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Le cuffie Bose sono accusate di spiare gli utenti

Un cittadino dell'Illinois, negli Stati Uniti, ha accusato la nota azienda americana di aver fornito informazioni private a terze parti

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Un uomo dell’Illinois, negli Stati Uniti, ha depositato una causa legale collettiva contro Bose, l’azienda statunitense specializzata in sistemi audio, affermando che le sue cuffie hanno inviato alcune informazioni personali a terze parti, più precisamente a un data miner conosciuto come Segment.io.

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Le cuffie Bose QuietComfort 35, congiuntamente alla corrispondente applicazione Bose Connect, avrebbero raccolto le canzoni e altre tracce che l’utente stava ascoltando, per poi combinare queste informazioni a un numero di identificazione a lui collegato.

La causa penale sostiene che altri tipi di cuffie Bose stiano trasmettendo gli stessi dati, e questo costituirebbe un reato. Il problema principale è che in questo modo si potrebbero categorizzare i clienti. 

La legge statunitense definisce intercettatore colui che intercetta intenzionalmente, tenta di intercettare o fa in modo che qualcuno intercetti o tenti di intercettare qualunque comunicazione orale, scritta ed elettronica.

“Per raccogliere informazioni sui media dei clienti, l’imputato ha progettato e programmato Bose Connect per intercettare continuamente e contemporaneamente il contenuto delle comunicazioni elettroniche che i clienti inviano ai loro prodotti wireless Bose dai loro smartphone, come le istruzioni operative relative al salto e al riavvolgimento delle tracce audio e ai titoli corrispondenti“, sostiene la causa. “In altre parole, quando un utente ha interagito con Bose Connect per cambiare la propria traccia audio, il responsabile ha intercettato il contenuto di tali comunicazioni elettroniche”.

Joanne Berthiaume, la responsabile di Bose Global Public Relations, ha dichiarato in una e-mail che l’azienda ha intenzione di “combattere le accuse infamatorie e fuorvianti”.

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