque degli 11 candidati sono dati dai sondaggi oltre il 10 per cento e il distacco tra alcuni di loro è basso.

Secondo i sondaggi, nessuno dei partiti tradizionali e moderati di centrodestra e centrosinistra – che hanno sempre governato il paese dal 1950 a oggi – riuscirà ad arrivare al ballottaggio. 

Al momento, l’accesso al secondo turno dovrebbe essere riservato alla candidata anti-Ue Marine Le Pen e all’indipendente Emmanuel Macron. Sempre secondo gli ultimi sondaggi, in un eventuale ballottaggio tra i due il favorito sarebbe proprio il 39enne rappresentante del movimento En Marche!.

Il sistema elettorale

Basato su due turni, è una garanzia contro l’ascesa dell’estremismo. Prima voti con il cuore e poi con la testa, dicono i francesi. Lo stesso sistema viene utilizzato per le elezioni parlamentari, locali e regionali ed è stato introdotto nel 1962 da Charles de Gaulle.

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Populismo e Ue

Le elezioni francesi arrivano in un periodo di rivoluzione all’interno e fuori dall’Unione europea. Il voto che ha sancito la Brexit e l’elezione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump negli ultimi dodici mesi imprimono un significato ancora più forte alle presidenziali. Una vittoria di partiti populisti e antieuropeisti, su tutti il Front National di Marine Le Pen, potrebbe lanciare un messaggio preoccupante per tutta l’Europa. Anche in vista delle elezioni britanniche e tedesche che si terranno nel 2017. 

Macron sembra essere il candidato più apprezzato al di fuori della Francia per le sue visioni europeiste e perché visto come possibile argine contro il populismo di Le Pen. 

Sul versante opposto rispetto al Front National, ma su posizioni comunque radicali, c’è il candidato comunista Jean-Luc Melenchon che spinge per un riavvicinamento al governo russo.

Melenchon condivide con Le Pen una visione euroscettica e propone un referendum per decidere se restare all’interno dell’Ue.

Fillon e Hamon, i candidati repubblicano e socialista, presentano programmi più moderati, ma secondo gli ultimi sondaggi sono indietro rispetto agli altre tre concorrenti.

Gli altri sei candidati comprendono un insegnante di economia di sinistra e un nazionalista antiamericano secondo cui l’Ue è parte di un complotto voluto dalla Cia che avrebbe, in passato, chiesto di creare un “corridoio termonucleare” tra la Terra e Marte. Nessuno di loro sembra poter raggiungere il 5 per cento dei voti.

I candidati

Emmanuel Macron

• Età: 39 anni
• Schieramento politico: centrista, candidato indipendente

Il candidato indipendente del movimento En Marche!, 39 anni, è stato impiegato statale e poi banchiere prima di diventare consigliere e ministro dell’Economia col governo di Hollande. Non è mai stato incaricato di ricoprire qualche incarico elettivo e ha dichiarato di voler rompere con la “noncuranza e la vacuità” dei politici francesi. Ottimista di natura, rivendica di non essere né di sinistra né di destra, ma si definisce “pragmatico e giusto”. Economicamente di visione liberale ma progressista sulle questioni sociali.

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Marine Le Pen

• Età: 48 anni
• Schieramento politico: destra, nazionalista

Leader del Front National, 48 anni, è la terza figlia del fondatore del partito, Jean-Marie Le Pen. Ha combattuto per “disintossicare” il partito, sin dal 2011, dalle sue ali più estremiste. Avvocata, coinvolta in uno scandalo riguardante presunti incarichi falsi al Parlamento europeo, si schiera contro l’immigrazione, annuncia di combattere duramente il crimine e di voler sradicare l’islamismo dalla società francese, proponendo l’uscita della Francia dall’Ue in modo da poterla “salvare” dalla globalizzazione.

Uno dei suoi slogan è “France first”, motto che ricalca quello del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ma riferito alle politiche sociali riguardanti la salute, la questione abitativa, l’educazione e l’occupazione su cui dare la precedenza ai cittadini francesi. Sostiene quello che definisce un “nazionalismo economico” per favorire il commercio francese.

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Francois Fillon

• Età: 63 anni
• Schieramento politico: repubblicano, conservatore

Rappresentante del partito conservatore francese, 63enne, è stato primo ministro per cinque anni durante la presidenza Sarkozy. Legato alla destra cattolica, sostiene i valori della famiglia tradizionale. Economicamente a favore di una visione radicale che si ispira al thatcherismo con misure come il taglio delle tasse e delle spese pubbliche, oltre all’innalzamento dell’età pensionabile.

Negli ultimi mesi è stato coinvolto nel cosiddetto Penelopegate, un’inchiesta giudiziaria in cui è accusato di aver incaricato la moglie Penelope di ricoprire il ruolo di assistente parlamentare senza che svolgesse effettivamente l’incarico.

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Jean-Luc Melenchon

• Età: 65 anni
• Schieramento politico: sinistra radicale

Appartiene alla sinistra radicale, 65enne e ministro tra il 2000 e il 2002. Le sue politiche prevedono l’accorciamento della settimana lavorativa, un abbassamento dell’età pensionabile, oltre all’innalzamento del salario minimo. Propone di abbandonare l’energia nucleare e abolire il regime presidenziale della quinta Repubblica.

In politica estera è a favore dell’uscita dalla Nato, sviluppando legami più forti con la Russia. Vuole rinegoziare i termini della permanenza della Francia nell’Unione europea.

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Benoit Hamon

• Età: 49 anni
• Schieramento politico: socialista

Dopo aver vinto le primarie socialiste, l’ex ministro dell’Educazione, 49enne, ha progressivamente perso consensi, soprattutto in favore del candidato comunista. Vuole introdurre un reddito basilare universale, punto cardine su cui ha incentrato gran parte della campagna elettorale.

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I problemi da affrontare

Chiunque vinca si troverà di fronte una seria di questioni da valutare immediatamente. Tra queste, la più incombente sembra quella riguardante l’economia stagnante, oltre alla diffusa minaccia terroristica che negli ultimi giorni ha coinvolto anche gli stessi candidati alle presidenziali, secondo quanto affermato dal ministro dell’Interno.

I problemi principali riguardano la disoccupazione giovanile, la minaccia del sedicente Stato Islamico, le tensioni con alcune minoranze etniche della popolazione e con i musulmani di Francia. 

Cosa succederà dopo il voto

Senza una forte maggioranza in parlamento, i poteri del presidente francesi sono limitati. A un mese di distanza dal ballottaggio si terranno le elezioni legislative, sempre in due round, l’11 e il il 18 giugno. 

Macron, candidato per un movimento appena nato, in caso di vittoria avrebbe bisogno di costruire un nuovo tipo di maggioranza. Il successo di En Marche! alle elezioni non sarebbe così scontato. 

Il Front National ha attualmente solo due parlamentari e difficilmente si può pensare che ottenga i 289 seggi di cui avrebbe bisogno Le Pen per avere una maggioranza in parlamento. Se dovesse vincere, potrebbe essere per lei molto difficile governare il paese. Problema che potrebbe presentarsi anche per il candidato comunista Melenchon.

I loro programmi radicali difficilmente potrebbero trovare l’appoggio di altre parti politiche. E, in alcuni casi, le loro proposte necessitano di un’ampia convergenza, come per le questioni riguardanti l’Ue che fanno parte dell’attuale costituzione. Per una modifica costituzionale sono richiesti i voti di entrambe le camere e anche un eventuale referendum. 

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