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In Africa è in corso la più grave crisi alimentare dal secondo dopoguerra

Più di 1,5 milioni di bambini in Africa centrorientale sono a rischio imminente di morte per denutrizione, malnutrizione e malattie correlate

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Nel 2017 ricorre il 50esimo anniversario dell’inizio della carestia del Biafra, una emergenza che è diventata l’emblema della fame. La storia purtroppo si ripete e vaste zone dell’Africa centrorientale sono colpite da una crisi alimentare gravissima. Si tratta di tre zone – Sud Sudan, bacino del Lago Chad e Corno d’Africa – in cui 30 milioni di persone non hanno cibo e acqua sufficienti per sopravvivere.

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In Sud Sudan sin dalla ripresa della guerra nel 2013 il paese è in stato di crisi. La siccità ha aggravato ulteriormente gli effetti del conflitto e in una parte del paese è stato dichiarato ufficialmente lo stato di carestia. Solo qui quasi 275mila bambini rischiano di morire di fame. Un altro milione di persone è classificato sull’orlo della fame.

Nella regione del Lago Chad, che comprende parte della Nigeria, Niger, Camerun e Chad, gli attacchi di Boko Haram hanno causato movimenti forzati di 2,3 milioni di persone e 10,7 milioni di persone sono in necessità critica di cibo, acqua e assistenza. 

Nell’area del Corno d’Africa la siccità ha provocato la morte dell’80 per cento del bestiame, fonte di sostentamento primaria delle popolazioni locali. Le ultime due stagioni delle piogge, a causa del passaggio di El Niño, sono state quasi inesistenti e la terra ha smesso di dare frutti. Intere comunità non hanno di che sfamarsi. Per trovare acqua e aiuti ci si sposta a piedi per chilometri, a volte in maniera permanente.

La Somalia è già stata colpita nel 2011 da una carestia che ha provocato 260mila morti. Quella di oggi potrebbe essere ancora peggiore se la comunità internazionale non si impegna immediatamente per contrastarne gli effetti. Oltre sei milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria urgente e i casi di colera si moltiplicano: nel 2017 sono già oltre 18mila.

In Kenya il 10 febbraio il governo ha dichiarato una emergenza nazionale siccità, che colpisce 23 delle 47 contee del paese. Anche in Etiopia, tra i paesi più colpiti dagli effetti di El Niño, le zone meridionali e orientali del paese sono interessate da una grave siccità. Cinque milioni e mezzo di persone hanno bisogno di assistenza alimentare nei prossimi tre mesi.

Per questo motivo la rete Agire, a cui appartengono le ong ActionAid, Amref, Cesvi, COOPI, Oxfam, e VIS, ha lanciato la campagna “Non senza di te”, per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla gravità della crisi, ancora ignorata in Italia, e sostenere gli interventi umanitari delle ong del network nei paesi più colpiti.

“Senza cibo, senza acqua, senza forza, ma non senza di te”, recita la campagna, che pone al centro le persone, sia quelle colpite dalla crisi, che sono prive di tutto ciò che è indispensabile per vivere, sia quelle che hanno il potere di fare qualcosa, senza le quali le azioni di aiuto delle organizzazioni umanitarie sono impossibili.

“Si tratta dei paesi africani da cui provengono buona parte dei profughi che arrivano in Europa. Si dice spesso ‘aiutiamoli a casa loro’. Questo è il momento di farlo, urgentemente” dice Alessandra Fantuzi, coordinatrice di Agire. “Possiamo influire sulla vita o sulla morte di centinaia di migliaia di persone. Abbiamo una responsabilità storica oggi, non possiamo aspettare che la tragedia si consumi e poi gridare Mai Più, quando sarà troppo tardi”.

“È una crisi di cui in Italia si parla poco, ma se provate a informarvi sui media internazionali o seguite i nostri racconti dal campo, vi renderete conto della sua gravità. Tutta la società civile europea si sta mobilitando, ora tocca a noi”, prosegue Fantuzi.

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