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Le dichiarazioni dei candidati presidenziali all’indomani dell’attentato di Parigi

Per Marine Le Pen l'obiettivo dei terroristi non è quello di influenzare il risultato elettorale, per Macron gli assalitori cercano di creare il panico

Immagine di copertina

Le dichiarazioni di Marine le Pen aprono l’ultima giornata di campagna elettorale in vista del primo turno delle elezioni presidenziali, previsto per domenica 23 aprile. Sono da poco passate le 8, è in corso la riunione d’emergenza cui sono presenti il presidente François Hollande, il primo ministro Bernard Cazeneuve, i ministri dell’Interno, della Giustizia, della Difesa e degli Esteri. 

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Ai microfoni di Radio France International, la leader del Front National (FN) esclude che l’obiettivo dei terroristi sia quello di influenzare il risultato elettorale. “Ormai nella memoria dei nostri compatrioti cittadini francesi ci sono troppi episodi come questo”. Marine le Pen cita le operazioni di polizia effettuate nei giorni scorsi a Marsiglia, gli attentati di Stoccolma, di Londra, del Louvre. Poi torna sugli Champs-Élysées: “la verità è un’altra, siamo in guerra. Il fondamentalismo Islamico ci ha dichiarato guerra e oggi le risposte sono insufficienti”.

Alla domanda se teme un altro attentato durante queste elezioni, Marine le Pen risponde affermativamente. Un “oui” secco, seguito da alcuni secondi di silenzio. “Ma su questo argomento non voglio aggiungere altro rispetto a quello che ho detto”. “Lo stato islamico ha inviato almeno un attentatore in Francia e bisogna che tutti i francesi lo sappiano e che si adeguino a questa situazione”. 

Oggi parla di “piano di battaglia” e assicura che nel caso di una vittoria del Front National non ci saranno problemi di razzismo verso i francesi di adozione, che, assicura, “hanno la stessa importanza dei francesi figli della Francia”. “Tutti devono e possono combattere al mio fianco, per la Francia che amano e che deve essere difesa e unita nella lotta alla radice del male”.

Marine le Pen riprende il contenuti dell’intervento con cui ieri ha chiuso il dibattito “15 minutes pour convaincre”, andato in onda su France 2 e durante il quale gli 11 candidati al primo turno delle elezioni presidenziali si sono confrontati per l’ultima volta davanti alle stesse telecamere.

Ieri sera 4,7 milioni di francesi hanno seguito la trasmissione e appreso così dell’attacco terroristico. Secondo il sorteggio, a lei sarebbe toccata l’ultima parola prima della chiusura della dibattito. Invece, discorsi sono stati più volte interrotti dagli aggiornamenti su quanto avveniva nei pressi degli Champs-Élysées e in quell’atmosfera divenuta surreale la leader del FN si è limitata a parlare del bisogno di andare oltre la “compassione” per le famiglie dell’agente che ha perso la vita ieri sera: impegnarsi a fare quello che non è stato fatto finora, cioè fornire un “sostegno morale e materiale alle forze di polizia, così che possano difendersi”. 

Parole più pacate rispetto a quelle pronunciate durante il faccia a faccia con i giornalisti andato in onda intorno alle 20.30 circa, quando niente faceva presagire questa svolta nel dibattito: “non esiste il rischio zero, ma trovo scandaloso il rischio al 100 per cento in cui vivono i francesi”. “Con me non ci sarebbe stato alcun Bataclan”.

Durante le prime battute del faccia a faccia con i giornalisti, Marine le Pen parlava di un vero e proprio “piano d’attacco”: 150mila posti di lavoro in più tra le file delle forze di polizia e di frontiera, patriottismo economico e chiusura delle frontiere ed “espulsione di tutti gli stranieri con una condanna” non importa se civile o penale. Oggi leader del FN è sicura di passare il primo turno: “ho già pronta la strategia in viste del secondo turno, dove affronterò i problemi della globalizzazione”, ovvero il tema con il quale avrebbe dovuto chiudere il suo discorso di ieri sera. 

Quasi in contemporanea Emmanuel Macron parla dai microfoni di RTl. Il favorito dello schieramento di centro-sinistra è costretto dagli avvenimenti ad abbandonare per un momento il suo tema prediletto, ovvero l’importanza dell’istruzione per il futuro della Francia (punto sul quale aveva concluso il suo intervento di ieri sera) e affrontare il tema della sicurezza. L’obiettivo è quello di differenziarsi il più possibile dalla posizione della leader del Font National.

“I nostri assalitori cercano di creare il panico” dichiara il leader di “En Marche!”. “C’è un piano ben preciso, cioè quello di rovinare il processo democratico dell’elezione presidenziale”. Per far fronte a ciò “abbiamo bisogno di un lavoro più profondo a livello europeo” , “di una vera cooperazione”. Macron etichetta come “ridicolo” e controproducente il progetto di Marine le Pen. Il suo è un discorso diametralmente opposto a quello della sfidante del Front National. Anche nei minuti successivi alla diretta radio, Macron fa sapere da suo account twitter che “i terroristi tentano di influenzare le elezioni”. “Vogliono la contemplazione del disastro, giocano sulle paure”.

“Non cederò su niente” continua Macron, che però alla fine si unisce a Marine le Pen e a Francçois Fillon nella decisione di annullare tutti gli incontri pubblici di oggi. 

Per quanto riguarda gli aggiornamenti sui programmi dei quattro candidati più accreditati, l’unico che manca all’appello è Jean-Luc Mélenchon. Il leader del movimento “France Insoumise” parlerà oggi alle 15 dai microfoni del suo quartier generale, situato a Parigi, nei pressi della Gare du Nord. I suoi sostenitori, fino a ieri, davano per certa la sua presenza all’ultimo “apéros insoumis” in agenda al movimento, previsto per questa sera nel XX arrondissement parigino, a cui avrebbe dovuto partecipare anche Pablo Iglesias, leader del partito spagnolo Podemos. 

Ieri Mélenchon, il primo a parlare nell’ultimo round del dibattito, aveva giurato che “la violenza non avrà l’ultima parola sui repubblicani”. “Il nostro cammino è indicato dal motto repubblicano: libertà, uguaglianza, fraternità”. Mancano poche ore al silenzio elettorale, e Mélenchon, dato in rimonta su Fillon negli ultimi sondaggi, sembra voler mantener la parola e giocarsi bene le sue carte.

I sondaggi pullulano e i quattro pretendenti continuano a combattersi il primo turno nel “non luogo” dei margini d’errore delle rilevazioni statistiche. Però, come si legge nell’ironico editoriale del settimanale satirico Canard Echainé di questa settimana, una sola cosa è certa: il cognome di uno dei due finalisti finirà per “on” Macron, Fillon o Mélenchon. A questo punto, l’elettore che cerca il voto utile è già a metà strada.

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